lunedì 29 novembre 2010

Ad Hansen quel che è di Hansen


Veloce segnalazione, in questi giorni già ampiamente trattata sia su CA, sia da cassandra che da oca.
Jim Hansen sarà in Italia nei prossimi giorni, appuntamenti da non perdere. Purtroppo, a causa di molti (troppi) impegni che mi assillano (anche la scadenza dei post è abbastanza irregolare), sarà difficile che possa presenziare ad uno dei numerosi appuntamenti. Ma mi piacerebbe andare a sentirlo, magari a Milano o a Torino.

Intanto, un omaggio che avevo "costruito"  quasi 2 anni fa ad un grandissimo della scienza climatologica: direttamente dal forum di MeteoNetWork, in 4 parti. Lettura consigliata soprattutto a tutti coloro che hanno sputato sulla sua persona (vedi immagine) e che continuano ad oltraggiarne il suo lavoro (una cernita qui o qui). Con metodi di decontestipolazione, as usual. Consigliato anche questo suo recente scritto.





Diamo ad Hansen quel che è di Hansen.

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Qui in diretta Jim Hansen (lo Springsteen della climatologia :-D intervistato da Sylvie Coyaud.

venerdì 19 novembre 2010

Col...gate: rivincita con interesse

Un anno dopo la nascita del gate delle bolle balle (vedi per es. qui o qui), mezz'anno dopo lo scoppio delle stesse (vedi qui), i primi verdetti sulla sua eredità (?).
Oca, Cassandra e altri (bello questo di coby, ad es.) ne ricordano sviluppi, condizioni di contorno, effetti, snodi, approcci, associazioni.
Oggi possiamo dire che tutto è cambiato. Infatti in un anno siamo stati partecipi di una delle più audaci vendette che la recente storia della scienza ha potuto vedere all'opera. Servita su un piatto come deve essere servito e consumato un vitello tonnato.

0 a 1 pesante in entrata. Il furto delle mail produsse rumore, riverberi e dissonanze con echi voluti fino a Copenhagen (ma c'era già del marcio in partenza e bolle o non bolle non credo che sarebbe poi finita molto diversamente...) e obnubilò e ipnotizzò molti accoliti del global cooling imperante e del terrapiattismo bigoilista (vedi ad es. qui o qui). Contava e conta molto di più l'anelito e la propensione al complottismo che il crimine in sé, per costoro. Tattica della decontestipolazione, alias gish gallop.

0 a 2 poco dopo. Sull'onda, ecco fare le pulci all'operato della CRU, a singoli ricercatori climatologi, a persone minacciate e oltraggiate da azioni di stampo mafioso. Depressione forte e profonda per qualcuno, che potrebbe anche giustificare un paio di rigori in più contro (0 a 4?). E via con le pulci all'IPCC, e vai con Amazongate, Himalayagate, DrHousegate, echecacchiononmiricordoneanchepiùchecosagate-....insomma bubblesgate dalle mille tonalità pastello...

Poi la rimonta. Come ricorda molto bene questo post di Skeptical Science: prima il Comitato della Scienza e Tecnologia del parlamento inglese, poi la Commissione Lord Oxburgh, poi l'inchiesta presieduta da Sir Muir Russell (sull'operato della CRU), poi 2 inchieste americane effettuate dall'università per la quale lavora una altra delle vittime di questo oltraggio, poi il governo inglese, poi le scuse dei vari giornali, poi il governo olandese, poi la BBC...

Alla fine, tenuto conto delle reti che valgono doppio, siamo forse già a....15 a 4?
E con quali effetti sugli sconfitti? E sugli ipnotizzati dell'ultima ora?

Ma il bello sono gli interessi. Non si scherza con Mother Earth. Che ci ha "regalato" una trama che neanche gli sceneggiatori di Lost o di Alien...
Mentre l'inverno europeo e nordamericano (dell'east-coast) faceva di tutto per corroborare l'idiozia di certi commenti sull'era glaciale del 2010 e la tattica decontestipolatoria dei soliti noti per i quali il complotto mondiale dei climatologi (magari guidato dal solito protocollo dei savi?) era evidente e dimostrabile finanche da sole 2 delle più famose mail decontesipolate (quella della travesty che non si riesce a spiegare il global cooling e quella del trick per nascondere l'evidente declino delle temperature), ecco che partivano i filotti da record del 2010.
Inverno più caldo nell'Artico e su scala globale primavera più calda, primo semestre più caldo, estate euroasiatica più calda, record plurisecolare in Russia europea, autunno che continua, imperterrito e nonostante la Nina strong, a mostrare anomalie rosso superfreak...
E questo in un contesto di attività solare anemica e dormiente, con tutti i crismi simili a quelli di un secolo fa (ma forse...).

Alfine, quindi, ecco svelati i mosaici.

Primo: Mondrian

Secondo: qui

Terzo: qui

Quarto: qui.

giovedì 18 novembre 2010

Diagrammi

Il primo doppio diagramma di flusso sulla differenza fra scienza e fede, h/t Stukhtra.

Il secondo diagramma grafico sulla distribuzione dell'opinione professionale a proposito degli impatti dell'AGW, h/t Michael Tobis e aggiornamento h/t Stephen Ban.





martedì 16 novembre 2010

lunedì 15 novembre 2010

Lassù...laddove il cielo è più blu...

...succedono cose strane, in parte apparentemente finora impreviste e in parte invece apparentemente in linea con quanto ci si aspetta.


Come diceva una famosa canzone, il cielo (lassù) è sempre più blu: in effetti - in generale e più di quanto non lo sia già - si sta raffreddando su tutta la profonda colonna al di sopra di una specifica quota di riferimento e, almeno nella parte più bassa di questa colonna, si sta anche essiccando.


Lo strato color blu della magnifica foto sopra, scattata dall'equipaggio dello Space Shuttle Endeavor nel 1992, corrisponde alla stratosfera, l'"involucro" gassoso rarefatto che sovrasta la troposfera al di sopra della tropopausa.
Ebbene: il trend termico ricavato dalle misurazioni effettuate dai satelliti mediante il canale 4 della strumentazione MSU a bordo (come i NOAA-10 e NOAA-12, la più sofisticata strumentazione AMSU è a bordo dei NOAA15-18 solamente dal 1998), canale che effettua misurazioni con focus sulla bassa stratosfera, mostra un trend al ribasso in forma non lineare ma a scalini, i più forti dei quali sono susseguenti alle 2 eruzioni vulcaniche esplosive più importanti degli ultimi 30 anni (El Chicon 1982 e Pinatubo 1991). Ci sono robuste ragioni fisiche che spiegano questo andamento step-like a balzi, la più significativa delle quali va ricercata negli effetti competitivi di tipo radiativo e chimico indotti sull'ozono stratosferico dalla maggior presenza di gas clorati di origine antropica (come i CFC) che - a differenza di quanto succede(va) in loro assenza - favoriscono la distruzione chimica dell'ozono dopo grandi eruzioni vulcaniche e un conseguente forte raffreddamento della bassa stratosfera (a causa sia del minor assorbimento di radiazione UV e sia della modifica degli effetti del riscaldamento radiativo provocato dagli aerosol vulcanici). Si tratta, a tutti gli effetti, di un'ulteriore e indiretta impronta antropica.

Comunque il trend al raffreddamento nella bassa stratosfera è attribuibile principalmente all'ozone depletion (favorito, come detto sopra, in presenza di forti eruzioni vulcaniche), con qualche incerto contributo dato dall'andamento del vapore acqueo stratosferico: già dagli anni 90 si sa che il leggero aumento di vapore acqueo nella bassa stratosfera contribuisce al suo raffreddamento e quindi, in ultima analisi, esercita un forcing radiativo positivo in troposfera (vedi anche dopo). Ovviamente, a questo, si sovrappone il contributo radiativo negativo dato dall'accumulo dei WM-GHG in troposfera, CO2 in primis, anche se a quella quota dove rileva il canale 4 delle MSU questo contributo è modesto e in realtà l'impronta raffreddante della CO2 si manifesta maggiormente alle quote più alte (in alta stratosfera e nella mesosfera e termosfera, con il peso massimo alla stratopausa, anche perché è lì che avviene il il massimo dell'assorbimento medio annuo di radiazione nel visibile e nell'UV da parte dell'ozono).
Rimuovendo il contributo dell'ozono, vediamo qui (tratto da questo lavoro) come sussiste ancora un leggero trend al ribasso e che prosegue anche dopo la metà degli anni 90.
[UPDATE 29/3: interessante questo commento di gp sul recente post di climalteranti dedicato alla CO2 : sembrerebbe in effetti che il leggero trend di risalita dell'ozono dopo il 1993 sia sufficiente a controbilanciare, in bassa stratosfera, il forcing negativo dato dall'accumulo di CO2 e quindi a cancellare quasi del tutto il cooling dovuto alla sola CO2. L'assenza di un raffreddamento significativo - visto il recupero dell'O3 con un ritmo tale da riportarlo ai livelli pre-anni 80 fra circa 3 decenni - potrebbe protrarsi ancora a lungo a queste quote della stratosfera, senza che questo possa in alcun modo smentire l'influenza della CO2. Che comunque si scorge molto meglio più in alto].

Più in alto il trend è ricavato dalle misurazioni effettuate dai satelliti meteorologici mediante i canali sintetici - che "scandagliano" la stratosfera fino a 50 km di quota - 15X, 26X, 36X e 47X (i canali 25, 26 e 27 hanno una risoluzione verticale termica inferiore, a causa dell'aumento della concentrazione di CO2 atmosferica che ha richiesto una correzione alla funzione peso verticale) della strumentazione SSU a bordo (es. TIROS-N e i NOAA6-14, vedi anche qui). Come si vede qui, il raffreddamento più spiccato si ha fra i 40 e i 50 km e, come detto, questo trend è sostanzialmente attribuibile all'aumento dei WM-GHG, esattamente come da teoria: l'assorbimento di radiazione IR proveniente dalla superficie terrestre da parte di questi gas a struttura molecolare tri- o pluriatomica produce un accumulo di calore nella bassa troposfera e più è forte l'assorbimento maggiore sarà la radiazione infrarossa sfuggente verso l'esterno (la OLR) "filtrata" al di sotto del TOA, ciò significa ad es. che solo un minimo quantitativo di OLR è in grado di raggiungere la CO2 nell'alta troposfera e nella bassa stratosfera; d'altra parte la CO2, emettendo a sua volta radiazione IR, contribuisce a disperderla dalla stratosfera verso lo spazio esterno e a questa quota l'emissione di radiazione IR diventa più forte dell'energia ricevuta da sotto per assorbimento, perciò c'è una perdita netta di energia dalla stratosfera e un conseguente raffreddamento radiativo.
 Si notano meno gli andamenti a scatti dopo le eruzioni vulcaniche e in generale - come anche e soprattutto più in basso - si può notare una specie di stasi da metà anni 90 in avanti. Va però detto che, sul breve periodo, potrebbero agire, sul trend di fondo, anche altre cause solo parzialmente note (recente diminuzione del vapore in bassa stratosfera, vedi dopo) o ancora ampiamente sconosciute (ruolo degli aerosol asiatici in aumento? impatto dell'attività solare sull'ozono della bassa stratosfera? ruolo dell'ENSO? ruolo dell'ossidazione del metano nell'alta stratosfera?). Comunque i rilevamenti dei canali che scrutano l'atmosfera ai limiti della stratopausa (il 36X e il 47X, che hanno le funzioni peso verticale più forte nell'alta stratosfera), dopo i rebound della seconda metà dei 90, sembrerebbero mostrare una ripresa leggera del raffreddamento.

Importante, in questo senso, il lavoro di Susan Solomon et al. uscito lo scorso inverno su Science e incentrato sul contributo che l'andamento "a campana" della concentrazione di vapore acqueo nella bassa stratosfera (fra i 10 e i 15 km, flussi probabilmente dalla fredda tropopausa tropicale) avrebbe fornito nei cambiamenti decennali del rateo di crescita del GW troposferico negli ultimi 30 anni. Si tratta di un indagine che mostra un lato della variabilità interna del sistema climatico al lavoro, e che - secondo la stessa autrice - potrebbe aver contribuito dapprima al forte incremento termico troposferico del primo periodo (gli anni 80 e 90, caratterizzati da aumento del vapore nella bassa stratosfera - pur se con dati molto sparsi e quindi da prendere con cautela - con conseguente forte raffreddamento in loco) e successivamente al più debole aumento termico troposferico degli ultimi 10 anni (periodo caratterizzato da decremento fino al 10% della concentrazione di vapore nella bassa stratosfera e conseguente arresto del raffreddamento).


Ancora più in alto, l'atteso raffreddamento della mesosfera e termosfera (sempre in conseguenza dell'aumentato forcing radiativo dei GHG) sembrerebbe avere dei primi importanti riscontri empirici: riscontri sul cambiamento della densità degli strati superiori dell'atmosfera (effettuati, ad es., dai modelli MSIS e dai sistemi radar ISR) sono in grado di fornici preziose informazioni indirette anche sugli andamenti termici. As es. da questi lavori recenti (qui sui trend nella mesosfera, qui sui trend nella termosfera e qui un riassunto dello stato dell'arte in materia) emerge una conferma del raffreddamento radiativo anche della parte più alta dell'atmosfera (immagine esplicativa tratta dal terzo lavoro).

lunedì 8 novembre 2010

La linea

Paura di essere la paura stessa e pensiero lineare.

Cosa accomuna queste due caratteristiche? 

Ultimamente qualche spunto emerso dalla lettura e dall'ascolto di alcune tematiche che avevano come fil rouge i cambiamenti climatici.


Lo storico tedesco Matthias Dörries ha recentemente pubblicato uno studio (qui, in versione estesa) sul significato culturale del concetto di paura e sulla storia del suo progressivo accentramento nell'odierno dibattito sui cambiamenti climatici.
Scienza come antidoto alla paura, si diceva un tempo. Oggi, seppur ancora valevole, secondo Dörries andrebbe maggiormente posto l'accento su un altro tipo di "grand récit" che è un po' il rovescio del precedente: quello dei discorsi scientifici e popolari che danno corpo alla paura. Si badi bene: discorsi scientifici e popolari, il che equivale alla delega della scienza divulgata attraverso attori economici o della società dello spettacolo (media in primis). Le funzioni costruttive e distruttive prodotte da questi discorsi generanti le moderne paure del catastrofismo (che ammorba l'intera società) sono oggetto di studio odierno (si veda ad es. quest'interessantissimo libro di Robert N. Proctor sull'ignoranza costruita e i lodevoli tentativi di sfruttarne il trend in ambito didattico sul tema dei cambiamenti climatici).
Gli albori della modellizzazione climatica - negli anni 60-70 - sono coincisi con il primo notevole aumento di appropriazione del futuro da parte della scienza e conseguentemente con la prima associata comparsa dei discorsi impregnati del concetto di paura fra la comunità scientifica stessa. La minaccia dei cambiamenti climatici era dietro l'angolo della consapevolezza e di lì a poco sarebbe poi entrata in scena nei "salotti" dei discorsi scientifici e popolari di cui accennavo prima.
Dörries conclude rimarcando come gli attuali discorsi imbevuti del timore per i cambiamenti climatici futuri riflettano i tentativi (spesso deludenti o vani) di venire alle prese con un problema antropico inserito in un contesto temporale di lungo termine (e per di più nell'epoca dell'effimero e dell'immediatezza di riscontri). Tentativi frutto di appelli all'azione e rivendicazioni di potere che sottolineano come oggi la questione sia prettamente politica e culturale, non (più) solo una questione di scienza e di ragione.

Ma naturalmente, tutto questo è inserito - giocoforza - in un contesto nel quale la linearità tipica del nostro pensiero domina. Mentre la comunità scientifica si sforza (come può) di ricordarcelo, non possiamo far finta di ignorare l'innata predisposizione alla linea come modus pensandi e operandi della specie umana.

Anche Luca Mercalli, a Torino al Circolo svizzero (nell'ambito della presentazione di questo libro di un amico, libro di cui ho già parlato qui), ha più volte ribadito l'importanza di cercare di affrancarsi, nel limite del possibile, dall'abitudine del pensiero lineare. Un ingegnere, presente in sala, ha dato una sua visione molto ottimistica sull'apparente impasse in cui le soluzioni globali mirate alla mitigazione del problema del GW sembrerebbero essere entrate dopo Copenhagen. Ottimismo del cuore ma anche e soprattutto dello sguardo al passato. Pensiero lineare, frutto della crescita della tecnica. Mercalli, al di là degli apprezzamenti, ha rimarcato non tanto il pessimismo della ragione, quanto l'imprevedibilità dei tipping points e l'importanza del pensiero non lineare (citando l'esempio degli idrati di metano siberiani, ma potremmo anche aggiungere altri aspetti).

Siamo sempre più o meno lì. Affascinati dalla linea e abituati alla linearità nel pensiero.

La natura (e non solo), invece, procede per balzi fluttuali, per punti di biforcazione e snodi, per equilibri dinamici che oscillano fra la stabilità e l'instabilità. Fluttuazioni mascherate - per determinati periodi - dalla gradualità della linea. Ma assolutamente non lineari

Oggi sappiamo che, come specie influenzante il sistema, siamo parte integrante di questa non linearità. Dei salti compiuti dalla linea. Proprio come lo faceva la mano di Cavandoli.