sabato 24 giugno 2017

Letture al caldo


Un libro di narrativa e uno di saggistica, come consiglio estivo da portare sotto l'ombrellone o in riva alla sorgente mentre ci si immerge i piedi nelle fresche acque di montagna.
Giusto per esecrare il trend o le future canicole o...per ricordarci che, in fondo, siamo sempre ancora all'inizio dell'estate.


«Nessuno ricordava più con esattezza quando era cominciato tutto. Forse perché non c'era stato un vero e proprio inizio, forse perché si era trattato di una lenta e implacabile alleanza di eventi impercettibili, di alterazioni minime che, almeno in apparenza, cambiavano poco o nulla, finché, quasi di colpo, ci si era trovati in quel disastro. Teoria delle catastrofi: una teoria di fine Novecento, che riguardava i mutamenti improvvisi causati da piccole, successive alterazioni in un sistema, come il passaggio da un bruco a una farfalla, un nuvolone che si trasforma bruscamente in pioggia, ma anche quello dello sfacelo in cui, quasi senza rendersene conto, il mondo era precipitato. 
Livio Delmastro, invece, ricordava. (...) Ricordava di aver sentito che nel 2015, a Parigi, per la prima volta 195 paesi avevano sottoscritto un accordo globale sul clima: a molti era sembrata una svolta, una vera  propria rivoluzione; e invece, in realtà...»


Romanzo visionario, bello, intenso, esilarante, tremendamente attuale e da leggere...con il brivido caldo del domani che si fa già oggi pomeriggio.


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Raffaele Scolari, Catastrofi e cambiamenti climatici. Sette riflessioni su pensiero e rappresentazioni del disastro tecno-naturale, Mimesis 2017

«Sette sono i temi che affronto nel presente saggio: a) la possibilità di narrare il disastro; b) i modelli impiegati e le simulazioni elaborate per rappresentarlo; c) lo spirito della complessità; d) le critiche degli usi del mondo; e) il futuro immaginato e immaginabile nell'orizzonte della catastrofe; f) la narrazione della sopravvivenza; g) la concorrenza e l'equivalenza dei disastri (...) 
La situazione drammatica in cui si trova oggi la civiltà della tecnica, con le immani distruzioni che essa origina e le preoccupanti prospettive a medio e forse anche a corto termine, è spesso illustrata con la metafora ferroviaria del treno che ad altissima velocità avanza verso il precipizio. C'è ancora sufficiente spazio per frenare, secondo taluni; altri invece sono convinti che il limite per evitare la caduta nel vuoto sia ormai superato. Tutti o quasi sono concordi nell'osservare che non si sta frenando, oppure che il convoglio rallenta sì, ma troppo lentamente.»

Un saggio di un amico filosofo non semplice ma di una notevole profondità di pensiero che al contempo si manifesta in maniera estremamente chiara. Scritti che hanno preso forma anche a seguito di conversazioni e riflessioni che ho tenuto con lui ad intermittenza sul tema più importante del secolo, intrecciando filosofia e scienza. Con un interessante introduzione di Luca Mercalli.
Qui si può ascoltare un'intervista radio in cui l'autore presenta una sintesi del libro.

In autunno torneremo a parlarne, anche perché il saggio sarà oggetto di un paio di eventi pubblici che si terranno da queste parti. Fornirò dettagli a suo tempo.



venerdì 23 giugno 2017

Clima più estremo? IV — Heatwaves, conseguenze globali e letali


Mentre anche il Regno Unito è toccato dalla canicola rovente di questo rovente mese di giugno (nell'Inghilterra meridionale questa settimana sono state raggiunte temperature attorno a 35 °C dopo che il paese sta già subendo il suo più lungo periodo continuo di temperature elevate da decenni e le temperature estreme hanno portato ad una parziale liquefazione del manto stradale di alcune vie di comunicazione), esce uno studio importante sulle conseguenze future delle heatwaves (noi ne avevamo già parlato, a livello locale, qui). Sembra "telefonato" in particolare per quelli delle "analisi costi-benefici" che partono sempre dalle conclusioni che "tanto comunque ne uccide di più il freddo".


Nello studio si giunge (non si parte!) alla conclusione che i 3/4 della popolazione mondiale saranno esposti a ondate di calore mortale entro il 2100 se le emissioni di gas serra continueranno ad aumentare ai tassi correnti. Persino se le emissioni venissero ridotte in modo aggressivo, circa la metà della popolazione mondiale sarebbe comunque toccata da questo tipo di eventi estremi.
Stiamo esaurendo le scelte per il futuro. Per eventi estremi come le ondate di calore, le nostre opzioni attuali, purtroppo, sono già tra la variante cattiva o quella terribile. Molte persone in tutto il mondo stanno già pagando il prezzo finale delle heatwaves e, mentre i modelli suggeriscono che questa tipologia di evento estremo è probabile che continui, potrebbe anche essere molto peggio se le emissioni non saranno notevolmente ridotte. Il corpo umano può funzionare solo all'interno di una stretta gamma di temperature corporee intorno a 37 °C. Le ondate di calore rappresentano un notevole rischio per la vita umana, perché il clima caldo, aggravato dall'alta umidità, può aumentare la temperatura corporea, portando a condizioni molto pericolose per la sopravvivenza.
ha dichiarato Camilo Mora, professore associato di Geografia al College of Social Sciences presso l'Università delle Hawaii a Manoa e autore principale dello studio.
Un team di ricercatori guidati da Mora ha condotto una lunga analisi e ha trovato oltre 1'900 casi di località in tutto il mondo dove le temperature ambientali elevate hanno mietuto vittime fra il 1980 e il 2014 (dunque non rientra nel campione per es. l'estrema canicola dell'estate europea del 2015, vedi anche qui). Analizzando le condizioni climatiche di 783 episodi di caldo letali per i quali erano disponibili dei dati, i ricercatori hanno identificato una soglia oltre la quale le temperature e l'umidità diventano mortali. L'area del pianeta in cui tale soglia è superata per 20 o più giorni all'anno è in aumento e si prevede che cresca anche con tagli molto incisivi alle emissioni di gas serra. Attualmente, circa il 30% della popolazione mondiale è esposto a tali condizioni mortali ogni anno.


Numerosi esempi, come la canicola europea del 2003 che ha ucciso circa 70'000 persone, quella di Mosca del 2010 che ha ucciso 10'000 persone e quella di Chicago del 1995 che ha mietuto 700 vittime, sono esempi sconcertanti del rischio che questi eventi estremi pongono alla vita delle persone. Ma al di là di questi esempi molto citati, finora ben poco si sapeva su quanto comuni siano tali ondate di calore killer. Il gruppo internazionale di ricercatori e studenti coordinati dall'Università delle Hawaii ha deciso di rispondere proprio a questa domanda. Da oltre 30'000 pubblicazioni rilevanti, i ricercatori hanno identificato 911 documenti con dati su 1'949 studi di casi di città o regioni, dove le morti umane sono state associate a temperature molto elevate. Da questi casi sono stati ottenuti dati di 783 ondate di calore letali in 164 città di 36 nazioni, con la maggior parte dei casi registrati nei paesi sviluppati a media latitudine. Alcune delle città che hanno sperimentato questi eventi estremi letali includono New York, Washington, Los Angeles, Chicago, Toronto, Londra, Parigi, Pechino, Tokyo, Sydney e Sao Paulo.
Analizzando le condizioni climatiche di quelle città, i ricercatori hanno scoperto una soglia comune oltre la quale temperature e umidità sono diventate letali. In accordo con la fisiologia termica umana, la soglia è tale che aumentando l'umidità relativa, anche le temperature più basse diventano letali.
Trovare un limite al di là del quale le condizioni climatiche diventano mortali è scientificamente importante ma spaventoso. Questa soglia ci permette ora di individuare le condizioni che sono dannose per le persone e siccome si basa su casi documentati di persone reali in tutto il mondo, lo rende più credibile e pertinente. La cosa spaventosa è quanto siano già comuni quelle condizioni mortali 
 ha dichiarato Farrah Powell, studente universitario dell'Università delle Hawaii e uno dei co-autori dello studio. 
Un'applicazione web che accompagna la carta consente di contare, per qualsiasi posto sulla Terra, il numero di giorni in un anno in cui la temperatura e l'umidità superano questa soglia mortale. Ad esempio, entro il 2100 a New York sono previsti circa 50 giorni con temperature e umidità superiori alla fatidica soglia in cui le persone, nelle analisi dei dati del periodo di riferimento, sono decedute. Per lo stesso orizzonte temporale, il numero di giorni mortali per Sydney sarà 20, 30 per Los Angeles e l'intera estate (circa 90 giorni) per Orlando e Houston!


Lo studio ha anche scoperto che il maggior rischio di salute è previsto per le aree tropicali. Questo perché i tropici sono caldi e umidi durante tutto l'anno, mentre per le latitudini più elevate il rischio di calore mortale è limitato all'estate (anche se le canicole sono in aumento e previste in crescita pure nei mesi limitrofi di transizione, per es. maggio e settembre alle medie latitudini boreali, risp. novembre e marzo a quelle australi).
Il riscaldamento nelle zone polari è stato, finora, una delle icone dei cambiamenti climatici associati alle emissioni in corso di gas a effetto serra. Il nostro studio dimostra tuttavia che è il riscaldamento nei tropici il fattore che porterà il maggior rischio per le persone associato a eventi estremi di caldo mortale. Con temperature e umidità già elevate, ci vuole ben poco riscaldamento in più per trasformare le caratteristiche ambientali delle zone tropicali in condizioni con elevato rischio mortale.
ha dichiarato il coautore Iain Caldwell, un ricercatore post-doc all'Università delle Hawaii.
Il cambiamento climatico ha messo l'umanità su un cammino che diventerà sempre più pericoloso e difficile da invertire se le emissioni di gas serra non vengono prese molto di più sul serio. Azioni come il ritiro dall'accordo di Parigi sono un passo nella direzione sbagliata che inevitabilmente ritarderà la risoluzione di un problema per il quale molto semplicemente non c'è più tempo da sprecare
conclude Mora. 

Polveri d'incendio dal Portogallo


Il gigantesco incendio di foresta a Pedrogao Grande, in Portogallo, è scoppiato sabato pomeriggio e non è ancora completamente domato. È stato uno dei più mortali della storia del Portogallo con più di 60 morti. Le ceneri da esso prodotte si sono sollevate per diverse migliaia di metri in altezza e si sono diffuse su una gran parte dei cieli d’Europa, e perfino sopra la Svizzera. Il loro tragitto fino al nostro Paese è durato 4 giorni.

domenica 18 giugno 2017

Clima più estremo? III — Heatwaves, feedbacks


Global warming: The role of soil moisture from Climate Science Visuals on Vimeo.

Come già visto qui, gli estremi termici più caldi, su scala regionale, sono previsti aumentare più fortemente rispetto alle temperature medie globali, con cambiamenti significativamente maggiori del livello dei 2 °C di riscaldamento globale che la comunità internazionale si è prefissata di non superare. E, come già detto nello stesso post, le ragioni vanno ricercate soprattutto nel potente ruolo esercitato dai feedback di natura termo- e idro-dinamica.
Fra questi, molto importante è infatti il ruolo esercitato dalla relazione fra umidità dei suoli e temperature attraverso il bilancio dei flussi di energia. Questo tipo di feedback contribuisce in modo significativo al riscaldamento amplificato dei giorni più caldi rispetto a quello delle temperature medie globali e il suo contributo raggiunge più del 70% in vasti territori ampiamente popolati delle medie latitudini boreali come l'Europa centrale e la parte centrale del Nordamerica.

sabato 17 giugno 2017

Una ciarlatana da un bullo

Comico il video segnalato oggi da Ugo Bardi. Più che la risposta di Rampini, trovo interessanti le "argomentazioni" della ciarlatana di turno.

L'isola di calore alpino


Non ci sono città, palazzi, industrie et al. sulle Alpi. Non ci sono a 2000 m di quota, figurarsi a 4000.
Eppure si sente ancora dire che le canicole e le ondate di calore estive sono tali sopratutto a causa delle famigerate isole di calore urbano.

martedì 13 giugno 2017

Clima più estremo? II — Heatwaves, conseguenze


Che conseguenze avrà il riscaldamento globale sulle estati svizzere? Che effetti provocherà l'aumento della frequenza delle temperature estreme più calde?
Queste le domande a cui ha dato risposta, pochi giorni fa a Berna in un convegno, un team di climatologi che ha informato i decision makers su questo attuale e scottante tema.
Le risposte degli scienziati del clima sono state piuttosto sgradevoli: ondate di calore estreme, come quelle verificatesi nel 2003 e nel 2015, diventeranno più comuni, più intense e dureranno più a lungo. Con conseguenze fatali (vedi anche qui).

sabato 10 giugno 2017

Il giro del Polo Sud in 88 giorni


In questo documentario andato in onda un mese fa alla trasmissione scientifica RSI "Il giardino di Albert" viene seguito il team internazionale di scienziati nella prima, straordinaria missione scientifica svizzera in Antartide (ne abbiamo già parlato qui e qui).

mercoledì 7 giugno 2017

Anche senza Trump

Evoluzione delle emissioni di gas a effetto serra della Svizzera (CO2 equivalenti, in milioni di tonnellate) e obiettivi per il futuro. Fonte: Ufficio federale dell'ambienteScarica i dati.

La Svizzera non farà la fine degli Stati Uniti. A meno di una settimana dalla decisione del presidente Donald Trump di ritirarsi dall’accordo di Parigi, il parlamento elvetico ha ratificato il primo accordo universale e giuridicamente vincolante sul clima.
Oggi, la Camera dei Cantoni (camera alta) ha accettato l’intesa internazionale con una decisione schiacciante di 39 voti favorevoli e 3 contrari (2 astensioni), allineandosi così alla Camera del Popolo, che si era espressa sul dossier in marzo. La Svizzera è così il 149° paese a ratificare l’accordo.
L’obiettivo di Berna - definito «ambizioso, ma realistico» dalla ministra dell’energia Doris Leuthard - prevede di dimezzare le emissioni di CO2 entro il 2030, rispetto ai valori del 1990. Le riduzioni dovranno avvenire per almeno il 60% in Svizzera, mentre per il restante 40% potranno essere realizzate tramite progetti all’estero. Dal canto suo, l’Unione Europea si è fissata un obiettivo di riduzione del 40%.

Non riscaldiamoci troppo

Giunge notizia di un'intervista pubblicata qualche settimana fa su un giornaletto locale ad un sedicente "climatologo" a me sconosciuto e che avrebbe collezionato una serie di perle rare. Una di queste è stata ripresa a mo' di sfottò da un altro giornale settimanale nella sua rubrica ironica di copertina.

lunedì 5 giugno 2017

Drump it out!

"Semplicemente, non ne vedo la necessità"

La retromarcia di Trump sull'accordo di Parigi surriscalda la paura del futuro e non poteva non suscitare indignazione in tutto il mondo e reazioni disparate nel mondo scientifico, economico e anche politico. Gran parte di queste reazioni sono però unanimi nel condannare una decisione così scellerata ed idiota. America behind, altro che America first, adesso!

Cominciamo con una raccolta di pareri di meteorologi, climatologi ed esperti svizzeri che spiegano quali saranno gli effetti immediati e quelli futuri.

domenica 28 maggio 2017

Meltlandia in time lapse


G7 e clima: contraddizioni e gravi danni


Guest post di Luca Mercalli

Siamo ancora convinti che i vertici di capi di stato come il  G7 siano utili? Che i temi che vi si dibattono in frettolose conversazioni più attente alle telecamere che alla concretezza siano ben posti? Che le promesse che vi si fanno vengano mantenute?

lunedì 22 maggio 2017

Per fortuna che son farlocchi...

...'sti modelli. Ma proprio dei gran farlocchi...

P = ¬P

E che la costruzione del futuro abbia inizio...

Dunque, dicevano certuni tempo fa su un blog amico:
in Svizzera poche settimane fa hanno votato contro una centrale eolica...ovviamente nessuno ne ha parlato sulla stampa “ambientalista”, in compenso sul referendum anti-nucleare, perso dagli anti-nucleari, ne sentiamo parlare come se avessero vinto gli anti-nucleari….
 Un condensato di logica paradossale alquanto efficace, in effetti.

martedì 16 maggio 2017

Clima più estremo? I — Temperature


Parto con quanto già scritto nel primo post introduttivo della serie dedicata agli eventi estremi.
Ogniqualvolta si dice che il GW aumenta gli "estremi", occorrerebbe distinguere tra i diversi aspetti del problema:

1) aumento della frequenza delle temperature estreme più calde che deriva da un aumento della media della distribuzione della temperatura senza cambiamento nella forma della distribuzione o nelle correlazioni temporali;
2) aumento delle precipitazioni estreme che risulta da un aumento dell'umidità atmosferica, questo a sua volta derivante dall'aumento della saturazione della pressione di vapore in conseguenza del riscaldamento e senza cambiamenti nei venti che convergono umidità nella regione di interesse durante questi episodi di precipitazione estrema;
3) cambiamenti nella frequenza delle tempeste o nelle anomalie climatiche a bassa frequenza, come la siccità, derivanti da variazioni nella circolazione atmosferica o oceanica su larga scala;
4) cambiamenti nell'intensità delle tempeste.


Oggi approfondirò il primo: l'aumento della frequenza delle temperature estreme più calde, con associata maggior frequenza/intensità/durata delle ondate di calore. Evento, oggi e a differenza di altri, con una fiducia scientifica negli studi di attribuzione fra le più alte (vedi tabella sotto).

domenica 30 aprile 2017

Questioni di lana caprina

Gli effetti sul trend termico globale delle correzioni / omogeneizzazioni dei dati di superficie sul mare hanno prodotto un leggero abbassamento, come già visto qui:

sabato 22 aprile 2017

Too extreme not to march?



La Giornata della Terra, che si celebra oggi 22 aprile per la 47esima volta, è stata voluta dalle Nazioni Unite per riflettere sulla necessità di conservare le risorse naturali e la salvaguardia dell'ambiente.

Una protesta contro l'inquinamento dell'aria di attivisti in Nepal
Fino a un miliardo di persone vengono coinvolte dall'evento, celebrato per la prima volta nel 1970, che si concentra su temi come l'inquinamento, la distruzione degli ecosistemi e la scomparsa di specie animali e vegetali.

mercoledì 19 aprile 2017

(S)botta e risposta


Un esempio di pregiudizio sul ruolo climalterante della CO2 dai quotidiani della Svizzera italiana degli scorsi giorni. Sul Corriere del Ticino (CdT) dello scorso 8 aprile (vedi prima immagine sotto) e su quello dell'altro ieri (vedi seconda) due lettori sbottano sul tema infarcendo le loro lettere con le solite trite e ritrite argomentazioni farlocche non prive delle ben note fallacie logiche che si incontrano in questi casi. Ho evidenziato in rosso i fulcri dell'argomentazione e ho proposto qui sotto una succinta risposta per puntualizzazione sistematica. È una versione leggermente ampliata della lettera di risposta inviata al CdT.

martedì 18 aprile 2017

Le glaciazioni del Pleistocene


Lucerna durante una giornata estiva di circa 16.000 anni fa. Sullo sfondo la veduta panoramica delle Alpi, dal Monte Rigi al Monte Pilatus. Pittura a olio di Ernst Hodel, 1927. Fonte.

Nei commenti del post dedicato all'Eemiano, Alberto si chiedeva come mai in tutto il Pliocene non sembrerebbero esserci state glaciazioni e queste sono invece partite a metà circa del Pleistocene.
Una domanda importante e di difficile risposta, una delle "Big Questions" che ancora oggi connotano le geoscienze e vengono sollevate ogniqualvolta si affinano le ricostruzioni paleoclimatologiche.
Vediamo di tentare una sintetica spiegazione di quell'ancora poco che ad oggi si sa a riguardo.

martedì 11 aprile 2017

Fondi per l'Africa preda della siccità

Una madre con il figlio denutrito nel Sudan del Sud.

Assieme alla Società svizzera di radiotelevisione (SRG SSR), e con il sostegno della presidente della Confederazione svizzera Doris Leuthard, la Catena della solidarietà indice oggi, martedì 11 aprile, una giornata nazionale di raccolta fondi a favore delle vittime della carestia in Somalia, Sudan del Sud e Nigeria.


L’Africa orientale è confrontata con la siccità più grave degli ultimi 60 anni. Se non si interviene, milioni di persone rischiano di morire di fame, scrive la Catena della solidarietà. Secondo l’ONU, indica la fondazione svizzera, in Africa si sta profilando «la più grave crisi umanitaria dalla Seconda guerra mondiale».

mercoledì 29 marzo 2017

Eemiano a.k.a. Riss-Würm 2.0

Dutton et al. 2015
Le temperature della superficie degli oceani nell’ultimo periodo interglaciale - il periodo Eemiano o Riss-Würm,  compreso fra 129.000 e 116.000 anni fa - erano molto simili a quelle di oggi. Un dato preoccupante, visto che allora il livello dei mari era superiore di 6-9 (±1) metri rispetto a quello attuale (vedi anche quiqui). Lo spiegano i ricercatori guidati da Jeremy Hoffman, della Oregon State University di Corvallis, in uno studio uscito qualche settimana fa su «Science».
Con circa un grado in più rispetto alle temperature medie globali che avevamo un secolo fa (quando queste erano circa un grado in meno di quelle odierne), l'ultimo periodo interglaciale, in effetti, si pensa che sia stato tanto caldo come quello attuale (vedi immagine sotto: di questo passo, entro fine secolo raggiungeremo il picco termico degli ultimi 5.300.000 anni, ad inizio/metà Pliocene!).

venerdì 24 marzo 2017

Soffici nuvole

La giornata mondiale della meteorologia, ieri, ha avuto quest'anno come tema le nuvole e la loro - per certi versi - ancora piuttosto difficile comprensione nell'ambito delle simulazioni climatiche. Un post dedicato alle nubi, dunque.

mercoledì 22 marzo 2017

Un quarto di secolo di acqua

Oggi, giornata internazionale dell'acqua, si festeggiano i 25 anni di sensibilizzazione su questo importantissimo tema. Istituita dalle Nazioni Unite nel 1992 con l’obiettivo di sensibilizzare e promuovere azioni concrete per la tutela delle risorse idriche, la giornata di quest'anno ha come tema il waste water. Tecnicamente, con tale termine si indicano i reflui che vengono scaricati nei corsi d’acqua dagli impianti di depurazione civili e industriali; in senso più ampio, invece, ci si riferisce a tutte le acque inquinate che raggiungono quelle superficiali. Vedi anche qui.

martedì 21 marzo 2017

Foreste e clima


Oggi, giornata internazionale delle foreste (quest'anno il tema è "foreste ed energia", vedi anche qui per un excursus inter-disciplinare), dopo parecchio tempo torno a parlare di foreste e clima (vedi per es. qui o qui).
Da qualche anno ci sono in rete anche interessanti e utili mappe che mostrano la situazione generale: questa per esempio mostra i principali hotspot della deforestazione, quest'altra dell'università di Maryland  (commentata qui) mostra il cambiamento globale della copertura forestale nell'ultimo decennio e mezzo. A proposito di quest'ultimo istituto: la recente pubblicazione di Potapov et al. ha mostrato come fra il 2000 e il 2013 sia sparito globalmente il 7,2% delle foreste vergini, se ne è andata infatti una superficie di più di 900 mila kmq di selve incontaminate (un'area grande come il Venezuela), i 3/5 della quale nelle zone tropicali (vedi slide sotto con la sintesi del lavoro).

lunedì 20 marzo 2017

Ai confini del mondo



90 giorni per circumnavigare l’Antartide ed effettuare migliaia di esperimenti scientifici alla ricerca delle complesse interazioni esistenti fra il clima, l’oceano e l’affascinante continente australe, un universo decisamente ancora poco conosciuto ed indagato.
Era questo l’obiettivo dell’ACE (Antarctic Circumnavigation Expedition) la missione di ricerca guidata dal neonato Istituto polare svizzero che ha concluso il suo viaggio proprio ieri a Città del Capo in Sudafrica.
Noi ne avevamo già parlato qui (nella seconda parte del post).

lunedì 13 marzo 2017

Storie di anticipi

Erba di cotone artica in riva al mare della Groenlandia. Il falasco è in anticipo di quasi un mese sul suo naturale calendario, rispetto a 10 anni fa.

La primavera boreale anticipa il proprio inizio sul calendario come mai in precedenza da quando è iniziato il monitoraggio ambientale. Nelle regioni artiche, inizia in media 26 giorni prima rispetto ad un decennio fa e questo sta causando problemi al ciclo naturale delle piante e alla fauna selvatica, come mostra uno studio recentemente pubblicato. Alle medie latitudini, sta anticipando meno velocemente rispetto a quelle più a nord (in media con una velocità di un ordine di grandezza inferiore), ma sempre troppo rapidamente rispetto al naturale equilibrio dei vari ecosistemi. Le evidenze vengono da questi testimoni silenziosi, le specie naturali che rispondono ai segnali del clima. La scienza relativamente giovane della fenologia - la registrazione della data di calendario del primo germoglio, del primo fiore,  del primo comportamento di nidificazione e dei primi arrivi di uccelli migratori -, nel corso degli ultimi decenni, ha più volte confermato i timori meteorologici del riscaldamento globale come conseguenza della combustione di combustibili fossili.

lunedì 6 marzo 2017

Vendicati i "modellini farlocchi"


Il record termico della temperatura media globale (Trenberth 2015) e quello della concentrazione atmosferica di CO2 (linea rossa tratteggiata). 

Wally Broecker torna sulla sua proiezione climatica effettuata nel 1975 e pubblicata su Science. Apparentemente una proiezione parecchio azzeccata, ma Wally è molto critico con se stesso - alla sua età e con la sua esperienza, come non poterselo permettere? - , per es. dice
based on the words “global warming” in my Science paper, I was given the title “Father of Global Warming.” Not only did I not like this title, I had done little to merit it.

sabato 4 marzo 2017

Il tempo, il clima e...le ciliegie alternative


La rapida e attuale fluttuazione al ribasso dell'estensione dei ghiacci marini che circondano l'Antartide è impressionante - dopo anni di leggera crescita e con un trend pluriennale positivo (trend lineare: +200.000 km^2/decennio, fonte: NSIDC) dettato principalmente da motivi di circolazione atmosferica, venti e precipitazioni - ma non è che la risposta ambientale delle particolari condizioni meteorologiche che sta vivendo il perimetro del grande continente bianco in questa breve ma estrema estate australe, condizioni particolari iniziate già nella scorsa primavera (vedi immagini e animazione sotto).

giovedì 2 marzo 2017

Approvato l'accordo di Parigi

Il Parlamento svizzero, con 130 voti contro 60 e 3 astensioni, ha autorizzato il Governo oggi, giovedì, a ratificare l'accordo di Parigi sul clima. Respinta dall'assemblea la proposta della destra di non entrata in materia. La camera alta deve ancora pronunciarsi.
L'intesa in questione, approvata da più di 190 Stati nel dicembre del 2015, punta a proseguire gli sforzi volti a contenere l'aumento a 1,5 gradi centigradi della temperatura del pianeta. Tutti i paesi firmatari, fra i quali anche la Svizzera, sono vincolati a presentare ogni 5 anni obiettivi di riduzione delle emissioni di gas serra e ad adottare misure in materia sul piano nazionale.

domenica 26 febbraio 2017

O neve mia...

Il comprensorio sciistico senza neve di Corviglia, sopra St Moritz, a fine dicembre 2015.
La stazione visibile di El Paradiso è ubicata a circa 2200 mslm

Entro la fine del secolo il livello di innevamento naturale sulle Alpi salirà da 500 a 700 metri, spiega il climatologo Reto Knutti nell'intervista qui sotto.
Knutti  è co-autore di un nuovo rapporto sull'impatto del cambiamento climatico in Svizzera (vedi anche qui), in particolare ha contribuito alla parte 1 ("basi fisiche") e alla 3 ("mitigazione").
Knutti è fisico dell'atmosfera e professore ordinario presso l'ETH di Zurigo. Lavora con i modelli climatici matematici che descrivono gli effetti dei gas serra nell'atmosfera. Knutti è uno dei principali autori del Working Group I del quinto e ultimo rapporto dell'IPCC, Contributor, Expert Reviewer, Draftin Author dell'SPM, Lead Author del TS, Contributing Author del cap. 5, del cap. 9 e del cap. 10 e Coordinating Lead Co-Author del cap. 12 dedicato alle proiezioni a lungo termine del cambiamento climatico.
L'intervista è corredata da diverse immagini che sono associate a parte delle sue risposte.
A seguire, dopo l'intervista, un riassunto di un recente lavoro appena pubblicato sul destino segnato della stagione invernale alpina.

domenica 19 febbraio 2017

In contropiede

Come è tipico, anche quest'inverno la qualità dell'aria degli Stati Uniti è molto migliore di quella nella maggior parte dell'Europa e dell'Asia.

h/t Robert Rohde


Vedete l'aria pulita (a sinistra nelle mappe sotto) nella maggior parte delle città degli Stati Uniti?

sabato 18 febbraio 2017

Il clima svizzero sotto i riflettori

Ghiacciaio Hohbalm sopra Saas Fee, in Vallese
«Brennpunkt Klima Schweiz», in francese «Coup de projecteur sur le climat suisse», che potremmo tradurre con Il clima svizzero sotto i riflettori è il titolo del rapporto, pubblicato nello scorso mese di novembre dalle Accademie svizzere delle scienze, frutto della collaborazione di una settantina di ricercatori svizzeri durata 3 anni, che presenta in forma chiara e comprensibile anche ai non specialisti le conseguenze del cambiamento climatico per la Svizzera.

mercoledì 15 febbraio 2017

Cambiamento del clima in montagna



Luca Mercalli e Daniele Cat Berro di Nimbusweb, sito ufficiale della Società Meteorologica Italiana e autorevole portale italiano della meteorologia e del clima, in una recente pubblicazione presentano una dettagliata panoramica delle conseguenze del cambiamento climatico sull’ambiente alpino (rivista SCIENZE del TERRITORIO, Università degli Studi Firenze, vol. 4 (2016) - Riabilitare la montagna). Qui una succinta panoramica.

lunedì 13 febbraio 2017

Buon compleanno, Guy!

Con un po' di ritardo ... ma meglio tardi che mai!


Rompere le balle


Thomas Stocker - Professor of Climate and Environmental Physics all'istituto di fisica dell'Università di Berna, "che solo a leggerne il CV ti sembra di recitare la divina commedia tanto e’ lungo",  co-chairman del WGI del quinto e ultimo rapporto di valutazione dell'IPCC -  demistifica tre miti del negazionismo climatico che come balle riempite di elio continuano a volare sopra Flatlandia.
E suggerisce e sollecita l'inizio della quarta rivoluzione industriale: dopo meccanizzazione (prima), elettrificazione (seconda) e digitalizzazione (terza) i tempi sono ormai maturi per la decarbonizzazione.
Il tutto al TEDxBern dello scorso autunno.

mercoledì 8 febbraio 2017

Fratture e spedizioni antartiche

5 campi da calcio al giorno!

Quasi 30 km negli ultimi due mesi: è questa l'impressionante velocità con cui da dicembre si sta allungando l'enorme crepa della Larsen C, quarta più grande piattaforma glaciale antartica. 

martedì 7 febbraio 2017

Trompe-l'œil


Wiki: il trompe-l'œil (francese [tʀɔ̃pˈlœj], letteralmente "inganna l'occhio") è un genere pittorico che, attraverso espedienti, induce nell'osservatore l'illusione di stare guardando oggetti reali e tridimensionali, in realtà dipinti su una superficie bidimensionale. (...) In questo modo l'osservatore percepisce illusoriamente una realtà inesistente, creata artificialmente attraverso mezzi pittorici.

Quiz: Spot the difference, once again!

domenica 5 febbraio 2017

El Niño reloaded?


Troppo presto per chiamarlo, specie in questo periodo dell'anno in cui le skills dei modelli sono basse (non hanno nemmeno ancora superato la spring barrier) e il rischio dell'allerta lupo è alto.
Tuttavia...

venerdì 3 febbraio 2017

Fedal

Omaggio un po' tardivo a due giganti, che ci hanno regalato domenica scorsa un ennesimo memorabile capitolo della saga infinita...

giovedì 2 febbraio 2017

Il 2016 in Svizzera

Le temperature (in alto) e le precipitazioni (in basso) registrate in Svizzera nel 2016.
A sinistra lo scarto (in °C risp. in %) rispetto alla norma 1981-2010, a destra il valore complessivo effettivamente rilevato. Fonte: MeteoSvizzera.




Guest post di Marco Gaia \ Meteosvizzera

L’anno nuovo è arrivato e quello vecchio passa ora agli archivi. Le bocce sono ferme e si possono tirare le somme. Sull’insieme della Svizzera la temperatura media ha superato di circa 1,5 gradi la media 1961-1990 portando così il 2016 nella top ten degli anni più caldi dall’inizio delle misurazioni, nel lontano 1864. Da notare come, per le stazioni a basse quote, tranne il 1994, tutti gli altri anni presenti in questa particolare graduatoria si sono verificati dopo il 2000.
Pur con differenze regionali attorno ai ±20% la quantità di pioggia caduta complessivamente sull’arco dell’anno è stata sostanzialmente quella che ci si può attendere. E anche il numero complessivo di ore di sole può essere considerato come «normale».

martedì 31 gennaio 2017

La scienza è politica?


Ma la scienza è politica?
The Verge se lo chiede ma io non me lo chiedo più da tempo, alla luce di quel che sta succedendo in USA con la nuova presidenza Trump. Come si sa, infatti, il becero "Robin Hood" degli alternativi, dalle dita corte, dal riporto arancio e dalla dubbia salute mentale - in combutta con la sua cricca - sta cancellando le politiche dell'agenzia per la protezione dell'ambiente e sta imponendo una visione totalmente autocratica del sapere scientifico. Con tutte le implicazioni politiche di questo e senza dare ragioni. In barba alle favelle che raccontano certi cortigiani di provincia.

sabato 21 gennaio 2017

Terzo nuovo record per tre



Il 2016 sarà ricordato per il terzo – e straordinario – record consecutivo delle temperature globali di superficie, come titola giustamente  Claudio Cassardo l'ultimo post di climalteranti.

mercoledì 4 gennaio 2017

Clima e mercato finanziario


Guest post di Barbora Neveršil \ Ufficio federale dell'ambiente (UFAM)

Le decisioni prese oggigiorno in materia di investimenti, ad esempio relativi all’approvvigionamento energetico, contribuiscono a determinare l’andamento futuro delle emissioni di gas serra. Firmando l’Accordo di Parigi sul clima nel 2015, la comunità internazionale si è posta l’obiettivo di indirizzare anche i flussi generali di capitali in investimenti più rispettosi del clima. Si vuole così cogliere l’obiettivo di aumentare gli investimenti in tecnologie e vettori energetici orientati al futuro e meno climalteranti. Una volta chiarito come gli investimenti e i finanziamenti influiscono sul clima, tutti saranno in grado di prendere decisioni rilevanti in tale ambito.

domenica 1 gennaio 2017

Pericolosa siccità

Adelboden, Oberland bernese, fine dicembre 2016


Ben presto la siccità verrà considerata un pericolo naturale in Svizzera.

Di fronte al surriscaldamento climatico, l'Ufficio federale dell'ambiente (UFAM) intende dotarsi di strumenti per meglio predire i periodi di siccità e migliorare la prevenzione degli incendi di boschi.
Finora, la Svizzera conosceva pochi periodi senza pioggia, ma l'aumento della temperatura globale rischia di rendere più frequente questo fenomeno (vedi anche qui).