domenica 29 agosto 2010

Abissi e magneti artici /2 ¦ N by NW

Come subodoravo già 4 mesi fa (e nel frattempo l'Emmentaler è stato digerito per bene), come se ne discuteva 2 mesi fa (here too), vediamo dall'ultimo bollettino dell'NSIDC che lo stato (pietoso⇐eufemismo) in cui versa, languente, l'Artico continua imperterrito e in maniera preoccupante. O meglio: abissale e al contempo magnetica. Intrigante?



Et voilà: per il terzo anno consecutivo - dico: terzo anno consecutivo... - aperti contemporaneamente i 2 passages e contenti fisherman's friends, friends of new shipping routes, friends of tomorrow's tourism destinations (...i famosi giri a vuoto...), new tourism seeking old energetic sources...
Per la prima volta da tempo, quello di NE aprì i battenti nel 2005, quello di NW nel 2007 e da allora si è sempre aperto d'estate e fanno 4. Siccome "non è il caldo a governare il ghiaccio" (centralina dixit): 4 anni di venti very very very special sull'Artico? "Rotteri inuit" pagati dalle BigOil$isters per spaccarlo (tanto è talmente sottile...)? Tonnellate di carbonella portata in loco da cinici speculatori? Magari quest'ultima, a giudicare da qui (foto 8 e segg.)...

Comunque: anche a nord del passaggio più famoso, la situazione è delicata...
Delicata - e fragile - è anche (e appunto) la situazione sul versante volumetrico. Qui un lavoretto appena pubblicato e due illustrazioni (qui e qui) che mostrano la precaria situazione a fine stagione estiva del 2009.

Lo stato dell'artico è ormai entrato in una nuova fase di equilibrio dinamico, cosa succederà nei prossimi anni è molto difficile saperlo ma le ipotesi, ad oggi, sono piuttosto unanimi e preoccupanti. Torneremo su questo punto, commentando fulcri e implicazioni in gioco.

[Update 4/9: dal blog di Børge Ousland, esploratore polare e ambasciatore di Norrøna, vediamo che il capitano della spedizione 2010 nel "Northern Passage" (anche qui) vorrebbe quasi farsi una nuotatina nel mare di Chukchi, non fosse per il fatto di essere in transito (qui un video notturno molto suggestivo!). Magari ci ripensa e lo farà più a nordest (al largo delle coste alaskiane del North Slope), mentre avrà vento contrario. D'altronde i norvegesi - traslucidi come sono, Houllebecq dixit - non rischiano certo di prendersi un semplice raffreddorino ad una temperatura dell'acqua di quasi 10°C ...

sabato 28 agosto 2010

Dissonanze cognitive fragili come vetro




Ma che strano: se un climatologo, perché climatologo, afferma certe cose è un incompetente, nonostante un CV da sballo e un H Index 57. Già.
Se uno statistico, perché statistico, afferma certe altre cose è un fenomeno, stante un CV da sballo e un H Index da calcolare. Non capisco.

➲ What a cognitive dissonance! ecc. ecc. ecc. ecc.


∩⊃∪⊂∩⊃∪⊂∩⊃∪⊂∩⊃∪⊂∩⊃∪⊂∩⊃∪⊂∩⊃∪⊂∩⊃∪⊂



Che strano: a AtmPhys I ti insegnano che se la temperatura dell'aria aumenta di 1°C riesce a contenere quai il 7% in più di vapore.
A Clim scopri che rianalisi NCEP, radiosonde e satelliti mostrano una cosa. E quella cosa non sta per nulla contraddicendo quel che ti insegnano a fisica dell'atmosfera I.
A AtmDyn si intuisce come quel tot% in più di vapore contenuto in un'atmosfera più calda possa rinvigorire e rendere più dinamici i processi idrologici in gioco, ad es. velocizzando e facilitando la convezione, intensificando i fenomeni e amplificandone gli effetti.
Naturalmente, al di là dell'uso sempre più massiccio dei suoli, fenomeni più estremi significa anche maggiori rischi di flash flood con tutto quel che è connesso.
Poi vado a vedere cosa dicono alla centralina.....e più che ramazze, ribollite, risotti, para-altro e ingredienti per la pizza...

➲ What a cognitive dissonance! ecc. ecc. ecc. ecc. ecc...................................

mercoledì 25 agosto 2010

Shape of things to come

Riprendendo l'ultima parte del precedente post, si potrebbe tentare di immaginare cosa succederà fra qualche decennio *se* continuasse l'odierno incremento di GHG (CO2 in primis) e decremento dei solfati. Ovviamente la forzante radiativa positiva incrementerebbe, con tutto quel che ne consegue.
La diminuzione nella produzione di solfati ha senz'altro portato giovamenti nello smog locale e urbano (soprattutto in occidente, laddove è stata più forte e netta) ma, come suggerisce ad es. Hansen in questa presentazione alle Bjerknes Lectures dell'AGU 2008, ha contempraneamente - per così dire - risvegliato il mito del patto faustiano, oggi reso più attuale che mai dagli esperimenti progettati di geoingegneria.





Qui sotto un grafico che spiega il forcing radiativo differente fra GHG (a sx) e aerosol antropogenici (atmospheric brown clouds, ABCs, a dx), a loro volta suddivisi fra black carbon (BC) da fuliggine - con forcing positivo - e il resto (solfati, nitrati, aerosol organici) - con forcing ampiamente negativo, diretto o indiretto (mediante intensificazione di CCN e di formazioni nuvolose).



Due scienziati indipendenti come Ramanathan (Scripps, expertise nel ramo aerosol) e Wild (IACETH, expertise nel ramo dimming/brightening) hanno recentemente dato alle stampe diversi papers (non ancora passati i rassegna dall'IPCC, perché successivi al 2005) nei quali dipingono scenari non molto incoraggianti (per es. qui, qui, qui, qui e qui). Confermando, sostanzialmente, i timori di Hansen, evidenziano come l'effetto di ombreggiamento alla radiazione solare incidente (e quindi di albedo più forte) indotto dalla super-produzione di solfati dal secondo dopoguerra ai primi anni 80 abbia, in un certo senso, mascherato e inibito l'effetto radiativo generato dal continuo e progressivo aumento dei GHG, fino a quasi il 50%.
Molto interessante anche questo recente studio degli impatti sul riscaldamento netto in alcune regioni della Cina da parte del rapporto fra BC e solfati: impatti importanti, soprattutto considerando il BC da combustione fossile.

In proiezione futura, tutto dipenderà dalle scelte che verranno fatte (notare, nel grafico B, la cosiddetta "mano invisibile" di Ramanathan e Feng riferita al ruolo forzante positivo e indiretto da parte di un ipotetico e completo switch off degli aerosol solfati nel 2005, che porterebbe il sistema, per un certo periodo, al di sopra della fatidica e pericolosa soglia dei 2°C, vedi anche qui).
Alla progressiva sostituzione di combustioni inquinanti stante miglioramenti della tecnologia e prescrizioni disincentivanti, potrebbe fare da zavorra la disomogeneità geografico-spaziale e politico-temporale delle misure di riduzione degli aerosol (e nell'emergente "Cindia", de facto, da inizio XXI secolo si nota un aumento, qui ma anche qui). Probabilmente lo scenario termico più realistico, sotto condizioni di policy climatica ambiziose (ad oggi), si situa fra i due scenari.

martedì 24 agosto 2010

Periodi freddi anomali

Oggi si parla di raffreddamenti (quasi globali). Questo non è un post ironico sullo stile di uno degli ultimi brillanti post della Cassandra. No, lo stream ha fatto affluire, oggi, alcune considerazioni su specifiche caratteristiche apparentemente paradossali che accompagnano due periodi connotati da generale riscaldamento climatico, periodi lontani nel tempo ma spesso, molto spesso paragonati e contrapposti fra di loro per ragioni abbastanza evidenti (pur se non così stringenti e imprescindibili, imho).





Il XX secolo è indubbiamente anche il secolo che dà inizio all'influenza da parte dell'uomo e delle sue attività sul clima. Antropocene, come è stata definita questa era da Crutzen (anche se c'è qualche "dissidente" per il quale questa influenza sarebbe cominciata molto prima...): si parla infatti, in gergo, di AGW, Anthropogenic Global Warming.

Il periodo che va grossomodo dal X al XIII secolo è stato uno dei 3-4 ottimi climatici olocenici, forse - dopo l'attuale - quello più discusso, dibattuto, senz'altro studiato e, in parte, anche mitizzato. Optimum climatico medievale, diventato poi MWP (Medieval Warm Period) o in italiano PCM (Periodo Caldo Medievale), oggi sostituito - nella letteratura scientifica - più frequentemente da MCA (Medieval Climate Anomaly).

Naturalmente, non si può confrontare un periodo lungo un secolo con un altro che abbraccia un arco temporale di una lunghezza quadrupla, anche perché quest'ultimo non fu temporalmente e spazialmente così omogeneo come l'attuale GW, pur nell'incertezza associata alla ricostruzione del clima di 1000 anni fa.

Ciononostante, però, quel che in generale spesso non si considera è che entrambi gli ottimi sono stati accompagnati da eventi temporalmente e spazialmente contrari rispetto alla caratteristica climatica dominante, quella del riscaldamento.
Sia in epoca medievale che nel XX secolo, ci furono periodi e aree per le quali, forse, sarebbe più opportuno parlare di PFM (non la band ;-) come Periodo Freddo Medievale risp. AGC come Anthropogenic Global Cooling. La differenza, come vediamo fra poco, è però sostanziale e non da poco: nel primo caso il PFM, ad es., connotò vastissime regioni marine tropicali ed è spiegabile sostanzialmente tramite un mix di variabilità interna, deboli forcing naturali e reiterati feedback, mentre nel secondo caso l'AGC fu confinato prevalentemente nell'emisfero nord, soprattutto durò un trentennio e la letteratura scientifica è oramai quasi concorde nel diagnosticarne le cause principali come effetti collaterali della forte industrializzazione e quindi conseguenza dell'antropocene. Vediamo in breve.


. PFM


Come si può osservare in questa mappa (tratta da questo recente lavoro), il famoso caldo medievale sembrerebbe essere stata una prerogativa sostanzialmente confinata in area nordatlantica. Ci sono anche altre regioni con anomalie termiche superiori alla media standard (ad es. nel sud degli USA, nel Vicino Oriente o un po' nell'area Indo-Pacifica, da qui), ma si notano anche estese aree più fredde della media standard. In particolare (vedi qui, qui, qui, qui, qui), ricostruzioni mediante campionamenti proxy di diversa natura, ci mostrano uno stato protratto di Nina nel Pacifico equatoriale, accompagnato da una configurazione boreale molto simile alla fase negativa della PDO. Un forcing solare probabilmente un poco più forte, unitamente ad assenza di forti eruzioni vulcaniche esplosive (prima della "madre" di tutte le eruzioni oloceniche, quella del 1258), ha probabilmente favorito (anche qui) questa situazione dello stato dell'ENSO. La variabilità interna del sistema accoppiato oceano-atmosfera e i feedback indotti dalla persistenza di questa configurazione sul lungo periodo, unitamente all'influenza che l'ENSO è in grado di esercitare sulla PDO, dovrebbero aver fatto il resto. Sul Nordatlantico, invece, una MOC sostenuta era probabilmente in grado di mantenere le SST più calde della media, in una configurazione simile alla fase positiva dell'AMO.
Queste 3 caratteristiche, da sole, sono probabilmente state in grado di deviare il jetstream sul comparto euro-atlantico in maniera tale da favorire persistenti fasi di NAO+ ed EA+, favorevoli a condizioni climatiche più calde su questo settore. Per es., ecco cosa hanno ingenerato, recentemente (comunque in epoca antropocenica), 4 anni di Nina e AMO+ (ma con oceani tropicali più caldi della media)...
Insomma: il PCM vale per un europeo o un groenlandese tanto quanto il PFM varrebbe per un polinesiano o un cileno...


. AGC



Questo bel post di tamino spiega le origini e le caratteristiche del raffreddamento del trentennio fra gli anni 40 e la metà degli anni 70. In questo grafico, per es., viene mostrato come nell'emisfero sud (meno toccato dalla produzione di aerosol) non ci sia la fase di stasi e/o di raffrescamento che invece ha connotato l'andamento termico del XX secolo nell'emisfero nord. L'analisi dei punti di cambiamento dei trend, mostra altresì che dal 1975 siamo in rapida ascesa e questo può essere associato ad un mix di fattori: effetto dei GHG molto meno "mascherato" da quello degli aerosol perché in continuo aumento i primi e in diminuzione i secondi (perlomeno in ampie aree dell'emisfero nord, con le recenti eccezioni di alcune zone dei paesi emergenti asiatici), variabilità interna (vedi oscillazioni oceaniche multidecennali, come la PDO) e land use change. Più un effetto non trascurabile di bias (che spiega in parte lo step climatico del 1976), su cui ci tornerò.
Al di là delle fluttuazioni interne (e cicli oceanici come l'AMO furono probabilmente influenzati, a loro volta, dal global dimming dagli anni 50-60 onwards risp. dal global brightening dagli anni 80-90 onwards, tenuto conto dell'inerzia, vedi ad es. qui o qui...), quindi, oggi si sa che il transitorio AGC (ma meglio sarebbe dire: ANHC) fu ampiamente influenzato dallo stesso tipo di agente che causa il raffreddamento prodotto dalle eruzioni vulcaniche esplosive: la forte emissione di solfati, in questo specifico caso di origine antropica.
Gli ice cores groenlandesi mostrano chiaramente la concentrazione dei solfati negli ultimi 2 millenni (notare i picchi in corrispondenza delle casuali e importanti eruzioni vulcaniche, come la "madre" del 1258), smussando il grafico per "scremarlo" dal noise stocastico delle eruzioni vulcaniche e rimuoverne il segnale (gli aerosol eruttati rimangono in stratosfera un paio di anni, mentre la produzione antropica in troposfera è stata continua), emerge il trend del XX secolo e - proprio come un ulteriore mazza da hockey! - ecco che affiora in tutta la sua chiarezza l'incremento recente (qui una comparazione fra la stima delle emissioni e la concentrazione negli ultimi 150 anni).

Questo numero del JGR fa il punto sullo stato dell'arte in materia, consiglio la lettura di questo fondamentale e didascalico paper di Martin Wild per farsi un'idea più dettagliata. Altre info (soprattutto sugli effetti indiretti dei solfati) c/o Ulrike Lohmann dell'IACETH.

sabato 21 agosto 2010

Ammazza che mazza!

Non è ancora tempo di hockey, ma qui a MS abbiamo ancora negli occhi quel magico "special effect" a cui si è assistito, imperterriti, nella finale del campionato svizzero lo scorso aprile.

Ebbene: la mazza da hockey, stante quella magia, è stata nel frattempo modificata e proprio in questi giorni, dall'Illinois - e con gli M&Ms come main sponsor -, è stata presentata al pubblico in forma ancora ufficiosa attraverso uno showcase-café (dopo il draft, seguirà, a giorni, la main submission).

Grandi applausi euforici e isteriche grida di delirio da parte degli appassionati di questo sport, in particolare da parte di coloro che, da più di un decennio oramai, predicano bene (e razzolano male) in favore di un rinnovo completo e totale della mazza. Lama meno fallica e impugnatura più sinuosa, ci ripetono da tempo quasi alla nausea.

I primi problemini sopraggiungono con i primi "stress test" da parte di giocatori adibiti alla prova della nuova mazza. Ecco: bello il progetto, bella l'immagine, bello i prodotto, bello il concetto di marketing associato, sicuramente bello sarà stato anche il business plan...
...ma alla prima prova on ice - quando si trattava di romperlo il ghiaccio - ecco che è invece la mazza a squagliarsi come neve al sole. Eppure l'oca ci aveva già avvisati per tempo: occhio alla texture più che al design, soleva dire...

...e, in fondo, è un po' la logica conseguenza di quando
(1) si decide di restaurare *senza* nemmeno guardarsi il vecchio prototipo (vizio apparentemente diffuso anche in ambiti collaterali...);
(2) si decide di operare *senza* nemmeno sentire il parere di un giocatore che la mazza l'impugnerà per giocare; e questo dopo che i soliti della predica della lama meno fallica ecc ecc. accusavano i giocatori, a suo tempo, di non voler sentire il parere dei designer e degli esperti di textures...

Ma niente paura: la premiata ditta M&Ms - direttamente da Erice, in viaggio premio per cure termali rivitalizzanti - saprà sicuramente trovare nuovi stimoli pecuniari per iniziare quanto prima un nuovo progetto fiammante...

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Addendum: cerco di essere più esplicito sul senso del post, al di là della retorica allusiva che forse - come suggerisce Ugo Bardi nei commenti in calce - è stata, in questo caso, un po' troppo dominante.

Ne individuerei 2, di sensi:

. il primo l'ha splendidamente riassunto proprio Bardi nel suo post odierno su Cassandra, qui. Insomma: nonostante i trionfanti strombazzamenti da parte dei "soliti noti", nulla di veramente nuovo sotto il sole.

.il secondo, invece, mi è stato suggerito da questo post di Eduardo Zorita, noto fisico del GKSS che, a suo tempo (con Hans Von Storch), ebbe a che fare con la disamina dialettica dell'hockey stick (ad es. pubblicò, con HVS, questo commento critico alla famosa critica del duo M&M). Ebbene: l'analisi che ne fa Zorita è abbastanza spietata:

introduzione con un paragrafo "terrible and unnecessary, full of errors", da altri paragrafi emerge chiaramente che i due autori non hanno nemmeno mai letto il paper originale di Mann, Bradley e Hughes del 1998, sorgente dell'hockey stick, confusione totale sui modelli in uso nella scienza climatologica "since climate models and climate reconstructions are so far completely separate entities". E conclude con una sberla ed un auspicio: se in passato la debolezza di alcuni lavori prodotti da climatologi poteva essere ricercata nel non aver fatto ricorso a statistici professionali, questo lavoro è un esempio di situazione opposta. Quello di cui abbiamo bisogno, dunque, è una collaborazione aperta e onesta fra entrambi.

Anche altri (il team di RC o lo statistico William M. Briggs) evidenziano la debolezza di analisi del paper. Ora: siccome il lavoro che circola e sul quale si discute è un draft (submitted agli AOAS) che deve ancora passare il vaglio della revisione paritetica, c'è sin d'ora da chiedersi quanto possa venir "scremato". La rivista è senz'altro seria e prestigiosa, nel suo campo; ma probabilmente ci si concentrerà soprattutto sulle questioni meramente statistiche, più che fisiche e climatologiche. E qui torneremmo ai dubbi di Zorita. Vedremo.

giovedì 19 agosto 2010

Minestre riscaldate


. Un modello chiamato Hansen

Hansen sbagliava, le sue proiezioni sono da buttare; ergo tutti i modelli sono errati. Hansen fa il modello? Insomma, dai...(anche qui)...


. Mele e banane

Il paragone fra le T superficiali e le T troposferiche, come viene fatto da Christy e dalla centralina a rimorchio di mamma Watts. Passi per Christy, ché è del ramo, nel senso che l'albero sul quale campa è quello dei dati satellitari e negli anni 90 (ante-RSS e prima della scoperta di diversi bias) sosteneva che il mondo non si stava scaldando poiché la sua ricostruzione satellitare indicava così (es. qui, qui e qui), ignorando totalmente le misure di superficie, quelle delle radiosonde, i fenomeni osservati in superficie associati al GW e i problemi che le letture satellitari comportavano.
Ma gli altri...
Continuo a non capire perché i due frutti vengono considerati identici, solo a me sembrano un tantino diversi?


. (Hot) spot in salsa tartare

Con una frequenza vicina a 3.5*10^-8 Hz, torna sempre alla ribalta - in alternativa alla mazza da hockey che ha però frequenza più alta, anche stante i pensionati dilettanti dell'inquisizione e del "GW è una truffa", da ieri in vacanza a Erice dal "formidabile" nonno dei pensionati e con mamma Watts a fare le veci a McInqyre - l'altro spot caro al neghismo negletto: quello dell'hot spot.
Già: peccato che, nel mainstream, è roba passata, superata, smontata, debunkizzata e archiviata. E, di certo, nessuno si immagina e pretende di spacciare questo fenomeno come pistola fumante di qualcosa che la hardscience dal XIX secolo già spiegava e che anche uno studente al primo anno di fisica dell'atmosfera...
Nessuno che non sia, in qualche modo, vicino alle pratiche della voodoo science.

[Update: qui il programma degli ISOPE di Erice 2010. Stimolante: fra una lectio magistralis di un tale H. E. the Hon. Dr. ILR, il solito teatrino dell'assurdo del visconte imbambolato, la repetita di Fred "il fumo fa bene" accompagnato da un manipolo di altri desaparecidos nella sezione clima, sarei davvero imbarazzato a scegliere...].

mercoledì 18 agosto 2010

Voodoo science

Si aggirano nella notte più nera. Madidi di una pioggia infinita à la Blade Runner. Sono androidi o psycho-killers? Comunque sia, sono a caccia di barzellette spacciate nei bassifondi del ghetto come perle di saggezza scientifica. Un ripassino della fisica di qua e anche di qui, una candida teoriuccia rivoluzionaria di là e anche di lì, una splendida puntualizzazione in forma di poemetto davanti, una magnifica suggestione in forma di bigino di dietro...

Un tempo erano paladini del neghismo negletto. Oggi tre e mezzo di loro (uno e uno bis e due e tre e mezzo), cacciatori di tales for dummies, sono rinnegati. Loro malgrado. Sembra uno psicodramma.

Forse, più semplicemente, essi si sono accorti che anche a loro hanno innestato ricordi. E i ricordi li rendono consapevoli che no, non si può continuare così a servire macedonie di frutta acidula e marcia, inserendovi di tutto. Dai teatrini alle chiavi inglesi. Ne va anche della loro reputazione.
Una bella lezioncina per la comunità del neghismo negletto, fervidi praticanti di voodoo science (thanx to ocasapiens)?

"I limiti del mio linguaggio sono i limiti del mio mondo", diceva - nel Tractatus - Wittgenstein.
Nulla di più veritiero e attuale, anche in questo caso.

lunedì 16 agosto 2010

Connections I

Sì, lo so: è estate ed è tempo di relax e non di elucubrazioni e in effetti preferisco anch'io la vibrante versione musicale degli Stones con Richards on mike. È senz'altro più accomodante...

Ma parlare di connessioni, in questi giorni, significa anche e soprattutto chiedersi se esistono:

(a) collegamenti fra gli eventi meteorologici estremi che stanno imperversando in Eurasia;
(b) collegamenti con il climate change e il GW, di rimando con (lo dico lo dico! ;-) l'intensificazione progressiva dell'effetto serra e con i suoi correlati feedback.


Sgombro subito il campo da eventuali equivoci: lungi da me il tentativo di indossare la versione in bikini del dipartimento "il tempo non è il clima" per smascherare coloro i quali ne indossano la versione in parka anche in piena estate. No, il mio è un tentativo di dire le cose come stanno e come molti scienziati, da tempo, sospettano (buon ultimo il buon Klaus...).

Allora, cominciamo con la prima connection (la seconda affiorerà nel prossimo post).

(a) evidentemente, quando si parla di teleconnessioni (vedi ad es. la keyword ENSO, ad es. qui, o gli outlooks del CS di MNW), non si può non sospettare una possibile associazione fra la bolla calda che staziona da settimane sulla parte nordoccidentale dell'Eurasia e le piogge monsoniche estreme che stanno mettendo in ginocchio regioni già con condizioni socio-economiche e ambientali a rischio quali:

. il Pakistan: anche qui 〈foto sat〉, qui 〈mappa〉, qui, qui, qui e qui gli idrografi,

. la regione del Ladakh nel Kashmir indiano: anche qui, 〈foto sat〉, e qui,

. la provincia nordoccidentale cinese di Gansu: anche qui 〈foto sat〉, qui, qui, qui, qui un video della enorme frana e qui una ricostruzione su foto (effettuata da Tom Dijsktra della Loughborough University) del bacino idrografico dal quale si è originato il flusso (notare, sullo sfondo, le montagne prive di foresta...).

Che ci sia un legame fra il monsone dell'Asia meridionale e il clima di alcune aree geograficamente poste a distanza, per es. più a ovest/nordovest o a nordest, è cosa nota già da tempo. Per es. Rodwell e Hoskins, in questi 2 basilari papers (qui e qui), hanno evidenziato l'importante ruolo che il monsone estivo indiano (ISM) esercita sul clima estivo subtropicale e delle medie latitudini europee.
Questo ricorrente fenomeno, oltre ad essere caratterizzato dalla nota circolazione meridiana fra oceano indiano ed entroterra asiatico che implica - fra estate ed autunno boreali - accumulo di aria caldo-umida da meridione e conseguente forte convezione in quelle aree, causa anche una meno nota circolazione sudest-nordovest ("monsone laterale") guidata da gradienti termici longitudinali. Il monsone laterale è caratterizzato, in generale, da convezione in area indiana e subsidenza in area mediterranea (ma può toccare anche regioni asiatiche più orientali); discesa di aria asciutta che è tanto più forte e persistente quanto più la risalita di aria caldo-umida in area indiana è altrettanto forte e persistente. La connessione fra il monsone sudasiatico e il clima subtropicale e delle medie latitudini sembra operare attraverso "ponti atmosferici", costituiti da un treno d'onda di Rossby (qui due modalità di propagazione generale) che si propaga, in questo caso, da oriente ad occidente.

Questo legame è stato recentemente integrato in un indice di teleconnessione circumglobale (CGT) che caratterizza uno dei principali e ricorrenti modi di variabilità interannuale della circolazione troposferica delle estati boreali sull'emisfero nord. La CGT è posizionata generalmente all'interno della waveguide associata al jetstream occidentale e le anomalie bariche (risp. termiche e pluviometriche) che l'accompagnano tendono a posizionarsi in fase su specifici quadranti a longitudine preferita (ad es. le regioni continentali europee e mediterranee, la Russia europea, l'India, l'Asia orientale e il Nordamerica).

La CGT è significativamente correlata con l'ENSO, ma i risultati dall'analisi della correlazione parziale mostrano come in realtà il legame sia indiretto e funzioni attraverso gli impatti che l'ENSO è in grado di indurre sull'ISM. In anni con ISM normale, la connessione CGT-ENSO sparisce, ma in anni caratterizzati da ENSO neutro, la connessione CGT-ISM rimane significativa. Come si sa, generalmente la fase positiva dell'ENSO (El Nino) tende ad inibire l'ISM, al contrario la fase negativa (La Nina) lo favorisce.
Tuttavia, questa associazione non è sempre valida, in primis perché sulla forza dell'ISM agiscono anche altre variabili. Poi, questo legame sembra essere divenuto più debole grossomodo a partire dalla seconda metà degli anni 70. Fra le diverse cause (dal noise stocastico frutto del residuo della variabilità climatica interna al ruolo delle oscillazioni oceaniche multidecennali come l'AMO fino agli effetti che il GW induce sulle teleconnessioni e/o sulla posizione della cella di Walker...), le due principali e più direttamente associate al mutamento delle dinamiche del sistema oceano-atmosfera degli ultimi decenni sono probabilmente da ricercarsi nel cambiamento del tipo di circolazione invernale sul settore euro-atlantico (vedi NAO/AO+) e nella sensibilità alla tipologia spaziale dell'ENSO associata alla localizzazione delle SSTA del Pacifico (tipologie di ENSO Eastern-Pacific, EP, più intense negli ultimi decenni, immagine tratta da questo studio).
Ciononostante, quest'anno il legame ENSO-ISM sembra funzionare. Probabilmente il freddo inverno euro-asiatico (in associazione al pattern NAO/AO--) così come il tipo di ENSO Central-Pacific, CP (sia il Nino 2009/10 sia la Nina attuale hanno il core delle SSTA nel Pacifico centrale) hanno favorito il suddetto legame.
Anche la connessione fra l'ISM e le precipitazioni sul nord della Cina e nell'estremo oriente (via CGT) è, in qualche modo, favorito dall'ENSO, a sua volta più "performante" nel manifestare i suoi effetti sul nord della Cina durante gli anni con ISM più attivo.

Summa summarum: ci sono diverse buone ragioni per collegare alcuni dei fenomeni che stanno colpendo l'Eurasia durante questa estate.

Ma c'è un ma: perché l'aria calda e secca è scesa proprio sulla Russia e non più a sudovest, come di solito? Intervistato recentemente a proposito di questi eventi estremi, anche Kevin Trenberth conferma la possibile associazione fra di essi e, per il momento, non se la sente di fare speculazioni sul particolare pattern mediante il quale si è manifestata/si sta manifestando la connessione.
Provo a costruire un paio di speculazioni a freddo. Seguirò 2 piste: la prima fa capo a precedenti episodi di HWs estive su Russia europea e Ucraina, per la seconda ci affidiamo al punto (b).

Dunque, la prima: anche se non così estreme come questa, negli ultimi 130 anni ci sono state almeno altre 4 intense e persistenti HWs, comunque lontanissime da questa per intensità (luglio 2010: scarti fino a quasi + 9° rispetto alla media!): nel 1972 (scarti fino a + 4/5°), nel 1938 (scarti fino a +5°), nel 1929 (agosto: scarti fino a + 4/5°) e nel 1882 (luglio: scarti di + 5/6°).
Ebbene: 3 di queste (1882, 1929 e 1938, la prima e l'ultima con Nina entrante, pur se nel primo caso di tipo EP e abbastanza debole mentre nel secondo CP e moderata/forte; nel 1929 la Nina, debole e di tipo EP, era uscente) furono pure accompagnate da intense piogge monsoniche sul Pakistan nordorientale e sul Kashmir indiano e da relativa scarsità di pioggia nell'India centro-orientale (come quest'anno). Assenti le piogge, invece, in occasione dell'evento di HW del 1972 che, anzi, fu uno degli anni con maggior siccità e più debole monsone sull'intera Asia meridionale (estate con un El Nino di tipo EP entrante).
Probabilmente, dunque, una sorta di effetto teleconnettivo euroasiatico da "monsone laterale" ma con asse traslato nello spazio, forse - come suggerisce Trenberth fra le righe dell'intervista - favorito anche dalle temperature molto positive e sopra la media della superficie dell'oceano indiano (oggi a quasi + 2° sopra la media degli ultimi decenni nel WTIO, mentre nei 4 precedenti esempi le SST erano nettamente più basse) e dell'aria sovrastante che - con un contenuto di vapore maggiore - dà maggior vivacità e vigore alle precipitazioni convettive e alla struttura monsonica generale.


To be continued with (b), stay tuned....


[Update 28/8/1010: ho trovato altri 3 anni con HWs abbastanza simili agli altri 4 esempi già trattatati, tutte avvenute in luglio e tutte comunque lontane parenti della HW2010. Trattasi degli anni 1931, 1981 e il recente 2002, nel primo caso passaggio da Nino EP a Nina EP, nel secondo ENSO neutro, nel terzo Nino CP entrante. Ebbene: in altri 2 casi - i primi - si sono manifestati parallelamente cospicue piogge monsoniche sul Pakistan NE e sul Kashmir indiano (1931) con siccità sull'India SE - come nei casi precedenti -, risp. piogge su gran parte dell'India ma soprattutto sul NW (1981) e solo nel 2002 piogge monsoniche in generale particolarmente deboli].

giovedì 12 agosto 2010

Adrift


. Mentre queste immagini (qui e qui) sembrano emergere paro paro dal bel romanzo di Cormac McCarthy "La strada" (per chi l'ha letto, risulterà più immediata l'associazione) e invece sono la dura, nuda e cruda realtà della Russia europea sconvolta da questa mazzata coi controfiocchi - che dimostra ancora una volta, se ce ne fosse bisogno, come la realtà superi (quasi) sempre la fiction;

. mentre gli addetti fanno calcoli e stime dei danni e delle conseguenze annesse a lagtime flessibili;

. mentre altri addetti cercano connessioni e collegamenti di vario tipo (occhio al prossimo post ;-)

dai MS emerge ora uno stream di pensiero un po' "ingombrante" e, per ora, forse non ancora troppo conturbante.
Rileggendo gli ultimi 2 post pubblicati, mi è affiorata un'associazione strana e ho avuto una strana sensazione di dejà-vu da ricordo del futuro à la FF, un po' come svegliarsi di sobbalzo trovandosi alla deriva.

Guardate, in primis, la situazione meteorologica sull'Europa nella settimana X. Ho plottato (Reanalisi NCEP/NCAR) le anomalie dei venti zonali al di sopra della boundary layer, a circa 1500 m di quota (superficie isobarica di 850 hPa), in rosso prevalenza di venti da occidente, in blu da oriente.

Ora:

. tenendo conto di quel che si riscontrò anche nelle zone in cui risiedo nelle settimane X+n, n=1,2,3,4...,

. leggendo questo e questo,


. guardando le previsioni delle situazioni meteo dei prossimi giorni,

. considerando che pioverà su buona parte dell'Europa centro-occidentale, settore alpino compreso, zone insubriche dove risiedo comprese,

. ascoltando l'intervista al fisico dell'ISAC/CNR trasmessa oggi sull'RG della RSI (intervista dopo circa 10 minuti)

confesso che, stasera, non dormo tranquillo. Brividi pre-frontali?

Forse, più semplicemente, è uno stream alla deriva....

venerdì 6 agosto 2010

Terra bruciata


Il romanzo, JGB, l'aveva scritto nel lontano 1964. 46 anni dopo, quel che la Russia europea sta esperendo - in questa incredibile estate - è qualcosa che neanche la fervida immaginazione dell'autore britannico avrebbe potuto partorire. Ma chissà se JGB è conosciuto e famoso anche in Russia...



. жары

La pazzesca heatwave (HW) che sta imperversando fra l'Europa orientale e le pianure della Russia europea fino agli Urali (ma anche in altre aree dell'emisfero nord) è figlia di una situazione meteorologica bloccata da quasi 2 mesi e che - nella sua diabolica persistenza - ricorda per fattura e durata (ma solo in parte per effetti) la madre di tutte le canicole europee scatenatasi (come ben si ricorda) fra maggio ed agosto 2003 un paio di migliaia di km più a SW. Solamente 4 anni dopo, durante l'estate di 3 anni fa, una HW analoga assediò l'Europa sudorientale, a circa 1500 km più a SSW di Mosca. Insomma: dopo "il 2003 croato, rumeno, bulgaro, ucraino del sud ecc. ecc.", oggi assistiamo al "2003 russo, ucraino del nord e un po' finlandese". A quando un "2003 islando-scozzese"?

Complice la fortissima siccità (qui una sintetica spiegazione del meccanismo di propagazione di siccità tardoprimaverile-estiva sui continenti delle medie latitudini boreali, tratto da un thread del forum di MNW, qui qui e qui altri contributi scientifici), le altissime temperature e gli incendi della foresta e delle torbe che circondano la capitale, gli effetti sembrerebbero diversi - finora -, rispetto a quelli già terribili (in termini di decessi) ed enormi del 2003 europeo, anche se il tasso di mortalità a Mosca è oggi doppio rispetto a quello del luglio 2009 e - con un macabro ritmo di 700 decessi in più ogni giorno - ha già raggiunto quota 5000 morti in più (a causa sia del gran caldo sia della cappa di fumo tossico che sovrasta la metropoli). Le condizioni di contorno sono però diverse fra Europa centro-occidentale e Russia europea, in particolare per quel che riguarda la densità insediativa e demografica, pur se l'area toccata dalla HW è molto vasta e lì ci sono comunque metropoli come Mosca e S. Pietroburgo per un totale di quasi 15 milioni di persone. [Update 11/8: 7 anni dopo il record europeo del 2003, ecco che viene aggiornato il mostruoso luglio della Russia europea: 7.6° sopra la media 1971-2000, 2.5° sopra il precedente record del 1938, oltre 4 std sopra media su una superficie quasi doppia rispetto all'Italia, anomalia che è superiore per estensione ed intensità sia in valore assoluto e sia standardizzata ai vari precedenti mesi con HWs europee, giugno 2003, agosto 2003 e aprile 2007. L'anomalia mediata sui 30 giorni ha continuato ad aumentare fino a toccare i +9°... ]

Siccità, temperature torride, incendi, fumo tossico, aria irrespirabile...a rischio persino, nella vicina regione di Bryansk, alcune zone contaminate dai radionuclidi dell'incidente nucleare di Chernobyl del 1986 che potrebbero rendere pericolosa l'aria di questa zona. In ginocchio anche vaste zone di uno dei più importanti granai mondiali e - complice la riduzione della produzione agricola (perso almeno 1/5 del raccolto) - già si intravedono le pressioni su questo cereale basilare.
15 miliardi di $ di danni le stime complessive, l'1% del PIL nazionale russo...

[Update 10/8: in questo servizio televisivo dal TG della RSI, due esperti (Conedera del WSL e Lohmann dell'IACETH) spiegano (1) il particolare meccanismo di propagazione degli incendi in una delle regioni con la maggior presenza di torbiera al mondo (e relativo immagazzinamento di carbonio negli ecosistemi naturali) e (2) gli attuali e potenziali problemi di cui soffrono e soffriranno gli abitanti di quelle zone costretti a respirare aria inquinata da CO, polveri fini e altre sostanze dannose].

Anything to do with global warming? (intervista pubblicata sul CdT del 3/8/2010, vedi anche qui, qui e qui).




. Heatwaves

Questa è una signora HW. Per capirne importanza e portata, dobbiamo ricorrere alla statistica. E questa ci dice che l'*anomalia* termica mensile di luglio 2010 (calcolata come lo scarto normalizzato dalla media trentennale, quindi diviso la sua std trentennale) è, per la regione attigua a Mosca, molto inusuale e assolutamente significativa e per nulla stocastica: le probabilità che si verifichi un mese così caldo sono inferiori al 4.5% (anomalia termica > a +2), come dire tempi di ritorno molto molto alti (per l'Europa centro-occidentale l'estate 2003 ha tempi di ritorno plurisecolari).
E infatti - non a caso - il meteorologo russo del servizio meteo statale Aleksander Frolov ha dichiarato ieri che questa estate è sicuramente la più calda almeno da 130 anni e in particolare la HW è probabilmente la peggiore nell'ultimo millennio in Russia. In termini di eccezionalità e di tempi di ritorno, dunque, qualcosa di molto simile a quella del 2003 per le Alpi.

"Signore heatwaves", in Europa, dopo la madre del 2003, si sono succedute abbastanza regolarmente. Ricordiamo, en passant, il bollente luglio 2006, l'incredibile (per durata) settembre 2006-gennaio 2007, l'estivo aprile 2007, come già segnalato l'estate 2007 sul sudest, l'estivo maggio 2009, la indian summer 2009 (agosto-settembre) e, da ultimo, l'estate 2010 su gran parte del continente (in primis sul nordest). Prova qualche legame con il GW? Naaa, non c'è solo l'Europa (of course) e non ci sono solo HWs a corroborarne la portata, semmai.

Tuttavia, il tutto va esattamente nella direzione prevista (vedere anche qui e qui), pur con una certa difficoltà di stima della localizzazione geografica (forse dipendente dal modello usato); la fisica di come si forma una HW non cambia ed è sempre quella, e nemmeno le considerazioni statistiche. Cambia la media delle temperature e si fa più calda, cambia la distribuzione (che potrebbe anche non essere più di tipo normale) e di rimando cambiano intensità e frequenza di questi fenomeni.

In questi due studi recenti sono stati ricostruiti frequenza, durata e - nel secondo - intensità delle HWs in 2 specifiche regioni europee: (1) l'Europa centro-occidentale e (2) le regioni del Mediterraneo orientale, con un dataset omogeneizzato che copre il periodo 1880-2005 per il primo caso risp. 1960-2006 per il secondo.
Ebbene: quel che emerge, in sintesi, è che:

(1) senza considerare nello studio i recenti e "terribili" luglio 2006, agosto 2009 e luglio 2010, sull'Europa centro-occidentale in un secolo e 1/4 il numero medio di Hot Days ( = giorni la cui temperatura massima ha superato il 95esimo percentile giornaliero) è triplicato, mentre la lunghezza media delle HWs ( = il periodo connotato da numero massimo di Hot Days) è raddoppiata.

(2) senza considerare nello studio la recente "terribile" estate 2007, dagli anni 60 intensità, lunghezza e frequenza delle HWs nelle regioni del Mediterraneo orientale sono aumentati di un fattore 7.6 ± 1.3, risp. 7.5 ± 1.3, risp. 6.2 ± 1.1.


Saremo dunque sempre più confrontati in futuro con situazioni come queste?
Domanda retorica e suggestioni per i posteri...


giovedì 5 agosto 2010

Terminal beach

. Boundary condition #1: casematte



Ieri ho avuto la fortuna di assistere ad una proiezione per pochi intimi molto speciale. A margine della 63a edizione del Festival del Film di Locarno, nell'angusta sala del Rivellino leonardesco è stato proiettato in prima mondiale - evento collaterale della mostra attualmente qui presente - il nuovo film di Peter Greenaway: "92 Atomic Bomb Explosions on the Planet Earth".
Si tratta di un'opera molto particolare, com'è tipico della fervida e creativa produzione dell'artista britannico. Questa volta Greenaway ha messo assieme - in forma simil-documentaristica e con un una cura davvero particolare per ritmo e montaggio - una sequenza impressionante di 92 fra le più disparate esplosioni di ordigni nucleari effettuate da statunitensi, sovietici, francesi, inglesi e cinesi come test fra il 1945 e il 1970 nel pieno dell'escalation deterrente della cold war.

Fra il 1945 e il 1998 (ultimo anno di test nucleari) furono effettuati più di 2000 esperimenti, un numero davvero incredibile e allucinante. Alcuni test furono fatti con ordigni di una potenza enorme, famoso è certamente l'esempio della più potente bomba termonucleare mai lanciata: la TSAR, la madre di tutte le bombe H fatta scoppiare dai sovietici il 30/10/1961 nell'isola artica della Nuova Zemlya con una potenza di 50 Mt di TNT (equivalenti ad un'energia sviluppata pari a 209 PJ in soli 39 ns, ovverossia una potenza di 5.4 YW: per dare un'idea, circa l'1.4% della potenza totale del sole o - in altri termini - una potenza istantanea equivalente a circa 108 milioni di soli splendenti sopra le zone artiche!!!).
Fino al trattato di bando parziale (PTBT, 1963) i test venivano effettuati sia sottoterra, sia sott'acqua e sia in atmosfera, in alcuni casi anche nell'alta atmosfera, fino a diverse decine e centinaia di km (il test più in quota fu l'americano Argus III del 6/9/1958 a 540 km di quota in piena termosfera!); dopo solamente quelli sotterranei, ma de facto - visto che in molti casi si facevano su atolli - possiamo considerarli in parte pure subacquei. In effetti, teatro di numerosissimi di questi test (americani e francesi) furono alcuni specifici atolli del Pacifico: Mururoa, Bikini (anche qui) ed Eniwetok (isole Marshall) su tutti.


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. Boundary condition #2: paesaggio sintetico



La prima associazione, dopo aver visto numerose esplosioni proprio sul famoso atollo di Eniwetok, è stata l'impressione fortissima che mi suscitò, quando lo lessi, lo splendido racconto frattale, condensato e "imploso" di JGB dall'inequivocabile titolo "la spiaggia terminale" (tradotto e pubblicato come "L'ultima spiaggia", vedi ad es. qui). In questo racconto, il protagonista - una sorta di moderno Crusoe volontario su Eniwetok per cercare una "chiave del presente" - vive una sorta di incubo allucinato ambientato nel paesaggio sintetico metamorfizzato dell'atollo, teatro abbandonato dei numerosi test nucleari effettuati dagli americani. Fino all'incontro con la spiaggia terminale...
Se potete (e se vi piace la letteratura di JGB), leggetelo! È uno dei racconti migliori della sua già ottima produzione.


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. Initial condition #0: laghi e spettri



La seconda associazione mi ha portato ad una domanda sorta spontanea: quali furono gli impatti di tipo climatico (quindi lasciando perdere ad es. l'accumulo di radioattività) in atmosfera e negli oceani generati da questo scempio? Voglio dire: esiste qualche seria ipotesi fatta (e magari pure comprovata) a tal proposito?

Scindiamo la query in 2 parti: (1) impatti diretti in atmosfera, (2) impatti diretti in idrosfera. Fil rouge: bilancio energetico squilibrato da immissione e dispersione di polveri in atmosfera e da energia liberata sottoforma di calore in oceano?

Laghi di calore e spettri che si aggirano fra le pieghe del cambiamento climatico e del GW.

Vediamo un po':
(1) esiste uno studio abbastanza recente di un team di esperti che hanno esaminato gli effetti del fumo immesso in una ipotetica guerra nucleare in due paesi subtropicali, ognuno dei quali utilizza bombe 50 volte più potenti di Hiroshima. In sostanza si afferma che - al di là del temuto "inverno nucleare" - gli effetti non sarebbero troppo dissimili da quelli prodotti da una forte eruzione vulcanica.

(2) qui siamo invece nel puro campo speculativo. Ma devo anche dire che questa parte della query mi pare anche assai più significativa, perché quasi 3 esperimenti totali su 4 (inglobando anche quelli effettuati "sotto" i piccoli atolli) sono stati test sottomarini.
Un calcolo molto spannometrico effettuato fra i membri del CS di MNW un paio di anni fa (e supponendo che l'energia liberata dalle esplosioni venga *tutta* trasformata in calore e ceduta interamente all'acqua) portò a questa prima provvisoria nonché apparentemente impressionante conclusione:
la somma di tutte le bombe fatte esplodere underwater da americani e francesi (potenza di circa 165-170 Mt, stima conservativa, equivalente ad un'energia sviluppata di circa 700 PJ) ha prodotto un riscaldamento di 1 grado C su un profilo di 1 m di acqua, distribuito nell'arco del periodo pre-PTBT su circa l'1% di superficie totale del Pacifico!

Cifra impressionante, ma il colpo di scena deve ancora arrivare.

Se subodoravate un qualche possibile legame con il GW (a qualcuno, magari, leggendo il post si è accesa una lampada a bigOil...:-D), vi riporto coi piedi a terra. E vi mostro quanto - visto in quest'ottica un po'...alternativa - possa far paura il GW :-O

Secondo molte fonti (IPCC 2007, ma anche in alcuni post con link dirette alle fonti, per es. qui o qui), nel periodo 1961-2003 (lasciamo perdere gli ultimi "discussi" anni, inutili ai fini del tema in questione), la temperatura oceanica globale è aumentata di 0.1 gradi C dalla superficie fino a 700 m di profondità, e un aumento di T è stato comunque riscontrato fino a 3-4 km di profondità.
Quanta energia ci vuole per riscaldare i primi 700 m di oceano di appena 0.1 gradi C?
Presto detto: superficie totale * spessore * massa * ∆T. Ergo circa 2.5*10^22 cal, cioè 105 ZJ! Vale a dire un valore superiore di diversi ordini di grandezza rispetto a quello ottenuto prima!
Insomma: ci sarebbero volute almeno 500'000 bombe Tsar (o qualche milione di bombe atomiche convenzionali) per spiegare il riscaldamento avvenuto negli oceani :-O

Credo che miglior twist ending non si possa immaginare...

lunedì 2 agosto 2010

Summer books

Sulla falsariga di molti altri blog, propongo anch'io una succinta lista di letture stimolanti per il resto della stagione estiva. C'è anche qualche classico sul genere.
Sono 10, uno al giorno (per chi si ritrova nel vacuum una sola settimana e mezza:-), oppure uno a settimana per chi ha la fortuna di farsi 2 mesi e mezzo di giro a vuoto :-D



di Luca Mercalli et al., Rizzoli, 2009
➥ per chi adora la scienza del clima, gli exposé da Fazio e...la senape.

di Martine Rebetez, Casagrande, 2009
➥ per chi adora le Alpi, l'Emmentaler svizzero e...Saint-Exupéry.

di Raffaele Scolari, Mimesis, 2010
➥ un omaggio ad un caro amico: per chi adora i territori liminali fra percezione e produzione della dimensione del macro, ad immagine del primo viaggio di Sindbad.

di Anthony Giddens, Il Mulino, 1994
➥ a 20 anni esatti dalla sua uscita originale, un saggio che - per alcuni spunti - ci parla ancora con la lingua dell'attualità. Dedicato a chi aborra modelli e simulazioni del clima e però
, nella sua vita quotidiana,
si fida ciecamente di numerosissimi sistemi esperti. Giocoforza.

di José P. Peixoto & Abraham H. Oort, American Insitute od Physics, 1992
➥ in attesa del book di Pierrehumbert, forse il miglior libro in circolazione per chi fa colazione con
Wiener cappuccino e cornetto di Stefan e Boltzmann,
treccia al burro di Navier e Stokes e miele di castagne di Clausius e Clapeyron. Ma anche per chi è realmente intenzionato a capire, a mente aperta.

di Naomi Oreskes & Erik M. Conway, Bloomsbury Press, 2010
➥ per chi, dopo aver magari solo sfogliato il libro precedente, ancora nega.

➥ per chi cerca negli Inuit o nei Walser ispirazione per adattamento a contingenze e necessità future. In barba ai cambiamenti climatici. E oltre ogni ragionevole dubbio mercanteggiato.

di Rachel Carson, Feltrinelli, 1999
➥ per chi vuol farsi un viaggio nel passato fino alle radici da dove parte tutto. Classico sempreverde del 1962 che, a suo tempo, modificò il corso della storia e che oggi sarebbe bello tanti riscoprissero e leggessero.

di Timo Koivurova et al., Springer, 2009
➥ per chi vuol farsi un viaggio nel futuro fino alle estremità verso cui ci si potrebbe trovare. E per chi non riuscisse a procurarselo, può sempre ricorrere ai report di 2 fra le più recenti ed interessanti conferenze sullo stato dell'Artico: SOA 2010 e AFT 2010.

di Stephen Schneider, Sierra Club Books, 1989
➥ per chi decide di viaggiare nell'attualità descritta vividamente in un futuro che era presente 20 anni fa: uno dei più bei libri scritto da uno dei più grandi uomini che si siano occupati di scienze geofisiche. Un tributo ad un grande che ci ha lasciati troppo presto.