Non c'è (quasi) più tempo


Intervista a Luca Mercalli, ieri sera a Lugano per una conferenza-discussione sui cambiamenti climatici intitolata “La crisi climatica è rapida, la politica ambientale è lenta” moderata da Marco Gaia, responsabile del Centro regionale sud di MeteoSvizzera, nell'ambito del ciclo di conferenze "Libertà vs Sicurezza" organizzato dal Club Plinio Verda.
Questo il comunicato della conferenza-discussione:

La crisi climatica è al centro di un dibattito mondiale che richiede attenzione e azione. ‘Il tempo è scaduto’ ripete la giovane attivista svedese Greta Thunberg: in poche settimane è riuscita a mobilitare milioni di giovani in tutto il mondo e a parlare nei consessi più importanti. I giovani temono per il loro futuro, si sentono traditi e frustrati e chiedono ai politici di applicare senza indugio le ricette urgenti della Cop21, la Conferenza internazionale sul clima che nel 2015 a Parigi ha segnato una svolta nella lotta al riscaldamento climatico, impegnando i firmatari a ridurre le emissioni di gas serra per contenere l’aumento della temperatura terrestre sotto i 2 °C. Siamo sulla buona strada?. I cambiamenti climatici ci pongono davanti a una svolta epocale perché minacciano la nostra esistenza. Quanta libertà siamo disposti a cedere in cambio di un futuro più sicuro e vivibile per le generazioni a venire?. Generazioni a venire che si ritroveranno confrontate con fenomeni sempre meno controllabili: cicloni, incendi sempre più devastanti, scioglimento dei ghiacci polari con conseguente erosione delle zone costiere, crollo dei raccolti, difficoltà di accesso all’acqua potabile e così via. Senza un radicale cambio di paradigma le conseguenze saranno devastanti: nel 2050, secondo la Banca mondiale, vi saranno 143 milioni di ‘migranti climatici’. Ecco allora Luca Mercalli con il monito ‘Non c’è più tempo’, titolo del suo ultimo libro, ma anche con un messaggio positivo: "Urge una transizione verso la sostenibilità… Abbiamo la tecnologia per farla e possiamo investire per migliorarla. Ma il tempo è poco e bisogna scegliere ora".


Luca, Greta Thunberg è riuscita laddove migliaia di ricercatori e pubblicazioni scientifiche hanno fallito?
Non sappiamo ancora se Greta avrà successo… È uno dei tanti momenti che purtroppo anche in passato ci hanno acceso speranze poi affievolitesi: Severn Suzuki, la dodicenne canadese che prima di Greta parlò alla conferenza delle Nazioni Unite di Rio nel 1992, disse le stesse cose.

Siamo sulla buona strada per raggiungere gli obiettivi di Parigi?
Per ora assolutamente no, le emissioni mondiali continuano a crescere.

Come si spiega lo scetticismo sui cambiamenti climatici?
C’è sempre scetticismo su temi scientifici quando si mettono in gioco le abitudini o i diritti acquisiti delle persone. Lo è stato per la nocività del fumo, lo è per i vaccini, e da oltre quarant’anni anche per clima e ambiente, perché ci sono in gioco interessi economici e una richiesta di maggior responsabilità individuale nei consumi personali, dall’energia ai viaggi ai prodotti di lusso… Anche i buchi neri sono una questione aperta della scienza, ma nessuno litiga al bar sulla loro natura, perché non influisce sulle nostre vite.

Eppure gli effetti dei cambiamenti climatici sono sotto gli occhi di tutti, anche in Svizzera. Un recente studio pubblicato su ‘Nature’, e diretto da ricercatori dell’Università di Zurigo, illustra come tra il 1961 e il 2016 i ghiacciai abbiano perso 9’000 miliardi di tonnellate di ghiaccio. Qual è la speranza di vita dei nostri ghiacciai alpini?
Non hanno alcuna speranza, sono già oggi in totale disequilibrio con l’attuale riscaldamento, e scompariranno entro fine secolo.

Ghiacciai europei a parte, se la calotta groenlandese e quella antartica dovessero accelerare la loro fusione - come si prevede - assisteremmo a un aumento dei livelli oceanici di parecchi metri.
Cambieremmo la geografia del pianeta. Ma il problema è la nostra società, fatta di oltre 7 miliardi di persone che vivono in gran parte in città costiere. Dove andranno?

Se la destra xenofoba volesse essere coerente dovrebbe quindi essere in prima fila nella lotta ai cambiamenti climatici…
Teoricamente sì, in quanto i cambiamenti climatici danneggeranno sia il proprio territorio che ci si affanna così tanto a difendere dal diverso, sia quello dei Paesi poveri dove aumenteranno le migrazioni di massa dei popoli verso i Paesi ricchi.

Negli ultimi 500 milioni di anni ci sono state almeno cinque estinzioni di massa. Stiamo provocando la sesta?
Sì, i biologi ormai sono concordi, abbiamo avviato la sesta estinzione di massa. Se non stiamo attenti, potremmo essere inclusi tra gli estinti...

A marzo la Model 3 di Tesla è stata l’auto più immatricolata in Svizzera. È un segnale positivo?
Un piccolo contributo tecnico al miglior utilizzo dell’energia, soprattutto se la caricheremo con elettricità verde.

Quali consigli ci daresti da mettere tutti in pratica per vivere in modo più sostenibile?
Sprecare di meno, viaggiare di meno, passare alle energie rinnovabili.

E a chi fa impresa cosa diresti? È possibile conciliare business e lotta ai cambiamenti climatici?
In genere ottimizzare i processi produttivi, diminuire gli sprechi, gli scarti, i rifiuti e usare meno energia richiede investimenti iniziali ma poi fa risparmiare sul lungo periodo.

Presenti spesso la Svizzera come esempio virtuoso. Eppure siamo uno dei pochi Stati europei a non aver introdotto una tassa sui biglietti aerei, abbiamo bocciato un’uscita dal nucleare entro il 2029 e la revisione della legge sul CO2 è naufragata al Nazionale…
Certamente ci sono un mare di cose da migliorare anche in Svizzera, ma se si guarda altrove gli esempi virtuosi sono ben pochi. I miei indicatori positivi sono dettati dall’eccellente ricerca scientifica sul tema clima e ambiente che si produce in un Paese piccolo come la Confederazione, dalla partecipazione attiva dei servizi di Stato e della politica sui temi ambientali, inclusa la comunicazione, e da una certa maggiore consapevolezza dei cittadini. Chi passa la frontiera a Como non può far a meno di notare la quantità di rifiuti che costella il territorio italiano, purtroppo in aumento via via che si scende a sud: sarà banale, ma il rispetto dell’ambiente comincia da un gesto di responsabilità individuale che almeno in Svizzera è acquisito da oltre mezzo secolo.

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