venerdì 11 agosto 2017

Risky shift


Troppo spesso fingiamo di non accorgerci del cambiamento climatico, ma questa volta gli effetti del riscaldamento globale rischiano di essere così evidenti da non poterci più nascondere. Riguardano il rischio di inondazioni. Il dato è chiaro: il cambiamento climatico anticipa il calendario delle inondazioni in Europa in buona parte d'Europa (vedi figura sotto, aree 1 e 3, h/t roberto kersevan, vedi commenti sotto), con conseguenze pericolose per l'uomo. È la conclusione a cui giunge una ricerca appena pubblicata, frutto di analisi lungo 50 anni in tutta Europa.



In alcune aree dell'Europa occidentale - ad es. tra Portogallo e sud dell'Inghilterra - avvengono fino a 36 giorni prima rispetto a quanto accadeva nel 1960. Preoccupante anche la situazione nell'area attorno alla Scandinavia: lì i fiumi straripano 8 giorni in anticipo rispetto al passato.
Il motivo è semplice: il caldo sempre più precoce fonde le nevi che ingrossano i corsi d'acqua. Ma il problema non riguarda soltanto i fiumi: il riscaldamento provoca anche una modifica nel pattern delle precipitazioni, che tendono a manifestarsi in modo più concentrato ed intenso. I terreni finiscono così per esaurire in fretta la propria capacità di assorbire l'acqua e cresce la probabilità di allagamento dei terreni. Senza dimenticare poi che anche il consumo spregiudicato del suolo ha la sua responsabilità.
Quali le conseguenze? Molte, avvertono i ricercatori. L'agricoltura, per es., patirebbe l'eccessiva umidità del terreno, ma il rischio maggiore ci riguarda ancora più da vicino. Molte città europee sono infatti costruite attorno ai fiumi; i sistemi di sicurezza per contenerli, tuttavia, sono spesso tarati su dati vecchi. L'anticipo delle esondazioni rischia così di coglierci impreparati.
E, come se non bastasse, gli effetti potrebbero riversarsi anche sull'ecosistema fluviale, ritardando ad es. la deposizione delle uova dei salmoni.
Un problema le cui soluzioni vanno ricercate preventivamente già oggi.



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Negli scorsi giorni le Prealpi svizzere (sia a nord che a sud della catena alpina) sono state toccate da alcuni eventi temporaleschi con grandinate importanti. Queste sono regioni nelle quali questi fenomeni non sono rari: ma come stanno cambiando (se lo stanno facendo) con il mutamento climatico? E cosa ci potrebbe riservare il futuro a riguardo?

Tra il 19 e il 24 aprile l’Oeschger Centre for Climate Change Research (OCCR), il Karlsruhe Institute of Technology (KIT), il Mobiliar Lab presso l’Università di Berna e l’Ufficio federale di meteorologia e climatologia MeteoSvizzera hanno organizzato la seconda conferenza europea sulla grandine. Lo scopo principale di questa conferenza triennale è quello di favorire lo scambio di esperienze e conoscenze fra gli esperti del settore. All’incirca 140 fra ricercatori, meteorologi e assicuratori, provenienti da 27 nazioni, si sono trovati a Berna per presentare le ultime innovazioni in questo campo.
Forti temporali con grandine interessano prevalentemente le zone alle medie latitudini, come per esempio buona parte dell’Europa, degli USA, della Cina e dell’Australia meridionale. Solo in Europa ogni anno questi temporali causano danni per miliardi di euro e di conseguenza le aspettative per una comprensione approfondita di questo fenomeno e per lo sviluppo di affidabili sistemi di allerta sono alte, sia da parte dei servizi meteorologici che dalle assicurazioni. Benché ogni estate si sviluppino innumerevoli temporali, quelli accompagnati da forti grandinate sono - per fortuna - un numero limitato, durano relativamente poco e toccano solo zone ristrette del territorio. Raccogliere dati affidabili e ottenere delle osservazioni precise sulla grandine è dunque ancora difficile. Spesso l’unica possibilità è quella di ricorrere ai sistemi di rilevamento a distanza come i radar e i satelliti meteorologici.

L'auditorio durante la conferenza europea sulla grandine di fine aprile.
Foto: Università di Berna.

Fra i temi principali approfonditi durante la conferenza, c'è stato anche quello dedicato all'impatto dei cambiamenti climatici sulle grandinate. In un clima in evoluzione, è lecito chiedersi come evolverà la frequenza e la distribuzione delle grandinate a livello globale.
Varie simulazioni, basate su modelli matematici, sono concordi nel mostrare come nel futuro dovrebbero aumentare i temporali con grandine di grosse dimensioni e diminuire quelli con piccoli chicchi di grandine. Molte sono però ancora le incertezze in gioco.
Intanto, ecco qualche immagine da una interessante keynote della sessione, quella di Pieter Groenemeijer dell'European Severe Storms Laboratory (ESSL) intitolata "Modelling the large hail hazard in the past, present, near and far future".

Le prime due sono dedicate al trend negli ultimi decenni in Europa nelle grandinate importanti (periodi di 6 ore di grandinate con chicchi grandi almeno 2 cm nel raggio di circa 70 km):


Aumento dal 1979, coerentemente con quel che ci si attende nelle proiezioni*, anche se rimane molto difficile, al momento, l'attribuzione del segnale (in queste regioni e per un periodo così breve rimane molto forte la componente della variabilità ed è al momento difficile sapere quanto questo trend sia dovuto al GW).

*In Europa centrale (regione alpina compresa), negli ultimi decenni del secolo, ci si attende un aumento robusto dell'instabilità (che favorisce forte convezione a origine grandinigena), un meno significativo aumento dello shear (che pure favorisce forte convezione) e una situazione complessiva delle precipitazioni estive in diminuzione a sud del 50esimo parallelo (significativa nelle regioni mediterranee) e un aumento delle stesse a nord (significativo in Scandinavia). La regione alpina si trova ancora all'interno della zona in cui è prevista (dall'ensemble dei modelli generali) una riduzione delle precipitazioni, tuttavia qui la topografia può modulare il segnale relativo alle precipitazioni e i modelli regionali ad alta risoluzione (fino ad una texture di circa 12 km) prevedono invece un aumento delle precipitazioni convettive alle quote alpine più elevate.
Queste proiezioni sono, però, più significative soprattutto nello scenario a emissioni maggiori (lo scenario RCP 8.5), meno evidente il segnale nello scenario intermedio (RPC 4.5).

Ecco, infine, un'immagine che mostra le proiezioni future in termini di cambiamento rispetto agli ultimi decenni:


 Si nota, a fine secolo, un aumento probabile in tutto il continente, in particolare in Europa centrale nello scenario RCP 8.5.

Bianco vs rosso 1-0

Distribuzione delle 92 popolazioni di abete rosso (Picea abies), 90 popolazioni di abete bianco (Abies alba) e 77 popolazioni di faggio (Fagus sylvatica) in Svizzera. Le stelle rimandano ai due vivai. Le sei regioni biogeografiche sono evidenziate con colori diversi (Gonseth et al., 2001). Grafica: WSL

L'abete rosso in Svizzera è molto più a rischio di quanto si pensasse: questa specie, infatti, avrà difficoltà ad adattarsi all'innalzamento delle temperature e alla siccità, le condizioni climatiche previste nelle future estati alpine. Lo rivela un recente studio del WSL.
Un rischio per l'economia forestale svizzera, orientata proprio prevalentemente a questa specie. Faggio, abete bianco e soprattutto abete rosso sono infatti i pilastri dell'industria svizzera del legno.
Ma come reagiscono e soprattutto quanto resistono ai cambiamenti climatici?

martedì 8 agosto 2017

Ghiaccio che cola

Ghiacciaio del Rodano, confronto fra la situazione a fine giugno 2007 (a sx) e quella a fine giugno 2017 (a dx). Fonte: GletscherVergleiche.ch

L'ondata di caldo tropicale appena conclusa - la terza nella regione alpina in questa infuocata estate e magari nemmeno l'ultima... - non ha risparmiato neppure stavolta l'alta montagna. Nel versante sud delle Alpi si sono toccate punte di temperatura massima di 20 gradi a 2000 metri e l'isoterma dello zero è schizzato a 4600 metri. Una caratteristica, quest'ultima (l'isoterma che gravitava vicino ai 5000 metri), tipica delle numerose heatwaves che hanno connotato quasi tutte le estati alpine dell'ultimo decennio (vedi uno dei prossimi post che pubblicherò, vedi anche qui).
Il glaciologo Giovanni Kappenberger - incontrato qualche giorno fa in parete mentre arrampicava sotto un piccolo ghiacciaio della parte meridionale delle Alpi svizzere - ha spiegato che, a fare le spese di estati così calde anche ad alta quota, sono soprattutto i ghiacciai alpini:

mercoledì 12 luglio 2017

In fusione antartica

Le curve delicate di questo iceberg indicano che fonde molto rapidamente da quando si è staccato da un ghiacciaio nel Canale Lemaire. Dal 1950 le temperature invernali nella parte occidentale della Penisola Antartica sono aumentate di 5 °C.

Mentre il grande continente bianco rinverdisce, perde sempre più pezzi del suo capitale.

Il National Geographic ha un bell'articolo dedicato alla "morte dei ghiacci antartici" (c'è anche in formato cartaceo nell'edizione italiana di questo mese), il video postato in chiusura viene da lì.

sabato 24 giugno 2017

Letture al caldo


Un libro di narrativa e uno di saggistica, come consiglio estivo da portare sotto l'ombrellone o in riva alla sorgente mentre ci si immerge i piedi nelle fresche acque di montagna.
Giusto per esecrare il trend o le future canicole o...per ricordarci che, in fondo, siamo sempre ancora all'inizio dell'estate.

venerdì 23 giugno 2017

Clima più estremo? IV — Heatwaves, conseguenze globali e letali


Mentre anche il Regno Unito è toccato dalla canicola rovente di questo rovente mese di giugno (nell'Inghilterra meridionale questa settimana sono state raggiunte temperature attorno a 35 °C dopo che il paese sta già subendo il suo più lungo periodo continuo di temperature elevate da decenni e le temperature estreme hanno portato ad una parziale liquefazione del manto stradale di alcune vie di comunicazione), esce uno studio importante sulle conseguenze future delle heatwaves (noi ne avevamo già parlato, a livello locale, qui). Sembra "telefonato" in particolare per quelli delle "analisi costi-benefici" che partono sempre dalle conclusioni che "tanto comunque ne uccide di più il freddo".

Polveri d'incendio dal Portogallo


Il gigantesco incendio di foresta a Pedrogao Grande, in Portogallo, è scoppiato sabato pomeriggio e non è ancora completamente domato. È stato uno dei più mortali della storia del Portogallo con più di 60 morti. Le ceneri da esso prodotte si sono sollevate per diverse migliaia di metri in altezza e si sono diffuse su una gran parte dei cieli d’Europa, e perfino sopra la Svizzera. Il loro tragitto fino al nostro Paese è durato 4 giorni.

domenica 18 giugno 2017

Clima più estremo? III — Heatwaves, feedbacks


Global warming: The role of soil moisture from Climate Science Visuals on Vimeo.

Come già visto qui, gli estremi termici più caldi, su scala regionale, sono previsti aumentare più fortemente rispetto alle temperature medie globali, con cambiamenti significativamente maggiori del livello dei 2 °C di riscaldamento globale che la comunità internazionale si è prefissata di non superare. E, come già detto nello stesso post, le ragioni vanno ricercate soprattutto nel potente ruolo esercitato dai feedback di natura termo- e idro-dinamica.
Fra questi, molto importante è infatti il ruolo esercitato dalla relazione fra umidità dei suoli e temperature attraverso il bilancio dei flussi di energia. Questo tipo di feedback contribuisce in modo significativo al riscaldamento amplificato dei giorni più caldi rispetto a quello delle temperature medie globali e il suo contributo raggiunge più del 70% in vasti territori ampiamente popolati delle medie latitudini boreali come l'Europa centrale e la parte centrale del Nordamerica.

sabato 17 giugno 2017

Una ciarlatana da un bullo

Comico il video segnalato oggi da Ugo Bardi. Più che la risposta di Rampini, trovo interessanti le "argomentazioni" della ciarlatana di turno.

L'isola di calore alpino


Non ci sono città, palazzi, industrie et al. sulle Alpi. Non ci sono a 2000 m di quota, figurarsi a 4000.
Eppure si sente ancora dire che le canicole e le ondate di calore estive sono tali sopratutto a causa delle famigerate isole di calore urbano.

martedì 13 giugno 2017

Clima più estremo? II — Heatwaves, conseguenze


Che conseguenze avrà il riscaldamento globale sulle estati svizzere? Che effetti provocherà l'aumento della frequenza delle temperature estreme più calde?
Queste le domande a cui ha dato risposta, pochi giorni fa a Berna in un convegno, un team di climatologi che ha informato i decision makers su questo attuale e scottante tema.
Le risposte degli scienziati del clima sono state piuttosto sgradevoli: ondate di calore estreme, come quelle verificatesi nel 2003 e nel 2015, diventeranno più comuni, più intense e dureranno più a lungo. Con conseguenze fatali (vedi anche qui).

sabato 10 giugno 2017

Il giro del Polo Sud in 88 giorni


In questo documentario andato in onda un mese fa alla trasmissione scientifica RSI "Il giardino di Albert" viene seguito il team internazionale di scienziati nella prima, straordinaria missione scientifica svizzera in Antartide (ne abbiamo già parlato qui e qui).

mercoledì 7 giugno 2017

Anche senza Trump

Evoluzione delle emissioni di gas a effetto serra della Svizzera (CO2 equivalenti, in milioni di tonnellate) e obiettivi per il futuro. Fonte: Ufficio federale dell'ambienteScarica i dati.

La Svizzera non farà la fine degli Stati Uniti. A meno di una settimana dalla decisione del presidente Donald Trump di ritirarsi dall’accordo di Parigi, il parlamento elvetico ha ratificato il primo accordo universale e giuridicamente vincolante sul clima.
Oggi, la Camera dei Cantoni (camera alta) ha accettato l’intesa internazionale con una decisione schiacciante di 39 voti favorevoli e 3 contrari (2 astensioni), allineandosi così alla Camera del Popolo, che si era espressa sul dossier in marzo. La Svizzera è così il 149° paese a ratificare l’accordo.
L’obiettivo di Berna - definito «ambizioso, ma realistico» dalla ministra dell’energia Doris Leuthard - prevede di dimezzare le emissioni di CO2 entro il 2030, rispetto ai valori del 1990. Le riduzioni dovranno avvenire per almeno il 60% in Svizzera, mentre per il restante 40% potranno essere realizzate tramite progetti all’estero. Dal canto suo, l’Unione Europea si è fissata un obiettivo di riduzione del 40%.

Non riscaldiamoci troppo

Giunge notizia di un'intervista pubblicata qualche settimana fa su un giornaletto locale ad un sedicente "climatologo" a me sconosciuto e che avrebbe collezionato una serie di perle rare. Una di queste è stata ripresa a mo' di sfottò da un altro giornale settimanale nella sua rubrica ironica di copertina.

lunedì 5 giugno 2017

Drump it out!

"Semplicemente, non ne vedo la necessità"

La retromarcia di Trump sull'accordo di Parigi surriscalda la paura del futuro e non poteva non suscitare indignazione in tutto il mondo e reazioni disparate nel mondo scientifico, economico e anche politico. Gran parte di queste reazioni sono però unanimi nel condannare una decisione così scellerata ed idiota. America behind, altro che America first, adesso!

Cominciamo con una raccolta di pareri di meteorologi, climatologi ed esperti svizzeri che spiegano quali saranno gli effetti immediati e quelli futuri.

domenica 28 maggio 2017

Meltlandia in time lapse


G7 e clima: contraddizioni e gravi danni


Guest post di Luca Mercalli

Siamo ancora convinti che i vertici di capi di stato come il  G7 siano utili? Che i temi che vi si dibattono in frettolose conversazioni più attente alle telecamere che alla concretezza siano ben posti? Che le promesse che vi si fanno vengano mantenute?

lunedì 22 maggio 2017

Per fortuna che son farlocchi...

...'sti modelli. Ma proprio dei gran farlocchi...

P = ¬P

E che la costruzione del futuro abbia inizio...

Dunque, dicevano certuni tempo fa su un blog amico:
in Svizzera poche settimane fa hanno votato contro una centrale eolica...ovviamente nessuno ne ha parlato sulla stampa “ambientalista”, in compenso sul referendum anti-nucleare, perso dagli anti-nucleari, ne sentiamo parlare come se avessero vinto gli anti-nucleari….
 Un condensato di logica paradossale alquanto efficace, in effetti.

martedì 16 maggio 2017

Clima più estremo? I — Temperature


Parto con quanto già scritto nel primo post introduttivo della serie dedicata agli eventi estremi.
Ogniqualvolta si dice che il GW aumenta gli "estremi", occorrerebbe distinguere tra i diversi aspetti del problema:

1) aumento della frequenza delle temperature estreme più calde che deriva da un aumento della media della distribuzione della temperatura senza cambiamento nella forma della distribuzione o nelle correlazioni temporali;
2) aumento delle precipitazioni estreme che risulta da un aumento dell'umidità atmosferica, questo a sua volta derivante dall'aumento della saturazione della pressione di vapore in conseguenza del riscaldamento e senza cambiamenti nei venti che convergono umidità nella regione di interesse durante questi episodi di precipitazione estrema;
3) cambiamenti nella frequenza delle tempeste o nelle anomalie climatiche a bassa frequenza, come la siccità, derivanti da variazioni nella circolazione atmosferica o oceanica su larga scala;
4) cambiamenti nell'intensità delle tempeste.


Oggi approfondirò il primo: l'aumento della frequenza delle temperature estreme più calde, con associata maggior frequenza/intensità/durata delle ondate di calore. Evento, oggi e a differenza di altri, con una fiducia scientifica negli studi di attribuzione fra le più alte (vedi tabella sotto).

domenica 30 aprile 2017

Questioni di lana caprina

Gli effetti sul trend termico globale delle correzioni / omogeneizzazioni dei dati di superficie sul mare hanno prodotto un leggero abbassamento, come già visto qui:

sabato 22 aprile 2017

Too extreme not to march?



La Giornata della Terra, che si celebra oggi 22 aprile per la 47esima volta, è stata voluta dalle Nazioni Unite per riflettere sulla necessità di conservare le risorse naturali e la salvaguardia dell'ambiente.

Una protesta contro l'inquinamento dell'aria di attivisti in Nepal
Fino a un miliardo di persone vengono coinvolte dall'evento, celebrato per la prima volta nel 1970, che si concentra su temi come l'inquinamento, la distruzione degli ecosistemi e la scomparsa di specie animali e vegetali.

mercoledì 19 aprile 2017

(S)botta e risposta


Un esempio di pregiudizio sul ruolo climalterante della CO2 dai quotidiani della Svizzera italiana degli scorsi giorni. Sul Corriere del Ticino (CdT) dello scorso 8 aprile (vedi prima immagine sotto) e su quello dell'altro ieri (vedi seconda) due lettori sbottano sul tema infarcendo le loro lettere con le solite trite e ritrite argomentazioni farlocche non prive delle ben note fallacie logiche che si incontrano in questi casi. Ho evidenziato in rosso i fulcri dell'argomentazione e ho proposto qui sotto una succinta risposta per puntualizzazione sistematica. È una versione leggermente ampliata della lettera di risposta inviata al CdT.

martedì 18 aprile 2017

Le glaciazioni del Pleistocene


Lucerna durante una giornata estiva di circa 16.000 anni fa. Sullo sfondo la veduta panoramica delle Alpi, dal Monte Rigi al Monte Pilatus. Pittura a olio di Ernst Hodel, 1927. Fonte.

Nei commenti del post dedicato all'Eemiano, Alberto si chiedeva come mai in tutto il Pliocene non sembrerebbero esserci state glaciazioni e queste sono invece partite a metà circa del Pleistocene.
Una domanda importante e di difficile risposta, una delle "Big Questions" che ancora oggi connotano le geoscienze e vengono sollevate ogniqualvolta si affinano le ricostruzioni paleoclimatologiche.
Vediamo di tentare una sintetica spiegazione di quell'ancora poco che ad oggi si sa a riguardo.

martedì 11 aprile 2017

Fondi per l'Africa preda della siccità

Una madre con il figlio denutrito nel Sudan del Sud.

Assieme alla Società svizzera di radiotelevisione (SRG SSR), e con il sostegno della presidente della Confederazione svizzera Doris Leuthard, la Catena della solidarietà indice oggi, martedì 11 aprile, una giornata nazionale di raccolta fondi a favore delle vittime della carestia in Somalia, Sudan del Sud e Nigeria.


L’Africa orientale è confrontata con la siccità più grave degli ultimi 60 anni. Se non si interviene, milioni di persone rischiano di morire di fame, scrive la Catena della solidarietà. Secondo l’ONU, indica la fondazione svizzera, in Africa si sta profilando «la più grave crisi umanitaria dalla Seconda guerra mondiale».

mercoledì 29 marzo 2017

Eemiano a.k.a. Riss-Würm 2.0

Dutton et al. 2015
Le temperature della superficie degli oceani nell’ultimo periodo interglaciale - il periodo Eemiano o Riss-Würm,  compreso fra 129.000 e 116.000 anni fa - erano molto simili a quelle di oggi. Un dato preoccupante, visto che allora il livello dei mari era superiore di 6-9 (±1) metri rispetto a quello attuale (vedi anche quiqui). Lo spiegano i ricercatori guidati da Jeremy Hoffman, della Oregon State University di Corvallis, in uno studio uscito qualche settimana fa su «Science».
Con circa un grado in più rispetto alle temperature medie globali che avevamo un secolo fa (quando queste erano circa un grado in meno di quelle odierne), l'ultimo periodo interglaciale, in effetti, si pensa che sia stato tanto caldo come quello attuale (vedi immagine sotto: di questo passo, entro fine secolo raggiungeremo il picco termico degli ultimi 5.300.000 anni, ad inizio/metà Pliocene!).

venerdì 24 marzo 2017

Soffici nuvole

La giornata mondiale della meteorologia, ieri, ha avuto quest'anno come tema le nuvole e la loro - per certi versi - ancora piuttosto difficile comprensione nell'ambito delle simulazioni climatiche. Un post dedicato alle nubi, dunque.

mercoledì 22 marzo 2017

Un quarto di secolo di acqua

Oggi, giornata internazionale dell'acqua, si festeggiano i 25 anni di sensibilizzazione su questo importantissimo tema. Istituita dalle Nazioni Unite nel 1992 con l’obiettivo di sensibilizzare e promuovere azioni concrete per la tutela delle risorse idriche, la giornata di quest'anno ha come tema il waste water. Tecnicamente, con tale termine si indicano i reflui che vengono scaricati nei corsi d’acqua dagli impianti di depurazione civili e industriali; in senso più ampio, invece, ci si riferisce a tutte le acque inquinate che raggiungono quelle superficiali. Vedi anche qui.

martedì 21 marzo 2017

Foreste e clima


Oggi, giornata internazionale delle foreste (quest'anno il tema è "foreste ed energia", vedi anche qui per un excursus inter-disciplinare), dopo parecchio tempo torno a parlare di foreste e clima (vedi per es. qui o qui).
Da qualche anno ci sono in rete anche interessanti e utili mappe che mostrano la situazione generale: questa per esempio mostra i principali hotspot della deforestazione, quest'altra dell'università di Maryland  (commentata qui) mostra il cambiamento globale della copertura forestale nell'ultimo decennio e mezzo. A proposito di quest'ultimo istituto: la recente pubblicazione di Potapov et al. ha mostrato come fra il 2000 e il 2013 sia sparito globalmente il 7,2% delle foreste vergini, se ne è andata infatti una superficie di più di 900 mila kmq di selve incontaminate (un'area grande come il Venezuela), i 3/5 della quale nelle zone tropicali (vedi slide sotto con la sintesi del lavoro).

lunedì 20 marzo 2017

Ai confini del mondo



90 giorni per circumnavigare l’Antartide ed effettuare migliaia di esperimenti scientifici alla ricerca delle complesse interazioni esistenti fra il clima, l’oceano e l’affascinante continente australe, un universo decisamente ancora poco conosciuto ed indagato.
Era questo l’obiettivo dell’ACE (Antarctic Circumnavigation Expedition) la missione di ricerca guidata dal neonato Istituto polare svizzero che ha concluso il suo viaggio proprio ieri a Città del Capo in Sudafrica.
Noi ne avevamo già parlato qui (nella seconda parte del post).

lunedì 13 marzo 2017

Storie di anticipi

Erba di cotone artica in riva al mare della Groenlandia. Il falasco è in anticipo di quasi un mese sul suo naturale calendario, rispetto a 10 anni fa.

La primavera boreale anticipa il proprio inizio sul calendario come mai in precedenza da quando è iniziato il monitoraggio ambientale. Nelle regioni artiche, inizia in media 26 giorni prima rispetto ad un decennio fa e questo sta causando problemi al ciclo naturale delle piante e alla fauna selvatica, come mostra uno studio recentemente pubblicato. Alle medie latitudini, sta anticipando meno velocemente rispetto a quelle più a nord (in media con una velocità di un ordine di grandezza inferiore), ma sempre troppo rapidamente rispetto al naturale equilibrio dei vari ecosistemi. Le evidenze vengono da questi testimoni silenziosi, le specie naturali che rispondono ai segnali del clima. La scienza relativamente giovane della fenologia - la registrazione della data di calendario del primo germoglio, del primo fiore,  del primo comportamento di nidificazione e dei primi arrivi di uccelli migratori -, nel corso degli ultimi decenni, ha più volte confermato i timori meteorologici del riscaldamento globale come conseguenza della combustione di combustibili fossili.

lunedì 6 marzo 2017

Vendicati i "modellini farlocchi"


Il record termico della temperatura media globale (Trenberth 2015) e quello della concentrazione atmosferica di CO2 (linea rossa tratteggiata). 

Wally Broecker torna sulla sua proiezione climatica effettuata nel 1975 e pubblicata su Science. Apparentemente una proiezione parecchio azzeccata, ma Wally è molto critico con se stesso - alla sua età e con la sua esperienza, come non poterselo permettere? - , per es. dice
based on the words “global warming” in my Science paper, I was given the title “Father of Global Warming.” Not only did I not like this title, I had done little to merit it.

sabato 4 marzo 2017

Il tempo, il clima e...le ciliegie alternative


La rapida e attuale fluttuazione al ribasso dell'estensione dei ghiacci marini che circondano l'Antartide è impressionante - dopo anni di leggera crescita e con un trend pluriennale positivo (trend lineare: +200.000 km^2/decennio, fonte: NSIDC) dettato principalmente da motivi di circolazione atmosferica, venti e precipitazioni - ma non è che la risposta ambientale delle particolari condizioni meteorologiche che sta vivendo il perimetro del grande continente bianco in questa breve ma estrema estate australe, condizioni particolari iniziate già nella scorsa primavera (vedi immagini e animazione sotto).

giovedì 2 marzo 2017

Approvato l'accordo di Parigi

Il Parlamento svizzero, con 130 voti contro 60 e 3 astensioni, ha autorizzato il Governo oggi, giovedì, a ratificare l'accordo di Parigi sul clima. Respinta dall'assemblea la proposta della destra di non entrata in materia. La camera alta deve ancora pronunciarsi.
L'intesa in questione, approvata da più di 190 Stati nel dicembre del 2015, punta a proseguire gli sforzi volti a contenere l'aumento a 1,5 gradi centigradi della temperatura del pianeta. Tutti i paesi firmatari, fra i quali anche la Svizzera, sono vincolati a presentare ogni 5 anni obiettivi di riduzione delle emissioni di gas serra e ad adottare misure in materia sul piano nazionale.

domenica 26 febbraio 2017

O neve mia...

Il comprensorio sciistico senza neve di Corviglia, sopra St Moritz, a fine dicembre 2015.
La stazione visibile di El Paradiso è ubicata a circa 2200 mslm

Entro la fine del secolo il livello di innevamento naturale sulle Alpi salirà da 500 a 700 metri, spiega il climatologo Reto Knutti nell'intervista qui sotto.
Knutti  è co-autore di un nuovo rapporto sull'impatto del cambiamento climatico in Svizzera (vedi anche qui), in particolare ha contribuito alla parte 1 ("basi fisiche") e alla 3 ("mitigazione").
Knutti è fisico dell'atmosfera e professore ordinario presso l'ETH di Zurigo. Lavora con i modelli climatici matematici che descrivono gli effetti dei gas serra nell'atmosfera. Knutti è uno dei principali autori del Working Group I del quinto e ultimo rapporto dell'IPCC, Contributor, Expert Reviewer, Draftin Author dell'SPM, Lead Author del TS, Contributing Author del cap. 5, del cap. 9 e del cap. 10 e Coordinating Lead Co-Author del cap. 12 dedicato alle proiezioni a lungo termine del cambiamento climatico.
L'intervista è corredata da diverse immagini che sono associate a parte delle sue risposte.
A seguire, dopo l'intervista, un riassunto di un recente lavoro appena pubblicato sul destino segnato della stagione invernale alpina.

domenica 19 febbraio 2017

In contropiede

Come è tipico, anche quest'inverno la qualità dell'aria degli Stati Uniti è molto migliore di quella nella maggior parte dell'Europa e dell'Asia.

h/t Robert Rohde


Vedete l'aria pulita (a sinistra nelle mappe sotto) nella maggior parte delle città degli Stati Uniti?

sabato 18 febbraio 2017

Il clima svizzero sotto i riflettori

Ghiacciaio Hohbalm sopra Saas Fee, in Vallese
«Brennpunkt Klima Schweiz», in francese «Coup de projecteur sur le climat suisse», che potremmo tradurre con Il clima svizzero sotto i riflettori è il titolo del rapporto, pubblicato nello scorso mese di novembre dalle Accademie svizzere delle scienze, frutto della collaborazione di una settantina di ricercatori svizzeri durata 3 anni, che presenta in forma chiara e comprensibile anche ai non specialisti le conseguenze del cambiamento climatico per la Svizzera.

mercoledì 15 febbraio 2017

Cambiamento del clima in montagna



Luca Mercalli e Daniele Cat Berro di Nimbusweb, sito ufficiale della Società Meteorologica Italiana e autorevole portale italiano della meteorologia e del clima, in una recente pubblicazione presentano una dettagliata panoramica delle conseguenze del cambiamento climatico sull’ambiente alpino (rivista SCIENZE del TERRITORIO, Università degli Studi Firenze, vol. 4 (2016) - Riabilitare la montagna). Qui una succinta panoramica.

lunedì 13 febbraio 2017

Buon compleanno, Guy!

Con un po' di ritardo ... ma meglio tardi che mai!


Rompere le balle


Thomas Stocker - Professor of Climate and Environmental Physics all'istituto di fisica dell'Università di Berna, "che solo a leggerne il CV ti sembra di recitare la divina commedia tanto e’ lungo",  co-chairman del WGI del quinto e ultimo rapporto di valutazione dell'IPCC -  demistifica tre miti del negazionismo climatico che come balle riempite di elio continuano a volare sopra Flatlandia.
E suggerisce e sollecita l'inizio della quarta rivoluzione industriale: dopo meccanizzazione (prima), elettrificazione (seconda) e digitalizzazione (terza) i tempi sono ormai maturi per la decarbonizzazione.
Il tutto al TEDxBern dello scorso autunno.