martedì 22 gennaio 2013

Mann vs Idso


Ecco una doppia intervista: prima a Michael Mann e poi a Craig Idso.
Lascio eventuali commenti a chi se la sente. Io mi sono limitato ad aggiungere qualche link, un paio di immagini e un PS qui di seguito.

PS: il post non vuole sposare la par condicio, tanto auspicata dal solito cortile terrapiattista. Siamo tutti ben scafati e navigati da sapere benissimo che essa non ha nulla a che vedere con la scienza, quando un paradigma si è cristallizzato e non da ieri (ne abbiamo parlato moltissime volte anche qui su MS, per es. qui o qui).
No, l'idea è quella di sentire che cosa hanno da dire due scienziati che lavorano nell'ambito del clima e poi eventualmente - sulla scorta di quel che sappiamo - trarre qualche ulteriore conclusione in più. Soprattutto, direi di prestare particolare attenzione alle argomentazioni di colui che nega e che - fino a prova del contrario - sarebbe utile portasse qualche argomentazione scientifica un po' più valida, innovativa, coerente ed approfondita (rispetto a quel che dice) per poter pensare di riuscire a far le scarpe alla teoria dominante e a scalfire quello che teoria, osservazioni e simulazioni continuamente ci mostrano come quadro d'insieme ancora e sempre provvisoriamente non falso.


giovedì 17 gennaio 2013

Vittime e carnefici del GW

❖ I fotografi svizzeri Mathias Braschler e Monika Fischer hanno viaggiato in 16 paesi realizzando i ritratti delle vittime del cambiamento climatico. I loro scatti mostrano che il mutamento climatico è una grossa preoccupazione per tutti, dagli allevatori di lama in Perù ai produttori di vino in Spagna:

mercoledì 16 gennaio 2013

Quando il clima flagella l’economia


Guest post di P. Schiesser


Alcuni fatti indicano che il presidente americano Obama si sta togliendo i guanti di velluto con cui ha mosso le leve del potere nel suo primo quadriennio e che sta mostrando la grinta di chi vuole lasciare un segno: preme per una legge più severa sulle armi, ha tenuto testa ai repubblicani sul bilancio dello Stato, si permette di scegliere con Chuck Hagel un ministro della difesa inviso alla destra israeliana e alle cerchie che negli Stati Uniti la sostengono.
E di grinta ne sarà richiesta molta, per affrontare le enormi sfide che lo attendono anche nei prossimi quattro anni, dall’economia americana e mondiale alla Primavera araba.

Ma sarebbe auspicabile che un posto nella Storia lo cercasse anche assumendo la guida della comunità internazionale nella lotta contro i mutamenti climatici, promessa al momento della sua prima elezione, ribadita dopo la sua rielezione, ma mai mantenuta. Anzi, nuovamente smentita nei fatti dal rappresentante statunitense alla conferenza sul clima svoltasi a Doha in dicembre, Todd Stern, che con le sue parole ha raffreddato entusiasmi ed aspettative.