Come i canarini nelle miniere di carbone

Alcune splendide immagini scattate da Daisy Gilardini durante le sue spedizioni polari.

Esplorare il mondo armata di una macchina fotografica, con la quale cerca di catturare le meraviglie che il pianeta ci regala anche e soprattutto nelle sue zone più impervie e fredde quali l’Artide e l’Antartide. È la missione di Daisy Gilardini, fotografa luganese da anni trapiantata a Vancouver, i cui scatti negli ultimi anni sono apparsi sulle più importanti testate mondiali facendo di lei una apprezzata «ambasciatrice della natura» della quale cerca di mostrare a tutti le bellezze, nella convinzione che saranno proprio le meraviglie della natura a convincere l’umanità dell’impellente necessità di fare qualcosa per salvaguardarla. L’abbiamo incontrata alla vigilia di un suo breve ritorno in Svizzera nell’ambito di un tour internazionale di conferenze incentrate principalmente sulla scottante tematica dei cambiamenti climatici.



I cambiamenti climatici sono davvero un argomento così fondamentale? 
Senza ombra di dubbio. Sono una realtà con la quale ormai dappertutto si stanno facendo i conti e che sta condizionando in maniera sempre più marcata la vita non solo della razza umana, ma anche di tutte le altre specie che popolano il pianeta. Con delle conseguenze che rischiano di essere drammatiche. Per cui non c’è più tempo: bisogna agire per contrastarli prima che sia troppo tardi.


Le sue sono dichiarazioni molto forti. C'è, però, chi le contesta affermando che si tratta di un eccessivo allarmismo. Perché i mutamenti del clima, sulla Terra, sono sempre avvenuti, anche quando l’uomo non c’era…
Questo è vero. I cambiamenti climatici, l’alternanza tra ere glaciali e periodi più caldi c’è sempre stata. Però se guardiamo l’evoluzione di questi periodi, la cosa diversa rispetto al passato è la tempistica: prima ci volevano centinaia di anni perché avvenissero dando tempo alle varie specie che popolano il pianeta il tempo di adattarsi. Adesso, dall’avvento dell’era industriale ad oggi tutto è diventato molto più veloce. L’aumento di emissioni di anidride carbonica provocato dalle attività umane ha portato ad un rapido aumento della temperatura con tutte le conseguenze che ne derivano: le specie non fanno in tempo ad adattarsi e si estinguono ed i ghiacciai si sciolgono con una rapidità mai vista, soprattutto ai poli.



Ecco, vuole parlarci di cosa sta succedendo lassù (o laggiù a seconda di dove volgiamo lo sguardo)?
Si tratta delle due aree del pianeta dove i cambiamenti climatici sono più evidenti. Se nel resto del mondo, negli ultimi cinque anni, è stato registrato un aumento medio delle temperature di un grado, nell’area artica l’innalzamento medio è stato di tre gradi. E quello che succede l’ho potuto constatare nei numerosi viaggi che vi ho compiuto: al termine dell’estate ho visto di persona le calotte polari squagliarsi, creando giganteschi fiumi d’acqua che si immettono nel mare: tonnellate e tonnellate d’acqua che si sciolgono ogni istante e che riducono a vista d’occhio i ghiacci della calotta. Si tratta di visioni impressionanti che si sommano a quelle di orsi sempre più smagriti e di un panorama che cambia in maniera quasi istantanea.



E al Polo Sud?
In Antartide la situazione è un po’ diversa: nella penisola antartica – che visito praticamente ogni anno a novembre – il cambiamento è meno visibile ad occhio nudo. Anche lì c’è stato un aumento medio della temperatura più alto rispetto al resto del pianeta (+2 gradi) che ha però conseguenze diverse. Ovvero un aumento delle precipitazioni: sia a livello di pioggia che di neve. E questo ha delle conseguenze per esempio sulla popolazione di pinguini. I pinguini infatti hanno bisogno di sassolini per costruire i loro nidi e nevicando così tanto durante l’inverno, capita che arrivino nei territori dove fanno le colonie trovandoli completamente innevati. Devono quindi aspettare a lungo affinché la neve si sciolga e possano accedere ai sassi con cui costruire i nidi dove deporre le uova. Di conseguenza il loro ciclo riproduttivo si modifica. In più, nel periodo di scioglimento della neve, le sempre più numerose piogge dovute ad una maggiore evaporazione causata dall’aumento della temperatura, causa tanta umidità. Non di rado i nidi si inondano causando la morte di uova e pulcini (dovuta al freddo). Anche nella stagione in cui le uova si sono ormai schiuse, la pioggia causa molti danni ai giovani pinguini: le loro piumotte non sono infatti ancora impermeabili per cui molti di loro muoiono di freddo. A livello di varietà di specie animali si notano inoltre dei cambiamenti. I pinguini di Adelia e quelli dal mento a strisce che si nutrono di krill sono in netta diminuzione, mentre i pinguini Papua aumentano in quanto hanno una dieta più variata. Di fronte ai cambiamenti climatici ci sono insomma dei vincitori e dei perdenti.



Sono più i vincitori o i perdenti?
A mio avviso più i perdenti, perché ciò che sta accadendo è estremamente complicato e provoca profondi squilibri. L’artico è un oceano circondato da terra, mentre l’Antartide è un continente circondato dall’oceano. Mentre lo scioglimento della calotta polare artica la sta riducendo ai minimi storici, l’estensione del ghiaccio attorno all’Antartide nel periodo invernale ha fatto registrare un aumento fino al 2014: un fenomeno questo estremamente complesso e controverso. Gli scienziati ritengono che la diminuita salinità dell’acqua marina dovuta allo scioglimento dei ghiacciai, favorisca la formazione della banchisa in quanto è noto che l’acqua dolce ghiaccia più velocemente di quella salata. Dal 2015 questo fenomeno si è però invertito e nel 2017 si è registrato il minimo storico dell’estensione dei ghiacci anche a Sud. Gli studiosi, che non prevedevano tale inversione, ipotizzano che il repentino cambiamento sia dovuto alla combinazione di alcune condizioni atmosferiche avvenute contemporaneamente nell’Oceano Pacifico e al Polo Sud. Il risultato è che ogni anno dalla calotta polare antartica si sciolgono ben 125 miliardi di tonnellate di ghiaccio. Una cifra impressionante.



Mettiamo ora per un po’ da parte questo scenario apocalittico e parliamo del suo ruolo quale fotografa…
Mai come oggi ho l’opportunità di fare da testimonial, di essere (come mi piace definirmi) un’ambasciatrice della natura. E questo grazie alla tecnologia, ai social media e ad internet. Se 20-25 anni fa, quando ho cominciato, inviare un semplice messaggio era estremamente laborioso – figurarsi una foto – oggi invece tutto è immediato. Grazie ad internet posso infatti condividere in tempo reale immagini e commenti e, attraverso i social media, entrare in contatto con un vastissimo pubblico. Le mie immagini, sempre accompagnate da messaggi ecologici ed educativi, vengono condivise su varie piattaforme, come National Geographic (Traverler e Wild), Sea Legacy, Leonardo Di Caprio Foundation, Oceana e tante altre ancora, per un complessivo di centinaia di milioni di utenti. Nonostante lo stato attuale del pianeta non sia mai stato così compromesso, mai come oggi abbiamo il potenziale di educare e mobilizzare le grandi masse, il che mi riempie di speranza.



Si spieghi meglio… 
Beh, non posso che essere felice nel vedere i tantissimi movimenti giovanili di tutto il mondo che cominciano ad alzare la voce, a chiedere con forza di fare qualcosa per il pianeta. Ragazzi che chiedono a noi delle generazioni più vecchie di darci da fare a cambiare le cose e di farlo a livello globale. E con i quali mi trovo d’accordo. Sebbene sia convinta che ogni singolo individuo attraverso piccole decisioni possa fare molto, sono altrettanto certa che è necessario agire e in modo globale e immediato. Perché non ci resta molto tempo: lo conferma anche il recentissimo rapporto della Piattaforma intergovernativa sulla biodiversità.


In che modo la fotografia può contribuire a questa lotta?
La fotografia è uno dei più efficaci mezzi di comunicazione. È un linguaggio universale di facile accesso a chiunque, indipendentemente dalle proprie origini, lingua, religione e cultura. La fotografia contribuisce documentando le cose belle del nostro pianeta. Credo nella pura potenza della bellezza catturata in un’immagine nel toccare il cuore delle persone mentre al contempo trasmette dei messaggi positivi sulla salvaguardia ambientale. Quotidianamente siamo bombardati tramite i media da notizie negative e devastanti. L’energia positiva che nasce da belle immagini è capace di generare entusiasmo e passione, di toccare il cuore delle persone e quindi di spingerle al cambiamento. Sì, credo proprio che sarà la bellezza a salvare la natura: una bellezza che attraverso le mie foto intendo continuare a mostrare focalizzandomi principalmente sulle aree che conosco meglio: le regioni polari. È lì che mi distinguo, un po’ perché le adoro, ma anche perché da 20 anni le frequento con assiduità per cogliere cosa succede e mostrarlo ad un pubblico che adesso è molto attento e ascolta. Inoltre ritengo che, pur apparentemente lontane da noi, le regioni polari siano fondamentali per la nostra vita quotidiana. Sono un po’ come i canarini nelle miniere di carbone, quelle che per prime danno l’allarme che qualcosa di brutto sta accadendo. E dove mi sento a mio agio: amo infatti il freddo pungente sulla pelle e il profumo del ghiaccio…


Domani 28 maggio a Lugano, nell’Auditorio dell’Università della Svizzera italiana, Daisy parlerà de «Il clima del futuro» partendo proprio dalla situazione in cui versano le calotte polari che ha potuto monitorare negli ultimi anni durante varie spedizioni. La relazione di Daisy Gilardini sarà poi seguita da un intervento di Thomas Vellacott, CEO WWF Svizzera che presenterà lo stato del nostro Pianeta invitando la platea a riflettere e a discutere sulle conseguenze e sulle misure da prendere per fare in modo che la Terra sia vivibile anche per le prossime generazioni.

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