Quando la siccità brucia i colossi


La Pacific Gas and Electric Company (Pg&E), la più grande società elettrica della California, è andata in bancarotta a causa dei rapidi cambiamenti climatici. La prolungata e infinita siccità (una delle peggiori da secoli, o forse anche da oltre un millennio, vedi qui e vedi anche il mio post dedicato) ha decimato le foreste aumentando esponenzialmente il rischio di incendi. Eppure tra le numerose aziende di servizi californiani la Pg&E era quella che aveva fatto di più per incentivare le risorse alternative, ad esempio vendeva già contratti a energia rinnovabile per un valore totale di 34,5 miliardi di dollari.


Purtroppo tutte queste misure non sono bastate ad arginare l’impatto massiccio dei cambiamenti climatici in California. Negli ultimi 15 anni i fenomeni meteorologici tipici si sono seriamente alterati, venti caldi e secchi provenienti da Santa Ana, a sud di Los Angeles, che attraversano la California meridionale in autunno alimentando gli incendi. L’area a rischio ormai arriva fino all’Oregon. Pg&E ha cercato di ridurre questi rischi tagliando milioni di alberi lungo le linee elettriche, tuttavia le attrezzature della compagnia hanno continuato a causare incendi: circa 1550 tra la metà del 2014 e il 2017, o più di uno al giorno, secondo i dati federali.



In passato condizioni climatiche eccezionali, come gli uragani, hanno messo in ginocchio altre società di servizi. Nel 2005, l’unità di New Orleans della Entergy Inc. è andata in bancarotta a causa di una crisi di liquidità causata dalle inondazioni provocate dall’uragano Katrina. Ma nel caso della Pg&E si tratta di un fenomeno consolidato nel tempo e non a carattere eccezionale.



Tra i responsabili politici, il pubblico in generale e le multinazionali si è radicata la convinzione che i cambiamenti climatici avverranno lentamente, ma non è così. Il fallimento della Pg&E conferma che siamo di fronte ad una serie di eventi estremamente imprevedibile, le aziende dovrebbero essere molto preparate a gestirli. La prima vittima societaria dei cambiamenti climatici è colata a picco in pochi mesi. Ad ottobre il valore di mercato era 25 miliardi di dollari, a metà gennaio è stata rimossa dall’indice Standard and Poor perché era sceso sotto i 4 miliardi, il più basso dal 1972. Con 30 miliardi di dollari in passività e 750 azioni legali relative ad incendi potenzialmente causati dalle sue linee elettriche la Pga& ha dovuto appellarsi alla legge americana per la bancarotta, il celeberrimo Chapter 11. Che il suo triste destino faccia riflettere l’America di Trump; nessuno, neppure il capitalismo americano, è immune dai cambiamenti climatici.

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