venerdì 31 dicembre 2010

Top hits 2010


Prima dell'inizio del 2011. Così, più che altro per gioco. E a struttura stocastica e rizomatica.










Events (qui e qui una panoramica):

1) Heatwaves: Russia жары (summer), African & Middle East (spring-summer), U.S East Coast (summer), California (autumn)
--> GW nel 2010 al top (per es. qui, qui, qui e qui);
2) Floods: Pakistan, China, India (summer), Tennessee (spring), California (autumn-winter), Queensland (in queste settimane) (Update 6/1 qui);
3) Contrasti: North American snowmageddon (East Coast) & spring Olympics 2010 (Canada) nell'inverno 2009/10, UK big freeze & Greenland big hot in dicembre 2010.



Post:

. Il più "cliccato": Some like it Hoth, grazie a Costa;
. Il più divertente da fare: Voodoo science, non c'è alcun dubbio...;
. Il più impegnativo da fare: forse, tutto sommato, questo: difficile fare scelte a volte molto arbitrarie...



Papers:

1) Quello di Dessler sul ruolo delle nuvole: davvero importante (anche perché connette teoria, modellizzazione e osservazione empirica), forse potenzialmente da snodo...;
2) Quello della Haigh sull'apparente paradosso solare: anche questo potenzialmente un crack da snodo speculativo. Ma con maggiori benefici del dubbio;
3) Pari merito: quello della Solomon sul vapore in stratosfera e quello di Trenberth sull'auspicio di un monitoraggio più efficiente dei flussi di energia nel sistema terrestre. Il primo, più che altro, per il grande rimbombo che ha provocato nella blogosfera  dei soliti noti, facendo loro subodorare fantasiose elucubrazioni circa il global cooling post-1998 e confermando che il concetto di variabilità interna del sistema climatico è ben lungi dall'essere considerato nella corretta misura da costoro. Il secondo perché è stato uno dei più discussi e citati dell'anno, stimolante conseguenza della strategia del Gish Gallop applicata a bubblesgate.



Vuvuzelas:

1) L'Artico: "non è il caldo a governare il ghiaccio" che fa il paio con "ceci n'est pas un trend"...;
2) Il GC, l'era glaciale, l'effetto serra che non esiste et similia (consultare le solite note centraline della disinformazione terrapiattista e bigoilista)...;
3) Il big freeze europeo di questo inverno: colpa della BP e della marea nera nel Golfo del Messico che ha prodotto un' alba del giorno dopo (secondo un oftalmologo...), ne parlerò in uno dei primi post del nuovo anno.



Metafore dissonanti:

1) L'Emmentaler vincolante
2) Il dentifricio decontestipolante
3) La mazza vincente


Buon anno a tutti!!!




mercoledì 29 dicembre 2010

Il vero termostato

In questi giorni molto freddi, un normale termostato ordinario funziona al meglio. Mantenendo la temperatura di casa ad una soglia costante prestabilita, evita un'eccessiva dispersione di calore e un eccessivo consumo di energia, ma evita pure che - in caso di temperatura esterna molto fredda - si debba ricorrere a fonti di calore extra.
Il termostato non produce calore proprio, ma il suo ruolo è quello di accendere o spegnere la stufa a seconda che la temperatura di casa sia inferiore o superiore a quella prestabilita e regolata dallo stesso strumento. Se si volesse seguire con attenzione la temperatura della casa, vedremmo che non rimane costante al valore impostato, ma mostra piuttosto una sorta di "variabilità naturale" dal momento in cui la temperatura di casa scende al di sotto del valore impostato e poi oltrepassa questo limite in un lasso di tempo compreso fra i minuti e le decine di minuti, a causa dell'inerzia termica della casa e del fatto che il riscaldamento della stufa (se accesa) è più potente della costante perdita di calore verso l'esterno. Se il termostato viene improvvisamente impostato su un valore molto alto, la temperatura inizierà a salire con un un ritmo dettato dall'inerzia della casa e dalla forza della stufa. Ruotando il termostato di nuovo sul valore normale, il riscaldamento si ferma.

Provate a sostituire il termostato con il principale gas serra (GHG) non condensante (cioè la CO2 atmosferica, ma in misura minore anche gli altri GHG) e avrete una bella e stretta analogia con il controllo della temperatura globale della Terra.
La CO2 atmosferica svolge infatti un ruolo simile a quello del termostato di casa nel fissare la temperatura di equilibrio del pianeta e nel mantenere la sua struttura stabile (oggi ci sono persino prove geologiche in tal senso, ne parlerò in un futuro post dedicato). La principale differenza con lo strumento di casa è che la CO2 - in quanto essa stessa potente GHG - contribuisce a riscaldare la superficie terrestre mediante l'effetto serra globale, che può anche essere definito come la differenza fra la temperatura planetaria del corpo nero emettente radiazione infrarossa (in equilibrio con la radiazione solare assorbita) e la temperatura media globale alla superficie terrestre. Proprio l'assorbimento e l'emissione di radiazione ad onda lunga in atmosfera da parte dei GHG spiega la forte differenza suddetta, che - assumendo un albedo planetario costante - è di circa 33 gradi C (circa + 15 gradi C invece dei - 18 gradi C che emergono dalla legge di Boltzmann).

Ed è proprio questo riscaldamento sostenuto che consente al vapore acqueo e alle nubi di mantenere la loro distribuzione più o meno stabile e costante in atmosfera, così come gli effetti di feedback amplificanti il riscaldamento iniziale fornito dai GHG non condensanti e, nel processo, il grosso dell'effetto serra terrestre totale (senza questo riscaldamento iniziale fornito in primis dalla CO2 l'atmosfera sarebbe quindi priva dei più potenti GHG!).
L'allocazione dei diversi contributi all'effetto serra, infatti, ci ricorda che l'acqua, come si sa, ha l'effetto più forte: circa il 50% è attribuibile al contribuente dominate, cioè il vapore, il 25% alle nuvole e circa il 20% alla CO2 che è il primo e più importante gas serra non condensante e quindi - a differenza dell'acqua - forzante e non (solo) feedback in quanto tale.

Gli effetti radiativi associati alla formazione di vapore ai livelli di quasi-saturazione e alla successiva condensazione in nubi sono molto più forti rispetto al livello di equilibrio del forcing radiativo dei GHG non condensanti e questo si traduce in grandi fluttuazioni termiche locali che - insieme alle risposte similmente non lineari che coinvolgono la capacità e l'inerzia termica dell'oceano - costituiscono il core della "variablità naturale" regionale tipica del sistema climatico su scala interannuale e decennale (e che tanto intrigano top researchers come Trenberth).
Tutto questo sottostà però all'incognita della spada di Damocle: se la temperatura di equilibrio globale terrestre verrà mantenuta fissa è un conto; se sarà costretta e forzata anche in futuro a riequilibrarsi in risposta alle variazioni dei livelli di GHG atmosferici è tutto un altro conto.

E il conto del main non-condensing GHG è alquanto inquietante, il seguente grafico animato (video h/t Cassandra) è davvero molto illuminante ed esplicito a riguardo: il respiro del pianeta o la rana che bolle (come ha giustamente segnalato un lettore nel blog di Bardi) ma io direi forse l'acqua calda nella pentola, la rana saremmo noi :-D
Insomma: il termostato al lavoro, a senso unico.

lunedì 27 dicembre 2010

Outlook inverno e NAO 2010/11 by MNW

Con qualche negligente ritardo, segnalo anche sul MS l'uscita del nuovo outlook invernale pubblicato sul sito di MeteoNetWork, come sempre a cura dal Comitato Scientifico (di cui faccio parte). A scadenze semestrali, ci si occupa di una proiezione stagionale dedicata alle due main seasons, inverno ed estate. Siamo oramai giunti all'ottavo outlook (quarto invernale), partendo dal primo pubblicato a fine primavera 2007 per quell'estate e iniziato per gioco, passione ed una specie di scommessa. Oggi si prosegue sempre per gioco e passione, ma nel frattempo le attese nel forum sono lievitate (e per l'inverno spasmodiche, as usual). Magari in un post futuro (a fine stagione), farò una prima skill dei risultati ottenuti sinora.


Io mi sono occupato, comme d'abitude, della proiezione dell'indice NAO. Sulla scorta dell'analisi soppesata di una quindicina di predittori (associati a condizioni atmosferiche, criosferiche, idrosferiche e dello stato del ciclo dell'irradianza solare) a cui è stata data per ciascuno di essi una valutazione di impatto sulla NAO (in base alla forzante che può operare), ecco che cosa ne è uscito.

Probabilità di avere:

NAO+ (>+0.5): 10%
NAO neutra (fra -0.5 e +0.5): 50%
NAO- (<-0.5): 40%

Quindi: in generale l'analisi dà un'indicazione complessiva di NAO fra il neutro e il negativo, pur se le probabilità di una stagione caratterizzata da NAO- sono quadruple rispetto a quelle di un inverno con NAO+. Possibile range: -0.7 [+/- 0.3]. Soprattutto le parti iniziali e finali della stagione (D e F) dovrebbero essere connotate da indice negativo, che invece potrebbe vedere una temporanea fase più neutra/leggermente positiva nel mese centrale della stagione.
Il significato sinottico di un tale range potrebbe configurarsi come una possibile preponderanza, su scala stagionale, dei Weather Regimes (WR) BLockingNordatlantico (BLN) e EUropeLow (EUL), con possibilità minori di un'alternanza fra i WR ATlanticHigh (ATH) ed Europe High (EUH).




venerdì 24 dicembre 2010

Immagini dell'anno - Nature 2010


Come ogni fine anno, ecco una rassegna delle più significative immagini dell'anno edite dalla storica rivista.

Mi preme ricordare, in particolare, le foto

1   --> la forza della natura espressa nell'eruzione islandese, dedicata a chi ritiene inutile e dannoso il principio di precauzione;

2   --> la ranocchia Pinocchio, dedicata a tutte le centraline della menzogna;

5   --> fitoplancton nelle acque baltiche, dedicata agli appassionati della Land Art;

6   --> pellicano inzuppato dalla marea nera lungo la costa della Louisiana, dedicato a chi ancora si chiede se la carbon tax equivalga al comunismo;

9   --> l'Endeavour in procinto di agganciarsi all'ISS, dedicato a chi adora i tramonti termosferici;

12 --> il crash del ghiacciaio groenlandese Petermann, la rottura di un blocco di 250 km^2 che ha prodotto il più grande iceberg artico da mezzo secolo in qua, dedicato a quelli ai quali ho dedicato la foto 2;

14 --> ripresa dell'attività solare, dedicato a quelli che speravano in un suo letargo fino al dicembre 2012 per poi sancire l'inizio ufficiale della nuova era glaciale.


MS ne approfitta per augurare buone feste ai suoi lettori. Ci si riposta fra pochi giorni.

mercoledì 22 dicembre 2010

Run like hell

7 "strane" accelerazioni sospette, corse da forsennati...verso cosa?
Nei casi 1 e 6 ampiamente (1) e significativamente (6) oltre le più "rosee" aspettative dei modelli, nell'(1) fuori dal range inferiore, nel (6) sul suo limite superiore.

Strani e rosee sono un eufemismo.

(1), (6) e (7): i modelli, quindi, sono troppo conservativi e sbagliano *per eccesso di difetto*?
Secondo i soliti noti sbagliano e basta, a prescindere da tutto.
Secondo altri meno noti fra i soliti noti ma ben più solidi fra chi non disinforma per professione di fede, è la dimostrazione di 2 cose: la difficoltà di "catturare" i tipping points in un contesto molto influenzato dal pensiero della linea e forse il fatto che un'accelerazione nella corsa è sintomo (o conferma?) di qualcosa che richiede nuovi approcci e strumentazioni ancora più raffinate. Torniamo alle questions sollevate da Trenberth più di un anno fa?

(2), (3), (4) e (5): il consenso si aggiorna...


(1) Arctic sea-ice extensions -->: much faster than predicted (anche qui e qui)

(2) Meltland ice-sheets melting -->: faster than expected (anche qui e qui e anim. QUI)

(3) West-Antarctic ice-sheets melting -->: much faster than imagined (anche qui)

(4) Alpine glacier melting -->: much faster than before (anche qui e qui)

(5) Worldwide glacier melting -->: faster than before (anche qui e qui)

(6) Sea-level rise -->: faster than predicted (anche qui)

(7) Arctic and antarctic ocean acidification -->: faster than predicted (anche qui e qui)

domenica 19 dicembre 2010

Muove il bianco - Abissi e magneti artici V

La partita continua, stavolta muove il bianco e la mossa è decisamente una di quelle che possono portare allo scacco.

Come da tempo si va asserendo (vedi ad es. qui, qui, qui, qui o qui), l'Artico è entrato in un nuovo stato: dovremo abituarci alle caratteristiche di questo nuovo equilibrio dinamico, e forse ne stiamo già esperendo alcuni sorprendenti e imprevisti effetti (vedi il prossimo post sull'Artico). La scommessa ora è a sapere quando sarà ice-free d'estate, anche se c'è chi pensa che non lo sarà completamente, ma che continuerà a raccogliersi in un'area marginale fra l'arcipelago canadese e il nord della Groenlandia. Le stime più pessimistiche (e irrealistiche) dicono a breve, stante ulteriori tracolli simil-2007, quelle più ottimistiche (e altrettanto irrealistiche) sono quelle in voga fino a qualche anno fa e parlavano di fine secolo. In ogni caso, siamo sempre più testimoni di una situazione nuova e forse già irreversibile, a breve.

A proposito della particolarissima situazione in cui versa l'Artico in questi anni, recentemente sono stati pubblicati 2 lavori molto interessanti, nel primo dei quali viene confermata l'assoluta novità plurimillenaria di questa situazione (qui il primo, se ne parla anche a CA): la copertura permanente del mare dovrebbe essersi instaurata ad inizio Pleistocene ed in seguito fasi interglaciali anche più calde di quella odierna (come l'Eemiano) - spiegabili con forcing dipendenti dai cicli orbitali associati all'insolazione estiva delle alte latitudini - sono sempre state accompagnate dalla scomparsa della banchisa estiva. Ma dall'ultima fase calda, coincidente con la prima parte dell'Olocene, non è più completamente scomparsa e gli autori dello studio concludono dicendo che la riduzione odierna della banchisa artica, iniziata nel tardo XIX secolo, è diventata molto pronunciata negli ultimi 3 decenni. Siccome è una novità - come dicevo - nel panorama degli ultimi millenni (con condizioni orbitali al contorno assai diverse), non è possibile darne una spiegazione solamente con la variabilità naturale.
L'altro studio non fa che corroborare la conclusione del primo (che in effetti lo cita): il recente riscaldamento dell'Artico (causa prima della riduzione e dell'assottigliamento della banchisa) ha sostanzialmente "disarcionato" il trend di lungo periodo improntato al raffreddamento degli ultimi 2 millenni, causato dalla progressiva riduzione dell'insolazione estiva per motivi orbitali. L'80% dei decenni più caldi di tutta la ricostruzione di 2000 anni sono tutti contenuti negli ultimi 50 anni.
(Update 12/1: interessante anche questo recente draft...).

Al simposio sullo stato dell'arte della criosfera tenutosi a Zurigo al WGMS lo scorso 8 dicembre, una delle più interessanti relazioni è stata quella di Julienne Stroeve dell'NSIDC. Ha presentato la situazione di declino accelerante della banchisa artica (qui e qui 2 suoi abstract sul tema direttamente dal meeting dell'AGU finito ieri).

Una delle keyslides è questa:

T + alte in tutte le stagioni --> ghiaccio primaverile più sottile --> premature acque libere da ghiaccio (il "famoso" effetto Emmentaler) --> + ice albedo feedback* --> + acque libere da ghiaccio in settembre (effetto rafforzato anche dal primo fattore) --> T + alte nella bassa atmosfera artica autunnale --> ghiaccio primaverile più sottile , e via così col circolo vizioso.

* La riduzione dell'albedo estivo aumenta l'assorbimento, da parte dell'oceano, di radiazione solare ad onda corta con rilascio di flussi di radiazione IR da parte dell'oceano artico alla sovrastante atmosfera in autunno, processo favorito anche da 3 ulteriori fattori: la ricopertura glaciale tardiva, lo spessore più sottile (che isola molto meno l'oceano dall'atmosfera, rispetto a ghiacci più spessi), il processo di ricongelamento rilascia il calore impiegato ad inizio estate per fondere il ghiaccio. L'anomalia cumulata della radiazione solare assorbita, in agosto, può superare, localmente, anche i 150 MJ al m^2, un'energia per unità di superficie equivalente a quella impiegata per la fusione di uno spessore di ghiaccio di 49 cm.

Qualche dato:

. Accelerazione della diminuzione della copertura glaciale artica annua:

-3% / decennio dagli anni 70
-4.3% / decennio oggi

. Trend del mese di settembre: -12% / decennio

. Ultimi anni abissali:

2007: 39% sottomedia
2008: 34% sottomedia
2009: 24% sottomedia
2010: 30% sottomedia

. Trend dell'estensione di settembre:

nei 20 anni fra il 1979 e il 1998: -32'000 km^2/y
nei 12 anni fra il 1999 e il 2010: -165'000 km^2/y

. Dominano sempre più i sottili e più salati ghiacci giovani, a scapito di quelli "buoni" pluriennali e più spessi (anche qui). Lo step violento dei ghiacci pluriennali dopo il 2007 potrebbe essere riconducibile ad una sorta di "martellamento" e frantumazione subito da questi ghiacci dopo il watershed del 2007, oppure ad un aumento dell'OHC nelle regioni artiche. In ogni caso sembra corroborare l'ipotesi di inizio di un nuovo stato.

. Età e spessore suggeriscono uno stato volumetrico precario.

. L'emersione del particolare tipo di pattern estivo che sta connotando gli ultimi anni (l'Arctic Dipole Anomaly, un pattern molto meridionale, con forti venti geostrofici dalle latitudini più basse, che ha sostituito il "classico" ciclone artico estivo: nel 2010 presente solo a luglio, ha "salvato" un po' la stagione, altrimenti finivamo come il 2007), favorisce ulteriormente il riscaldamento dell'Artico e il movimento dei "frammentati" e sottili ghiacci che più facilmente possono essere sospinti alla deriva.

Alla fine una delle frasi ricorrenti del suo speech è stata che "rules may be changing".
E, per es., ha spiegato molto bene (vedi anche qui) come un precondizionamento invernale molto molto favorevole al recupero e mantenimento dei ghiacci estivi (l'AO--- da record dello scorso inverno) non sia stato in grado nemmeno lontanamente di frenare il trend e anzi: nella tarda primavera c'erano già inquietanti segnali premonitori e ripeto: senza il mese di luglio più o meno normale sull'Artico (dal punto di vista della circolazione atmosferica) adesso saremmo qui a parlare di un nuovo record. probabilmente.

Le regole potrebbero essere in procinto di cambiare, anche per diversi altri aspetti connessi. Ma di questo (e dei possibili potenziali nuovi e sorprendenti effetti) ne parlerò nel prossimo post della serie dedicata all'Artico.

Concludo con un'ottima sintesi della situazione generale dell'Artico, riassunta in questa scheda della NOAA. E, qui sotto, il video associato:

venerdì 17 dicembre 2010

Sounds of climate change: *above us only sky*

Quasi 40 anni dopo, a 30 anni e una manciata di giorni dalla sua tragica fine, anche MS (dopo tamino, Tobis e qualche altro) ricorda John con il suo inno - potente - all'immaginazione.

"You may say I'm a dreamer
But I'm not the only one"





giovedì 16 dicembre 2010

Sounds of climate change: from Meltland...with love

Pre-draft di un post dedicato a Meltlandia, in uscita....quando potrà.

Sounds and visions of climate change



Sounds

C'è chi vuole sperimentare il suono del cambiamento climatico. Poeticamente affascinante, l'idea, quasi come "Le voci del tempo" di JGB.
Si tratta di ascoltare come si dipana (qual è la velocità di propagazione di) un suono subacqueo. Oceani più caldi (anche sotto la superficie) aumentano la velocità di propagazione delle onde sonore. L'esperimento fu effettuato la prima volta 50 anni fa (da Maurice "Doc" Ewing: connesse Perth a Bermuda in una trasmissione subacquea) parallelamente allo sviluppo della Ocean Acoustic Tomography e della comprensione del "tempo degli oceani". Ripetuto 30 anni dopo in altre porzioni oceaniche, oggi si vuole riprovare l'originale (Perth-Bermuda Express), viste le condizioni termiche nel frattempo mutate. L'autore dell'esperimento sonico odierno si attende una riduzione dei tempi di percorrenza delle onde sonore di circa 10 secondi.
Gli oceani si sono nel frattempo riscaldati e il contributo termosterico (insieme a quello eustatico) li ha espansi di circa 15 cm in un secolo, con un incremento accelerante (rateo di crescita nel frattempo raddoppiato: oggi crescono di poco più di 3 mm/y) e proiezioni di aumento fino a 2 m entro fine XXI secolo. Nuove caverne libere da ghiaccio (per fusione subglaciale) sotto le ice sheets groenlandesi e antartiche galleggianti fungeranno da laboratorio sperimentale per future nuove prove soniche mirate a studiare le dinamiche oceaniche in condizioni di fusione glaciale accelerante.
Ne riferisce qui un mostro sacro dell'oceanografia (Crawford Prize 2010).



Visions

Mari e oceani più acidi (anche se pare non venga ancora compromessa l'efficacia e la motilità seminale dei pesci), condizioni marine peggiori, ecosistemi sconvolti. Gli effetti biologici e biochimici dell'assorbimento di carbonio nei mari, insieme all'accumulo progressivo di moltissime sostanze di sintesi e degli stress termici in condizioni generalmente più calde, mostrano la faccia inquietante del cambiamento climatico in atto e del degrado di origine antropica negli oceani (qui lo state of the ocean 2010).
Parallelamente una nuova possibilità di estrazione del segnale termico emerge da un altro studio. Dopo ghiacciai e temperature oceaniche, ecco il GW dei laghi continentali. Visibile da rilevamenti satellitari. E potente, più ancora di quello atmosferico (pur se il dataset non è ancora omogeneizzato).




Sounds & Visions

In Europa la temperatura annua cresce - dal 1980 - con un rateo decennale circa doppio rispetto alla media mondiale. Lo studio ha ricavato un segnale antropico interessante: nell'ultimo decennio, il GW antropico ha decisamente aumentato la probabilità di avere stagioni con temperature al di sopra di specifiche soglie di riferimento: di un fattore 2 o poco più per le mezze stagioni (anticipando e ritardando i normali cicli biologici associati ai vari biomi, nds), di un fattore di almeno 4 per le estati. Come se il canto disperato dei grilli non ci avesse finora avvertiti...
Più difficile ricavare un segnale significativo per l'inverno, anche se pure in questo caso si parla di un fattore 2. Comunque credo che gli autori non abbiano ancora tenuto conto di un possibile potente feedback idrodinamico e sinottico, facente capo alla delicata catena causale che connette la riduzione del pack artico estivo, l'amplificazione termica della troposfera artica autunnale e gli impatti sulla circolazione invernale fra zone polari e medie latitudini europee. Ne parlerò in un prossimo post dedicato all'Artico (ho discusso della cosa con Julienne Stroeve al recente simposio sullo stato della criosfera a Zurigo).

Andamento e medie smussate ventennali (filtro gaussiano a banda passante bassa) in Svizzera:

Inverno                                                                                                    Primavera

Estate                                                                                                       Autunno


mercoledì 15 dicembre 2010

Mostre, mostri etc.

Segnalo 3 mostre che potrebbero interessare chi è almeno un po' interessato ai mondi sommersi.
Al di là del filo rosso, i temi delle 3 mostre sono comunque diversi: per natura, orizzonti spaziali e temporali, focus tematici, pubblici e turisti potenzialmente destinatari. E anche per localizzazione delle stesse.


Iniziamo da Basilea: dallo scorso mese di agosto (e fino a fine febbraio) va in scena il leit motiv della soglia dei 2 gradi. Titolo curioso che traduco: "il tempo, gli esseri umani e il loro clima. La grande esposizione sull'anticiclone delle Azzorre, i rainmakers e la fusione dei ghiacciai".
Con spunti annessi e connessi, con attività didattiche collaterali, soprattutto con eventi associati e mini-conferenze, alcuni dei quali davvero interessanti (ad es. questa, in ted., di A. Fischlin, coautore dell'AR4). Sono stato lo scorso 30 ottobre scorso alla mattinata con Brönnimann dedicata ai processi naturali e antropici che guidano i cambiamenti climatici degli ultimi 2 secoli (con tanto di didattica spiegazione di metodi e modalità di lavoro dell'odierna ricerca climatica e uno sguardo proiettato agli sviluppi futuri del clima).
Unico limite dell'esposizione: la lingua. Tutto è in inglese e - alternativamente - tedesco e francese. Poco italiano. Ma funziona comunque.
Perché non approfittare dell'Avvento per recarsi in questa città al confine di 3 nazioni per vedere la mostra, magari la fondazione Beyeler, per fare lo shopping ai mercatini di Natale con il Christollen, i Läckerli e la cioccolata basilese, sentire il flusso del Reno e magari fare la scorta di ottimi vini bianchi dalla vicina Alsazia?

Adesso andiamo a Milano, alla Rotonda della Besana. Qui è in corso (fino a fine gennaio) la mostra interattiva e ipertecnologica sul tema del futuro sostenibile "2050: il pianeta ha bisogno di te". Direttamente smontata e ricostruita dal Science Museum londinese. Ho visitato il sito, ho visto che c'è stato recentemente Jim Hansen as guest star. Non so dire altro, intendo farci una visita quanto prima. Ne approfitterò per un po' di scorta di panetun. Mi sembra una iniziativa interessante e meritevole di segnalazione. Qui un servizio dedicato dal TG svizzero.

Infine un salto nel basso vallese svizzero. A Martigny è in corso - da un mesetto e mezzo e fino a settembre 2011 - questa mostra molto molto allettante: "Ghiacciai: cronaca di un declino annunciato". Molto bello anche il sito con foto in sequenza. Interessantissimo anche il programma di conferenze (leggibile qui), senz'altro ci farò un salto, magari ad inizio marzo e lo suggerirò anche a qualche amico appassionato di ghiacciai. Magari si potrebbe abbinare la visita ad un'escursione sulla neve, alla visita a qualche cantina locale con tanto di degustazione di raclette e ad un salto alla fondazione Gianadda.


&&&&&&&&&&&&&&&&&&&&&&&&&&&&


Nel sito speciale che Swissinfo dedica ai cambiamenti climatici, segnalo questo video-diaporama interessante sulle vittime del fenomeno. Due fotografi svizzeri hanno viaggiato in 16 paesi relaizzando i ritratti delle vittime odierne (e future?) dei cambiamenti climatici. Intervistando e fotografando 16 persone toccate - nel male e nel peggio, negli ambiti più diversi - dagli effetti che il GW sta provocando gradualmente sul loro ambiente naturale di vita. Persone che posano e si raccontano in condizioni naturali di contorno che si mostrano mutate in maniera a volte drammaticamente mostruosa. E viene in mente il recente libro di Bill McKibben sull'alieno pianeta TerraA (vedi il post di Cassandra). L'ho comprato oggi, inizio a leggerlo in questi strani giorni.

Come il sito "100 places to remember" (molto didattico ed interattivo, Qui la mappa): posti che occorrerebbe ricordare (e visitare) prima che la loro mostruosa mutazione li faccia scomparire per sempre.

martedì 14 dicembre 2010

Verweile doch!

Werd ich zum Augenblicke sagen: Verweile doch! 
(se dirò all'attimo: fermati dunque!) 
(Faust)


Il Faust di Goethe è un poema che ho sempre adorato. Letto e riletto, visto in molte rappresentazioni teatrali e cinematografiche, è un capolavoro potentissimo e visionario, molto vicino all'allegoria e - come tale - parla un linguaggio universale senza tempo, una sorta di Iliade moderna.

Una delle tante metafore che suscita è quella dell'approccio moderno che relaziona l'uomo e il suo ambiente. Così come il famoso patto fra Faust e il diavolo è il tema centrale dell'opera, così la questione centrale di questo rapporto è diventata - nel XX secolo - l'ambivalenza che soggiace la relazione. Allo stesso modo, Mefistofele permette a Faust di sfruttare il potere - prima latente  - della tecnica per i suoi desideri di onnipotenza tipici dell'anelito di dominio che l'uomo esercita nei confronti della natura (serbatoio illimitato di risorse, territorio da modificare e plasmare in continuazione...), in cambio della sua anima e dunque del suo tempo. Il paragone con il progresso della tecnica invasiva sulla e nella natura grazie alle possibilità erogate dallo sfruttamento delle sue stesse componenti, è sin troppo evidente. E così arriviamo alla minaccia globale postmoderna, dettata da un ambiente naturale a rischio di annichilimento per depauperazione, depletion e pollution (dicono ancora qualcosa, oggi, i nomi di Aurelio Peccei e del Club di Roma, di Ilya Prigogine, di Nicholas Georgescu-Roegen, di Herman Daly?) e di una biosfera a rischio di annientamento oggi anche e soprattutto a causa del rischio climatico globale. Tutto ciò come conseguenza di sperpero di risorse e dell'utilizzo massiccio del capitale naturale, al posto degli interessi. Politiche energetiche figlie del positivismo del secolo scorso. Nell'era della sistemica, della cibernetica (nessuno ne parla più?), della complessità e della non linearità, occorrerebbero altri indirizzi. E maggior consapevolezza delle proprie azioni.

Jim Hansen usa spesso il tema del patto faustiano nelle sue conferenze e nei suoi speech, per es. lo ha usato alla Bjerknes Lecture dell'AGU di due anni fa, ma ne ha anche accennato recentemente nella sua breve tournée italiana (come ha riportato per es. l'oca qui). Lo usa in maniera molto appropriata ed efficace, proprio nello spirito a cui facevo riferimenti prima.
In questo post (dedicato alla shape of thing to come) ne avevo già accennato, per cui evito di riprendere il tema del patto sancito fra l'uomo-faust e l'industrializzazione fossile (con GHGs e aerosol annessi)-mefisotofele. Ne parla esplicitamente lo stesso Hansen nei suoi documenti.

Anche nel suo recente libro "Tempeste" riprende la metafora del patto faustiano, ma evidentemente - in questo caso - siccome Hansen non ha letto il basicc'è chi ne dà delle interpretazioni a geometria variabile, figlie della ben nota tattica della decontestipolazione.
O si vorrebbe magari far credere che i discepoli dei colonnelli della centralina disinformante non hanno mai letto il Faust? Magari non conoscono Goethe? Forse non sanno nemmeno che ha scritto - da bravo e grande meteorologo ante-litteram - sulla "forma delle nuvole?"


"C'è una legge per i diavoli e per gli spiriti: di là donde sono entrati, devono uscire.
 La prima cosa è di nostra scelta, per la seconda siamo vincolati" 
(Mefistofele)

Secondo principio della termodinamica ante litteram by Goethe.

lunedì 13 dicembre 2010

Jamais-vu...so far

In psicologia il jamais-vu è il contrario del déjà-vu e consiste nell'incapacità di riconoscere situazioni familiari. È meno famoso del déjà-vu forse perché meno frequente o perché più spesso associato all'amnesia.

Quando ero studente universitario (più di due decenni fa, all'ETH di Zurigo), avevo imparato che le nuvole hanno un effetto climatico di feedback termico sia positivo (amplificazione per autorafforzamento, conseguenza dell'assorbimento/emissione di radiazione IR e quindi corresponsabili della back radiation) sia negativo (smorzamento per autoregolazione, conseguenza della riflessione della radiazione solare ad onda corta), con il bilancio assolutamente neutro perché sull'effetto radiativo delle nuvole e l'associata sensibilità climatica agiscono molteplici componenti e non solo la quota di formazione delle stesse ma anche spessore ottico, durata, latitudine e stagionalità (qui, qui, qui, qui e qui qualche vecchio studio a riguardo). E tenendo conto di tutto ciò l'effetto riscaldante sembrava controbilanciare bene quello raffreddante, a prescindere da un ipotetico trend di fondo. In sostanza: nessun presunto fenomeno di autoregolazione climatica attraverso le nubi.

Poi nel 1990 Richard Lindzen pubblica questo seminale (per lo scetticismo dell'AGW di allora, allora ancora in fase embrionale) lavoro che fece molto discutere e mi ricordo di averlo letto e discusso anche da studente. Ce lo presentò in classe Atsumu Ohmura, prof di climatologia radiativa all'ETH di Zurigo una ventina di anni fa. In esso Lindzen spiegava per una delle prime volte la sua teoria dell'autoregolazione climatica attraverso le nubi, teoria poi sviluppata in seguito con il presunto effetto iride (ma nel frattempo caduta a causa della mancanza di prove sperimentali, di sovrastima dell'effetto o di sottostima di altri contributi radiativi).

Negli anni 90 altri scienziati scettici come Roy Spencer cercano di supportare la teoria basata sulla preponderanza dei feedback negativi delle nubi, tanto che questo campo (nonostante quanto detto sopra a proposito del presunto effetto iride) era uno dei pochi settori di forte incertezza e quindi anche di debole efficacia applicativa nei modelli. Per es. Spencer, ancora oggi, insiste sull'importanza data (secondo lui) alla variabilità interna interannuale e multidecennale del sistema oceano-atmosfera come regolatrice e modulatrice della produzione di nubi e quindi degli associati feedback radiativi (vedi ad es. qui ma anche qui) e - sempre secondo lui - fenomeni come l'ENSO e la PDO sono in grado di influenzare massicciamente le basse nubi riflettive e raffreddanti.
E anzi: Spencer è l'unico scienziato - che io sappia - a ribaltare causa e conseguenza a proposito della relazione fra ENSO e nuvolosità. Che l'ENSO sia un processo dinamico in costante evoluzione guidato dalle dinamiche interne del sistema oceano-atmosfera è una cosa risaputa almeno dai tempi in cui il norvegese Jacob Bjerknes - trapiantato in California all'UCLA - a fine anni 60 elaborava la sua teoria che riconciliava i vari elementi del puzzle in precedenza suggeriti da Walker (anni 20) e dalle osservazioni empiriche fornite dall'IGY del 1957/58. Che abbia forti impatti sui flussi di calore latente e sulla produzione e modulazione delle nubi nelle regioni tropicali (ma anche altrove, via effetti teleconnettivi) e quindi sul trasferimento convettivo e per avvezione di calore è cosa nota. Che il fenomeno dipenda invece e solo dalle nubi è una novità sorprendente, finora mai sperimentata e che - in teoria - dovrebbe scatenare disquisizioni agguerrite nella comunità scientifica. Ma non lo fa. Chissà come mai?

Ma torniamo alla storia breve dei feedback dati dalle nuvole. La cosa, negli anni, ha dato luogo a diversi fraintendimenti. Da un lato la comprensione degli effetti radiativi delle nubi si è nel frattempo rafforzata, dall'altro rimanevano ancora grossi dubbi al proposito (ne parla spesso anche Hansen), anche e soprattutto per la notoria difficoltà di osservazione delle stesse e di un'elaborazione di un robusto set di dati con la possibilità di calcolarne andamenti e trend di fondo.

Uno dei dubbi più spesso ancora oggi ricorrenti è il fatto che, in presenza di un mondo più caldo, la maggior evaporazione dagli oceani dovrebbe dar luogo ad un aumento delle nubi (non ovunque, sempre e allo stesso modo, ovviamente) e quindi a possibili rafforzamenti delle due modalità di retroazione spiegati sopra. Quale dei 2 feedback prevarrebbe?
Secondo gli scettici dell'AGW, come detto, quello negativo. Secondo il mainstream non si sa(peva) molto, e questa apparente e presunta dicotomia (la maggior parte dei climatologi nel dubbio ma con sempre più robuste conferme, i pochi scettici dell'AGW con la maggior sicurezza dell'effetto negativo) è stata ed è tutt'ora utilizzata da certa propaganda disinformante per supportare l'idea molto lovelockiana di madre Terra come Gaia autoregolante e tous va bien, madame la marquise. Già. Solo che :

1) e se invece prevalesse l'effetto radiativo positivo, nel trend di fondo recente?
2) e se invece il feedback delle nubi si comportasse in maniera diversa da quel che finora si è sempre più o meno pensato?

Il 2 l'ho già trattato in altri post (vedi ad es. qui). Ripeto quel che già più di due decenni fa mi si diceva: non è così semplice come la si vuol vedere, la cosa. Certe nubi a certe latitudini in certe stagioni si comportano esattamente all'opposto rispetto alle stesse in condizioni diverse, ad es. (come già spiegato nel post linkato, ma si veda anche qui) anche le basse nubi riflettive in realtà possono benissimo produrre un feedback positivo perché, in presenza di oceani più caldi, tendono a dissolversi.

L'1, invece, è un'ipotesi che - dopo alcuni studi recenti come questo - trova ora piena conferma in un recentissimo paper appena pubblicato che non mancherà di mandare in fibrillazione il mondo dei blog e dell'ambaradan negazionista, accusandolo di essere un lavoro triviale, di trarre inferenze affrettate, di uscire proprio mentre a Cancun..., di essere finanziato dalle lobby dei mulini a vento, di non tener conto delle "rivoluzionarie" (e più volte debunkizzate) teorie di Lindzen o di quelle altrettanto "rivoluzionarie" (ma mai provate) di Spencer, insomma della crème dello scetticismo (nel senso che, a parte loro...:-D
(Update 17/12: come non detto, infatti; notare le interessanti ipotesi complottistiche dei 3 o 4 partecipanti alla discussione, non avendo di meglio da dire...).

Ecco perché, finora, parlavo al passsato. Questo lavoro potrebbe segnare un importante watershed sul tema.
Qui il paper, qui la discussione su RC, qui lo scambio di e-mails fra l'autore e Spencer (su nubi e ENSO), qui un post di Romm con le opinioni di altri importanti ricercatori quali Trenberth, Soden o Fu.

Rimarco l'importanza dello studio (qui un'ulteriore spiegazione da parte dell'autore): è il primo di questo tipo - su questo specifico tema  - a basarsi su osservazioni empiriche. Un fondamentale tassello di uno dei 3 lati del "triangolo d'oro" della scienza.

Buona riflessione...

sabato 11 dicembre 2010

Non è mai troppo presto! 3

Quartieri costruiti ex-novo, ecovillaggi e intere città a misura d'uomo : tutti accomunati da uso più razionale delle risorse e bassi impatti ambientali nelle economie domestiche, nel modo di riscaldare, di utilizzare elettricità, di spostarsi, insomma: a bassa produzione di carbonio.

Nella giornata risolutiva e parzialmente consolatoria delle intese di massima al vertice dell'UNFCCC di Cancun, giornata del trionfo delle mezze misure e dei rimandi al posto delle azioni che producono conseguenze (qui un illuminante pezzo di Mercalli, qui, al minuto 15, una breaking news con tanto di intervista a Simon Evenett, prof all'Università di S. Gallo dove si occupa di commercio internazionale e di sviluppo economico, qui una panoramica globale di case-studies sulla resilienza economica by Swiss Re), ma anche nei giorni del Terra Madre Day, MS presenta l'ultima puntata della mini-serie dedicata alla ricerca di stili di vita maggiormente eco-sostenibili.


In un caso (qui, dal minuto 13 in avanti) un ecovillaggio per una comunità basata sulla semplicità che vuole prendersi cura di se stessa e del pianeta.

In un altro (qui, dal minuto 19 in avanti) un intero quartiere di una metropoli europea costruito ex novo con tecnologie d'avanguardia, nel rank dei Top 5 G-Buildings più importanti e oggi studiato dalla Cina (anche qui) e pure altrove, ma non privo di qualche pecca (come viene detto verso la fine del servizio).

Infine la mobilità dolce della città delle bici (qui, dal minuto 17 in avanti).

venerdì 10 dicembre 2010

Non è mai troppo presto! 2

Puntata numero 2, oggi si passa all'allevamento e al settore zootecnico, notoriamente pure a grande impatto ambientale, checché ne dica il solito qualcuno.

Dopo l'introduzione della sociologa, ecco quindi (qui, dal minuto 16 e 30'' in avanti) qualche contributo, incentrato su minor (o assenza di) uso di carne nell'alimentazione.
Dieta con meno (o senza) carne per questioni etiche, ecologiche, salutistiche.
Ecologia della nutrizione.

E dunque: dai vegetarian take-away a scelte di vita forti e radicali, da interessanti comparazioni inerenti il rapporto di conversione e l'impatto misurato in teorici km percorsi in un anno in auto (qui, pdf in ted., qui una traduzione sintetica ma con altri spunti e contributi) ad iniziative per introdurre giornate vegetariane nelle mense pubbliche, dalla memoria storica del gusto della carne e del suo desiderio che cambierà (c'è una breve intervista a Massimo Montanari) fino al documentario molto didattico sulla relazione fra scelte alimentari e clima. Ecco il trailer:



*******************


Update 28/12: per par condicio, posto un'intervista ad un giornalista ambientalista inglese che ha lavorato per decenni come allevatore di capre e mucche e che ha una visione un po' meno radicale su allevamento e consumo di carne. Le sue idee e scoperte le ha messe insieme in un libro ("Meat") pubblicato dalla Permanent Publication. L'intervista è apparsa sul Corriere del Ticino di oggi qui.

martedì 7 dicembre 2010

Non è mai troppo presto! 1


Citando la keynote di Carlo Carraro (professorie di economia, rettore della Ca' Foscari e membro dell'IPCC) ai Nobels Colloquia 2010 svoltisi nei giorni scorsi a Venezia con tema il futuro sostenibile e le risorse naturali, parte una mini serie dedicata ad alcune armi di distinzioni dalla massa utili anche e soprattutto per cominciare con stili di vita più ecocompatibili, compatibilmente con quel che c'è oggi. Poi la massa seguirà ... almeno un po'... o no?
E giusto per rimarcare come a Cancun si farà (ancora) ben poco, ma siccome il mondo subisce e subirà gli effetti del cambiamento climatico (qui il report della Royal Society sugli impatti in un mondo futuro più caldo nel caso si verifichi la previsione più alta) e alcuni di più e in maniera più radicale di altri, e siccome questi effetti dipendono anche e soprattutto da quel che facciamo già ora, non è mai troppo presto per iniziare a fare qualcosa di più e di meglio.

Oggi partiamo con l'agricoltura, notoriamente uno sei settori a più forte impatto sul clima, in particolare quella "dopata" e intensiva, checché ne dica qualcuno. Producendo CO2 (trasporti di alimenti, serre...) e metano.
E allora: agricoltura fai da te, filiera corta, orti bio.

Sentiamo qui (dal minuto 16 e 40'' in avanti) cosa ci raccontano alcuni virtuosi protagonisti e la sociologa intervistata. Mitigazione e valorizzazione del locale e del piccolo, con interazione e fiducia reciproca fra consumatore e produttore. Non male.

To be continued...



********************************************************

Il prossimo post, verosimilmente, sarà una nuova puntata della serie dedicata ad abissi e magneti artici. Riferirò qualche spunto (senz'altro quello di Julienne Stroeve) dal simposio di mercoledì 8 a Zurigo dedicato allo stato della criosfera, a cui parteciperò.

sabato 4 dicembre 2010

Alpi nel tempo 2 - fossili olocenici


Ötzi e i suoi "fratelli"

Il ritrovamento della mummia del Similaun sulle Alpi tirolesi nel 1991 (20 anni l'anno prossimo, qui prime info sui festeggiamenti previsti) ha permesso - fra le molte altre indagini effettuate su di essa - di fare anche un'importante induzione di tipo climatico: lo stato generale dell'apparato glaciale alpino attuale non ha riscontri da almeno 6-7000 anni (cioè dal picco dell'Optimum climatico olocenico).
Ma non c'è solo la mummia umida a confermarlo: anche i numerosi altri reperti ritrovati recentemente su vari ghiacciai alpini (ad es. questi sulle Alpi bernesi, vedi anche qui) tendono a corroborare indirettamente - attraverso la paleo-archeologia - quel che già diversi glaciologi andavano ipotizzando da tempo.
Interi corredi e "frammenti" di insediamenti affiorano di continuo, grazie alla progressiva ed accelerante fusione glaciale recente (con riduzione di lunghezza, area e anche di spessore: 35% in meno di copertura glaciale fra il 1850 e il 1975, ulteriore 15% in meno nei successivi 25 anni).

Questi affioramenti, a loro volta, suggeriscono almeno 3 cose:

. le Alpi erano transitate e probabilmente anche insediate molto prima di quel che fino ad alcuni anni fa si riteneva;
. il dolce clima mite dell'Optimum olocenico ha sicuramente favorito il punto precedente, anche se poi, in epoca più recente, la storia (anche archeologica) dei walser testimonia di come i valichi alpini fossero transitati non solo e necessariamente in assenza di ghiaccio (vedi il prossimo post sul tema "Alpi nel tempo");
. dopo l'Optimum olocenico, il clima alpino non è mai più stato così caldo come in epoca recente. Questi reperti (alcuni di cuoio risalenti a 6000 anni fa!), così come Ötzi, furono infatti ricoperti da ghiaccio per tutto il tempo e i relativi ghiacciai da allora non sono mai stati così ridotti come in questi anni.

Su quest'ultimo aspetto: non molto lontano da dove risiedo, a quota 2650 mslm c'è una ben nota (a trekkers e hikers) depressione ricoperta oggi da un'enorme conca di ghiaccio, formatasi a causa di un lago subglaciale. Posizione e morfologia della depressione la fanno assomigliare in tutto e per tutto ad una torbiera neolitica. Ebbene: queste ultime terribili estati degli anni post-2003 (per gli apparati glaciali: da notare che anche il 2009, nonostante la grandissima invernata che spostò di 2 mesi indietro le condizioni nivali fino a fine luglio, nelle sole 6 settimane successive ha resettato con qualche interesse il tutto, vedi ad es. qui) stanno facendo affiorare completamente il lago.

In generale, si presume che durante l'Optimum olocenico le T medie nella regione alpina fossero di circa 1 grado (un po' più alte ai picchi) superiore a quelle degli ultimi decenni del XX secolo, con limite forestale circa 200 m più in alto e le ricostruzioni glaciali mostrano altresì che i grossi ghiacciai come l'Aletsch (Alpi bernesi) o il Gorner (Alpi vallesane) alla fine dell'Optimum erano probabilmente meno estesi rispetto ad oggi.
Tuttavia va sempre relativizzato il concetto che noi diamo all'oggi, quando si parla di dinamiche glaciali. Infatti, stante quanto riportato prima, è ben possibile che già oggi si sia raggiunto (o persino superato) l'Optimum olocenico (grafico di L. Mercalli), mentre appunto i ghiacciai (soprattutto quelli più grandi, ovviamente) non sono ancora in equilibrio con le condizioni climatiche attuali (qui, qui e qui una panoramica sulla relazione fra condizioni climatiche e tempi di reazione e di risposta di un apparato glaciale).



******************************************



Treeline
e forzature climatiche

Un amico, coautore di questo lavoro, mi segnala il "trattamento di decontestipolazione" subito da parte del ben noto sito di negazionisti degli Idso Bros, al $oldo di BOC (BigOil&Carbon, vedi anche qui), il CO2science. Ignorava l'"utilità" e il modus operandi del sito: la raccolta parziale di studi atti a promuovere le loro tesi risp. la distorsione dei risultati e delle inferenze di gran parte degli studi citati. Ergo: ideologia spacciata per scienza (già il nome del sito, in effetti, è rivelatore...nomen omen...).

Al solito: dopo il riassuntino dello studio, i pensierini di commento della candida famigliola o (ag)giungono (a) inferenze inventate di sana pianta o - come in questo caso - eliminano scientemente osservazioni importanti scritte nero su bianco da parte degli autori del lavoro, al fine di reiterare petizioni di principio.
Di che cosa si tratta? Gli autori - sulla base di una datazione al radiocarbonio di frammenti fossili di larice trovati nel sottosuolo ai margini frontali di un rock glacier molto antico (pre-LIA) nelle Alpi ticinesi, a 2480 mslm - hanno potuto risalire alle temperature estive della regione corrispondenti al periodo calibrato a cui si riferisce la scoperta: fra il 1040 e il 1280, fra la piena e la tarda Medieval Climate Anomaly (MCA).
Il limite superiore della vegetazione arborea del periodo, secondo loro, dovrebbe essere stato circa 200 m più alto rispetto al quello della metà del XX secolo; in conseguenza di ciò e del lapse rate regionale, la T estiva di allora (MCA) dovrebbe essere stata di circa 1.2 gradi C più alta rispetto a quella di 60 anni fa.
Gli Idso Bros ne concludono che oggi, quindi, le T estive della regione sono di circa mezzo grado inferiori rispetto ad allora (MCA), tenendo in considerazione l'incremento termico estivo fra la metà del XX secolo e il primo decennio del XXI.

Ma - come possiamo leggere qui nella discussione conclusiva - gli autori dello studio se ne guardano bene dal ricavare asserzioni definitive e prive di dubbio (come invece fa la famigliola) a proposito dell'inferenza fra la loro scoperta e le temperature estive della regione alpina interessata nel periodo a cui risalgono i frammenti fossili. Infatti ci sono almeno 3 incertezze da tener conto, correttamente riportate nella discussione:

. la più estrema (ma forse meno probabile): il ritrovamento ha origini naturali (come si ipotizza) o antropiche? C'è in effetti chi sostiene potrebbe trattarsi di depositi lasciati in loco da transiti locali di manodopera impegnata a trasportare legna (o indirettamente associati a dinamiche di land-use tardo-oloceniche) . Se avesse origini antropiche, tutte le inferenze sopra riportate cadrebbero;

. la meno estrema (e non così improbabile): a 2500 mslm (circa 200 m più in alto di oggi) la crescita arborea, nella MCA, era possibile solo se le T medie della stagione vegetativa erano più alte rispetto a quelle della metà del XX secolo a parità di regime pluviometrico. In effetti, la sensibilità climatica delle treelines dipende anche da altri fattori condizionanti la stagione vegetativa, oltre alle T estive: quantitativi di precipitazione differenti (ma localmente anche altri fattori, quali ad es. copertura nevosa tardoprimaverile, topografia, venti) possono anche modificare le condizioni di contorno che permettono al bosco di colonizzare i versanti alpini in base ad un'assunzione di decrescita delle T con la quota (vedi ad es. qui). Sappiamo, per es., che protratte condizioni climatiche più asciutte e continentali possono anche permettere al bosco di guadagnare quota e, al contrario, di perderla con condizioni più piovose ed oceaniche (vedi ad es. questa tabella tratta da questo libro). Di conseguenza, se la treeline fosse stata più alta per condizioni di pluviometria un po' diverse da quelle odierne, cadrebbe anche la speculazione induttiva sulle T medie estive più alte. Ora: alcune ricostruzioni climatiche in area alpina (c'è per es. chi ci sta dedicando tempo prezioso e lavoro certosino, o vedi ad es. questo libro) sembrerebbero indicare che il periodo in questione fu connotato da autunni ed inverni miti (ma non tutti e non come oggi) e piovosi e al contempo però da estati calde (ma non tutte e non come oggi) e molto asciutte, come testimonierebbero - almeno in parte - i numerosi canali di irrigazione presenti nell'arco alpino e risalenti al periodo (fra i più famosi dei quali, ad es., possiamo ricordare i ru valdostani, vedi anche qui).

. la più recente e probabile: come poter comparare perfettamente una ricostruzione del limite superiore della vegetazione arborea di 700-900 anni fa con una treeline di appena pochi decenni fa? Le implicazioni di tipo antropico, nello sfruttamento boschivo recente, costituiscono un bias non indifferente e, in ultima analisi, forse troppo forte. Gli autori infatti ammettono la possibile sottovalutazione della quota del limite arboreo recente a causa delle forti perturbazioni antropiche dovute alle pratiche pastorizie (e nelle molte zone di alpeggi abbandonati, il bosco riprende massicciamente il "suo" territorio e avanza velocemente, lo si può notare comparando fotografie e con misurazioni specifiche effettuate anche a pochi decenni di distanza: in queste zone alpine il bosco aumenta dell'1% all'anno e quindi la sua estensione è aumentata di quasi i 2/3 in più rispetto alla metà del XX secolo).

mercoledì 1 dicembre 2010

*WikiLeaf*

Un intero velo di verdi foglie fotosintetiche stendiamo sulla questione LEAKS.
Perché, e di nuovo (pare un trend, oramai):

. se uno compie un atto criminale rubando delle emails per gonfiare mille bolle balle decontestipolando per bene quel che viene rubato al fine di reiterare tesi di partenza fragili come fallacie di cartavelina è un eroe, nonostante Cipolla lo farebbe rientrare nella categoria dei banditi;

. se uno compie un atto furbesco aprendo un sito (**SITO IN CHIARO**) che colleziona soffiate governative e ufficiali per gonfiarci di shocking events i media di half a world away è un criminale apolide costretto a fuggire, nonostante Cipolla lo farebbe rientrare nella categoria degli sprovveduti.

Che ci sia qualche legame voluto, inferito o indotto fra i 2 eventi? E i dilettanti pensionati della richiesta presso il FOIA,  cosa dicono adesso? :-D

E quindi: via con le querele al responsabile dell'attacco e parallelamente con i discorsi atti a sminuirne la portata (senti per es. qui, minuto terzo), esattamente e specularmente come un anno fa si minacciava l'integrità di alcune vittime dell'attacco e al contempo si tentava di ingigantire la bolla gonfiata fino allo scoppio. Girard direbbe che le vittime sono sempre innocenti. Nel caso di leaks non lo so.

E in ogni caso conferma di nuovo - se ce ne fosse bisogno - il bisogno di dissonanza cognitiva che permea questi tempi.

Il fanatico, l'avvoltoio e le carogne

H/t il blog di ocasapiens e quello di CA. Protagonisti: il solito noto, il solito bersaglio, il solito modus decontestipolatorio e le solite grida isteriche. Come un fanatico avvoltoio sulle carogne che si ciba di tesi preconcette e costruite ad arte dalle parti dove di arte...
Come sempre ci sono coloro a cui piace la scienza e coloro a cui non piace; e fra molti di questi ultimi c'è anche chi, pur non facendola, continua imperterrito nel gioco del tiro a segno alla scienza.

Ma chissà se stavolta le carogne sono almeno un po' succose come le famose ciliegie...