Molto rimane come prima

Se durassimo in eterno

Tutto cambierebbe 

Dato che siamo mortali

Molto rimane come prima
Bertold Brecht


In coda al suo importante e voluminoso testo del 2015  intitolato Selbstverbrennung ("autocombustione", ma la traduzione in italiano del volume, fino ad oggi, non è ancora stata fatta), Hans Joachim Schellnhuber - fisico teorico tedesco, direttore e fondatore del PIK di Potsdam nonché uno dei massimi esperti di cambiamenti climatici -  delinea i quattro scenari possibili riguardo al successo nella mitigazione e risoluzione del problema climatico e li definisce la farsa, la vergogna, il trionfo e la tragedia.
Incrocia due variabili indipendenti: da un lato la "verità" scientifica e dall'altro le decisioni risolutive, in termini di decarbonizzazione massiccia del sistema economico, di chi è in prima linea a poterle intraprendere, ovvero i decision makers (il sistema politico, per es.). Lo scienziato sottopone al calcolo delle probabilità ciascuno dei quattro scenari proposti. Ai fini del tema del post in esame, non è così rilevante, al momento, che ci si occupi della quantificazione precisa di queste probabilità, come fa invece il climatologo tedesco nel suo libro. Per cui lascerei inevasa la domanda circa l'attendibilità di tali quantificazioni. Tuttavia, ritengo doveroso segnalare come lo scienziato associ la probabilità nettamente più alta all'ultimo scenario; e quella nettamente più bassa al secondo.

• Nel primo scenario, le previsioni dei climatologi si rivelano completamente errate, la scienza ha preso un abbaglio e i politici non vi prestano ascolto e rinunciano a qualsiasi contromisura. Sostanzialmente, non cambierebbe nulla rispetto ad oggi, nessun guadagno e nessuna perdita. Solo una farsa, per l'appunto.
• Nel secondo i politici danno ascolto ai falsi allarmi della climatologia e devolvono cifre astronomiche per contrastare un problema che non esiste. Apparentemente* un costo enorme e nessun guadagno. Una vera e propria vergogna, appunto.
• Nel terzo scenario i climatologi vedono correttamente, le previsioni scientifiche sono corrette, il sistema politico li segue e nel giro di qualche decennio l'obiettivo "emissioni zero" è raggiunto. Una vittoria per tutti e su tutta la linea, un trionfo per l'appunto.
• Nell'ultimo scenario la scienza climatica non sbaglia, ma per diverse ragioni le sue raccomandazioni non danno luogo all'uscita dal sistema energetico basato sul fossile. Una vera e propria sconfitta per tutti, per l'appunto una tragedia.



Riassumendo: uno scenario di soli, enormi e trionfanti guadagni (il terzo), uno di sole, enormi e tragiche perdite economiche, sociali, umane...(l'ultimo), uno di irrilevanza nel bilancio dato dal rapporto fra guadagni e perdite (il primo) ed un altro che, come il secondo, conteggerebbe sole perdite economiche seppur meno rilevanti e catastrofiche (il terzo). In apparenza, come già segnalato*, aggiungo io.
Perché lavorare incisivamente per la mitigazione climatica offre anche un altro vantaggio, oltre a quello relativo al clima. Affrancarsi dalla dipendenza fossile (carbone in primis, ma anche petrolio) offre un ulteriore guadagno in termini di salute pubblica, perché migliora la qualità dell'aria riducendo lo smog.


Se si tiene conto della salute, la mitigazione dei cambiamenti climatici, infatti, è un'opportunità, non un costo: i benefici sono il doppio dei costi per raggiungere gli obiettivi dell’Accordo di Parigi.
È questa la sintesi del rapporto COP-24 Special Report: health and climate change  dell’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) presentato alla 24esima Conferenza delle parti dell’United Nations framework convention on climate change (COP24 Unfccc) in corso a Katowice in Polonia. Che afferma inoltre:
raggiungere gli obiettivi dell’Accordo di Parigi potrebbe salvare circa un milione di vite all’anno in tutto il mondo entro il 2050 solo attraverso la riduzione dell’inquinamento atmosferico da solo.
All’OMS ricordano che
le ultime stime dei principali esperti indicano inoltre che il valore degli incrementi della salute derivanti dall’azione climatica sarebbe circa il doppio del costo delle politiche di mitigazione a livello globale e in Paesi come la Cina e l’India il rapporto costi/benefici è ancora più elevato.
Secondo i dati OMS
l’esposizione all’inquinamento atmosferico ogni anno causa 7 milioni di morti in tutto il mondo e a livello globale costa circa 5,1 trilioni di dollari in perdite di benessere. 
Si stima che nei 15 Paesi che emettono la maggior parte delle emissioni di gas serra, gli impatti dell’inquinamento atmosferico sulla salute costino più del 4% del loro Pil. Le azioni necessarie a raggiungere gli obiettivi di Parigi costerebbero circa l’1% del Pil globale.


Questo aspetto collaterale tutt'altro che irrilevante, forse, potrebbe essere usato per tentare di arginare una delle più grandi difficoltà quando si tratta di agire coralmente per ridurre le emissioni di gas serra. È questa la grande discussione, perché abbiamo una risorsa comune - l'atmosfera – dalla quale tutti traggono profitto e che dobbiamo gestire a livello mondiale. È il famoso problema del cosiddetto "passeggero clandestino", vale a dire di qualcuno che comunque approfitta di taluni benefici senza contribuire al raggiungimento di determinati obiettivi che porterebbero a quegli stessi benefici. Una forma di collisione di interessi.
Dal punto di vista della teoria dei giochi, la strategia ottimale per ogni nazione è fare in modo che siano gli altri a ridurre le emissioni… Se qualcuno, spendendo o perdendo un sacco di soldi, adottasse delle misure serie per non immettere carbonio nell’atmosfera, tutti ne ricaverebbero benefici, però i costi li pagherebbe soltanto lui. Perciò, alla fine tutti aspettano che siano gli altri a fare la prima mossa e il risultato è qualcosa che assomiglia ancora troppo al business as usual e la testarda prolungazione dell'"esperimento geofisico globale" (cit. Roger Revelle, 1957) che l'umanità ha deciso, suo malgrado, di intraprendere.
Sapere che ridurre le emissioni offre tangibili riscontri positivi anche su scala locale e regionale in termini di qualità dell'aria, forse, potrebbe dare una spinta in più.

Sentiamo, per chiudere, l'opinione di Massimo FilippiniJoint professorship in public economics and energy economics all'ETH -  sulla tassa sui carburanti:
L'economia di mercato, per poter funzionare bene, deve poter contare sull'applicazione del principio "chi inquina paga". Oggi l'utilizzo di combustibili fossili provoca dei costi ambientali e sanitari - in Svizzera sono quasi 1000 franchi a persona all'anno, quasi 3 franchi al giorno - quindi questi costi li paghiamo già, non è che oggi non ci siano dei costi ambientali. Questi costi vengono sopportati maggiormente dalle economie domestiche che appartengono ai ceti medi e medio-bassi perché magari vivono in zone maggiormente esposte agli effetti nefasti dello smog (per es. lungo strade molto trafficate) e hanno meno possibilità di trovare delle soluzioni che permetterebbero loro di evitare di subire questo inquinamento. Da un punto di vista dell'economia di mercato, sarebbe dunque importante introdurre una riforma fiscale ecologica e quindi estendere la tassa sui carburanti ai trasporti, una tassa che magari potrebbe anche essere di 20 cts. Tuttavia non si tratterebbe di una tassa indiretta (accisa), perché verrebbe sì prelevata sul consumo di carburanti ma poi sarebbe ridistribuita alle famiglie esattamente come succede già ora in Svizzera con la tassa sugli oli combustibili tramite riduzione dei premi delle assicurazioni malattia. È vero che per quanto riguarda l'impatto sulla distribuzione del reddito o l'impatto regionale le due forme di tassazione (accisa e diretta) sono diverse, essendo l'impatto dell'accisa più importante per le regioni periferiche e rurali prive di molte alternative di trasporto pubblico. Ma la soluzione ci sarebbe subito - e forse in Francia il governo l'ha un po' sottovalutata questa possibilità - perché nella ridistribuzione delle entrate ricavate dall'accisa sui carburanti si potrebbe fare in modo di dare più risorse alle economie domestiche che vivono in queste regioni periferiche e rurali meno servite dai mezzi pubblici, compensandole per questo aggravio. Ci sono quindi soluzioni che sono molto più interessanti ed efficaci rispetto alle tasse indirette sul CO2.

Commenti

  1. "Affrancarsi dalla dipendenza fossile (carbone in primis, ma anche petrolio) offre un ulteriore guadagno in termini di salute pubblica, perché migliora la qualità dell'aria riducendo lo smog."

    Questa, se l'ha detta Schellnhuber, va nella prima categoria... "farsa".
    Sulla base di questi DATI... non MODELLI...
    ... e' una vera farsa pensare che riducendo carbone e petrolio possa migliorare la qualita' dell'aria di una qualche quantita' degna di nota.
    Anche restando solo all'utilizzo per la produzione elettrica... sono quasi 800 TWh di elettricita'... il doppio della produzione di tutto l'eolico e tutto il fotovoltaico del continente... senza contare che un Wh intermittente e stagionale vale da 1/3 a 1/2 di Wh baseload da carbone/petrolio. Se poi nel passo successivo della farsa volete anche eliminare il gas, fanno altri 650 TWh da sostituire.

    Se non fosse cosi' non si spiegherebbe come mai la Danimarca, con circa la meta' della sua elettricita' da eolico emette in media 4-5 volte la quantita' di CO2 emessa da quel paese che produce il 75% della sua elettricita' utilizzando quella tecnologia che i farsisti del PIK odiano e cercano di eliminare dal pianeta.
    Se fai il bravo ti spiego anche qual'e' questa tecnologia... :-)

    Questo diceva Schellnhuber allo Spiegel in una intervista post-Fukushima...

    "SPIEGEL: Are you worried that the government's new anti-nuclear course will lead to higher CO2 emissions because more coal will be burned once again?

    Schellnhuber: Actually, I'm convinced that this is precisely what Chancellor Angela Merkel will not allow. Now everyone is starting to realize that society's entire fossil-nuclear operating system has no future and that massive investments have to be made in renewable sources of energy."

    ... questo pochi giorni dopo l'incidente del marzo 2011.
    Le sue affermazioni in quell'intervista sono decisamente SCANDALOSE! Parla come se invece di essere un razionale fisico teorico fosse un amante dell'esoterismo, laureato in filosofia medievale.
    A riprova di questo, e di quanto "ci ha azzeccato", 7 anni e mezzo dopo, con 8 (forse di piu') reattori fermi... con circa 100 GW di inutili e intermittenti turbine eoliche e pannellini fottovoltaici, le emissioni dal comparto elettrico tedesco sono diminuite di un epsilon infinitesimo (e in gran parte grazie al riscaldamento globale che ha fatto ridurre la domanda invernale).
    Nel contempo, mentre Schellnhuber faceva la hola per la decisione della Merkel, carbone e lignite in Germania hanno continuato a seminare MORTI su MORTI, a migliaia ogni anno (qualche decina per ogni TWh elettrico prodotto)... mentre il contatore dei morti di Fukushima non e' arrivato a 10????
    E l'hanno fatto direttore questo??? Ma dai!

    Ciao.

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    1. La logica non è il tuo forte, eh? Sei talmente preda dei tuoi "ragionamenti" fanatico-ideologici che non ti accorgi neppure delle enormi e palesi contraddizioni a cui vai continuamente incontro.

      Prima dici: e' una vera farsa pensare che riducendo carbone e petrolio possa migliorare la qualita' dell'aria...
      Come se bruciare carbone e derivati del petrolio non inquinasse l'aria. Non è solo la tua beneamata CO2 che si libera dalla combustione, lo sapevi? Per es. sopra: Trasport (25%) + Industry (incl. electricity generation, 15%) = 40% of Global Sources of Urban Ambient PM 2,5

      Poi sotto dici: carbone e lignite in Germania hanno continuato a seminare MORTI su MORTI
      Deciditi, delle due l'una: o inquinano o no.

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  2. ho dimenticato il link... dopo "DATI non MODELLI"...

    https://ec.europa.eu/eurostat/statistics-explained/images/1/10/Gross_electricity_production_by_fuel%2C_GWh%2C_EU-28%2C_2000-2016.png

    Cheerio.

    RispondiElimina
  3. "forse in Francia il governo l'ha un po' sottovalutata questa possibilità - perché nella ridistribuzione delle entrate ricavate dall'accisa sui carburanti si potrebbe fare in modo di dare più risorse alle economie domestiche che vivono in queste regioni periferiche e rurali meno servite dai mezzi pubblici, compensandole per questo aggravio. "

    ???
    Dei 4 miliardi di entrate supplementari generati dalle accise ai carburanti in questi ultimi mesi... cifra citata da un membro del governo (se non ricordo male si trattava del nuovo ministro salvapianeta post-Hulot, quello che cambia partito politico ogni 5 minuti... come gli conviene meglio)... pare che solo 400 milioni siano stati impiegati per la transizione energetica. Il resto, il 90% circa... e' finito nel calderone delle spese di stato del nuovo luigi XIV, al secolo Emmanuel Macron.
    Ma tu ci credi veramente alla baggianata della transizione ecologica francese?... pensano di riuscire a generare 1/3 della produzione elettrica nucleare di adesso (1/3 di 410 TWh/anno!), utilizzando vento e sole in poco piu' di 10 anni!... in un paese come la francia che ha il picco di consumo alle 7 di sera... e che da novembre a febbraio, 4 mesi interi, il sole di solito lo vede sul canale meteo, quando mostrano come se la passano in Guadalupe o all'Ile de la Reunion???? Ma dai!... Steph!... ma ragiona almeno tu!

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    1. La tua risposta è irrilevante. Sono anche d'accordo con te, ma penso proprio che Filippini alludesse ad altro. È molto chiaro nell'intervista: forse in Francia il governo ha sottovalutato la possibilità di ridistribuzione delle entrate ricavate dall'accisa sui carburanti. Avrebbe potuto fare in modo di dare più risorse alle economie domestiche che vivono in queste regioni periferiche e rurali meno servite dai mezzi pubblici, compensandole per questo aggravio. Magari - aggiungo io - la protesta sarebbe montata e sfociata comunque, ma almeno la scusa della tassa indiretta sulla benzina non avrebbe potuto reggere.

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  4. "forse in Francia il governo ha sottovalutato la possibilità di ridistribuzione delle entrate ricavate dall'accisa sui carburanti. "

    Ma neanche per idea. In Francia il governo attuale (non che quelli precedenti siano stati migliori) ha lasciato che un incompetente fazioso ideologizzato come me Hulot partorisse quella stupidaggine colossale che è la transizione energetica francese.
    Il punto, Steph, non è quanto ridistribuire a chi e come, ma semplicemente che non si possono sostituire centinaia di TWh di nucleare baseload con elettricità intermittente e stagionale da vento e sole.
    Se poi tu o filippini ci volete ricamare sopra astute argomentazioni dialettiche volte a giustificare decisioni assurde, beh... non so cosa dirti/vi.

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    1. No, ti ho già detto che quel che scrivi è irrilevante. La protesta è nata a causa dell’aumento del prezzo del carburante. Quella è stata la scintilla (o la classica goccia che fa traboccare il vaso) e quella si poteva forse contenere se fosse stata introdotta una riforma fiscale ecologica, come sostiene Filippini. Io ho aggiunto che probabilmente la protesta sarebbe montata e sfociata comunque (perché l'accisa sul carburante è il paravento per un malessere molto più diffuso e trasversale ), ma almeno la scusa della tassa indiretta sulla benzina non avrebbe potuto reggere. In realtà sei tu a ricamarci sopra: la transizione energetica francese (che finora non c'è neppure stata) qui c'entra ben poco.

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