Big things have small beginnings

Non c'è più tempo per essere pessimisti circa le azioni di mitigazione climatica; e forse nemmeno per quelle di adattamento. Ma il cauto ottimismo non giova neppure, considerando condizioni al contorno, posta in gioco e inerzia.
E allora si sprecano, ultimamente, le proposte "massive" di interventi di geoingegneria da maneggiare con estrema cautela, alcune di queste proposte anche più bizzarre e fantasiose di altre.

Intanto, però, come a volte capita, piccoli interventi iniziali potrebbero anche produrre grandi effetti futuri (sperando non siano però paragonabili a quelli del video :-D.
[Update a fine post....]

Non so quanto grandi, non ci ho ancora riflettuto sopra abbastanza. Ma forse vale la pena tentare. Il campo delle scelte si restringe, considerando quello che ho scritto all'inizio del post; e la effettiva fattibilità così come un'analisi del rapporto costi/benefici (vedi anche qui o qui).
I ricercatori in questione hanno scoperto che, nel corso del tempo, la CO2 ha la capacità di dissolversi nelle profonde acque salmastre, e questo può costituire una possibilità di stoccaggio della stessa con parecchie potenzialità di intervento.

Affaire à suivre.


[UPdate 22/10]: come riferisce ocasapiens, tentativi di minimizzare i rischi connessi e annessi alla geoingegneria "hard" (tipo quella delle sparate di solfati in stratosfera) o a quella "very hard" (tipo quella un po' bizzarra e fantasiosa di cui sopra) vengono dal gruppo di Ken Caldeira et alii che inaugurano gli studi relativi alla gestione del rapporto costo opportunità effettuata attraverso una scelta ottimale della modulazione della radiazione solare in situ tenendo conto delle condizioni regionali. Sempre di geoingegneria si tratta, solo un po' meno "hard" e tuttavia neppure tanto "mellow"come quella di Russ George ma assolutamente non "soft" come quella della cattura di CO2 mediante acque salmastre, per es.

Commenti

  1. Questa non l'avevo ancora letta. Se può funzionare...

    Vorrei sentire però il parere degli addetti ai lavori sull'altra proposta, quella "bizzarra e fantasiosa". Ho chiesto informazioni in giro, vediamo se qualcuno mi risponde...

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    1. Facci sapere se è così bizzarra e così fantasiosa, allora. Forse più la prima della seconda? Uhm...

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  2. Anzicchè studiare il modo di "gettare" indietro nello spazio l'energia del sole, non sarebbe meglio pensare di farci qualcosa di utile qui sulla Terra? Ok, è più un discorso in stile "economia domestica" che scientifico, ma non riesco a togliermelo dala testa.

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    1. Mi chiedevo anch'io se l'utilizzo di un metodo del genere potesse diminuire l'efficienza del fotovoltaico. O anche la resa delle coltivazioni. Ma visto che ridurre significativamente le emissioni di CO2 sembra ormai utopia, temo che alla fine dovremo comunque inventarci qualcos'altro. E prima di lanciarci allo sbaraglio adottando metodi ancor più rischiosi e improbabili, sarà meglio valutare opzioni del genere con grande cura.

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  3. Paolo C.
    sul fotovoltaico ha di certo un'effetto, la resa è proporzionale all'insolazione. Un produttore di pannelli solari si taglierebbe un dito per un 2% in più di rendimento. Sul mondo biologico immagino pure, ma non so dire fino a che punto.
    La geoingegneria così concepita potrebbe ben che vada riportare la temperatura indietro. Ma la diversa distribuzione spaziale e temporale del forcing solare rispetto a quello dei GHG risulterebbe in ulteriori squilibri, non in un ripristino delle condizioni iniziali.
    Poi, non vedo come prendere la decisione di intervenire in questo modo possa essere più semplice che quella di ridurre le emissioni. I problemi sarebbero gli stessi, i vantaggi collaterali assenti e con l'aggravante della scarsità o impossibilità di controllo dell'effetto. Con la riduzione delle emissioni non si corre il rischio di "esagerare".
    Se una nave ha una falla su un lato dello scafo non è una buona idea aprirne una seconda dall'altro per tenerla dritta.

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    1. Purtroppo al momento la riduzione delle emissioni sembra un obiettivo fallito. Nemmeno la grave crisi economica nella quale ci troviamo è riuscita a ridurle nella misura necessaria.

      E' chiaro che quella del paper non è la soluzione ideale, e andrebbero valutate le "controindicazioni". Ma non vedo molto di meglio all'orizzonte. Ne stavo discutendo su Real Climate, qui c'è un commento interessante che si riferisce anche agli effetti sul fotovoltaico:

      Mechanical solar L1 occultation scenarios involve extremely small, regional, transient, temporary and reversible attenuation of solar irradiance, which would be insignificant for solar energy systems that would be modeled and tested to high order before implemented. This is a radical solution to an extreme problem which would propel human progress into realms only previously dreamed of. It’s a direction, not a goal. The goal is to get people to think about these things, so that we have the time, the science and the technology to develop atmospheric drawdown and sequestration systems and indeed, the technology to eliminate fossil fuel combustion in the open atmosphere entirely. This technique is not a brute force method except for small scale experiments necessery for the models.

      http://www.realclimate.org/?comments_popup=13244#comment-265397

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  4. @steph et altri
    Probabilmente la geo sarà usata quando gli effetti dell'AGW sulle nazioni "ricche" del globo saranno evidenti e molto costosi. Esigenze elettorali docet ...

    Del resto pensate come é finita la 2' guerra mondiale: scienziati chiusi in un bunker, fase di analisi e sperimentazione ridotte al minimo, costruzione e lancio di due bombe atomiche, a costi assolutamente folli e con migliaia di morti.
    Ecco come le nazioni forti risolvono i problemi se messe alle strette.

    Potrebbe persino avvenire che, in quel momento, le lobby petrolifere ammettano l'origine antropica del riscaldamento e si dichiarino pronte a "salvare il mondo" finanziando in parte i progetti geo mentre ... i poveri scienziati del clima,ancora dubbiosi e ancorati alla "vetero" mitigazione climatica, sarebbero accusati di non voler salvare l'umanità.

    L'esplosione di lavori geo non vi sembra sospetta? Possibile che le lobby non ne finanzino qualcuno?
    Solo retropensieri tardo notturni ma a volte ...

    Ultima cosa, meglio una geo lieve, progressiva e condivisa dalla scienza che interventi più tardivi e brutali.

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    1. Sospetta? Non saprei. Una moda, senz'altro. Anche al recente meeting a Berna a cui ho partecipato venerdì se ne è parlato...

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    2. Intanto qualcuno inizia a specularci:

      http://www.greenreport.it/_new/index.php?page=default&id=18315

      La vedo grigia...

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  5. Paolo C.
    il commento che citi esordisce con ben 5 aggettivi (small, regional, transient, temporary, reversible) dei quali solo il primo è discutibile, gli altri sono errati.
    Small: è un giudizio di valore, il 2% di cui si parla non è affatto detto che sia poco.
    Regional: non lo è, la riduzione è globale. Gli effetti saranno invece differenziati.
    Transient: affato, il sistema è studiato per essere stabile. Certo, prima o poi la polevere si disperde ma i tempi sono lunghi, su scala umana quanto meno. Mi sembra che qui si giochi sull'equivoco.
    Tempraneo: come sopra.
    Reversibile: e come? Mandiamo gli aspirapolveri spaziali o dobbiamo aspettare che vada via da sola? Anche qui si gioca sull'equivoco.
    Questo è solo un esempio, ma molte delle proposte che si vedono in giro soffrono di problemi analoghi. In realtà, gli autori mettono in guardia sul fatto che la soluzione vera è la riduzione delle emissioni, ma certi "dettagli" si perdono facilmente. Credo che fra una pubblicazione scientifica e una proposta concreta debba passare molto più tempo.

    Sulla possibilità reale di una riduzione delle emissioni (e qui penso anche a quanto scritto da Telegraph Cove), io sono un po' meno pessimista. Ci arriveremo in ritardo, siamo già in orribile ritardo, e ne pagheremo le conseguene. Ma a me sembra che la strada sia stata tracciata e intrapresa, sia pur a passo di lumaca.

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    1. Yes. E aggiungo: occhio ai feedback. Due mega-eruzioni vulcaniche coi controcoglioni e un'aumento della frequenza in pochi decenni nella seconda metà del 13esimo secolo (in condizioni al contorno diverse, d'accordo: molta meno CO2, per es.) sono bastati ad innescare la PEG. Che si è protratta, a quanto pare, a causa di massicci effetti di feedback coinvolgenti criosfera e oceani (unitamente al un altro picco vulcanico nel 15esimo secolo e probabilmente con l'aiuto di un'irradianza solare meno forte).

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    2. Il titolo del post, fra l'altro, potrebbe benissimo fare riferimento anche a quel che ho detto sopra. Small non perché l'eruzione del 1258 sia stata tale (al contrario: pare sia stata la madre di quelle dell'intero millennio) ma proprio per il senso di quello che ho scritto nel commento precedente.

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