mercoledì 23 dicembre 2009

I'm dreaming of...

...a white Xmas...just like the ones I used to know....







Con l'incipit di una delle più famose canzoni a tema (scritta da Irvin Berlin nel 1942 e reinterpretata moltissime altre volte ->il sogno di un Bianco Natale) e con una particolare immagine a tema (la prima cartolina di Natale pubblicata ufficialmente, nel 1843 in Inghilterra, Bridwell Library, Southern Methodist University -> un Natale "autunnale" ancora senza la neve, l'immaginario del Natale innevato comincia a diffondersi solamente 20 anni più tardi), la redazione di MS augura ai tre o quattro lettori casuali del blog un Buon Natale e un sereno e felice 2010. Ci riposteremo a gennaio, con la seconda parte di Flatlandia e con numerosi altri post in cantiere e continui flussi di pensiero in procinto di emergere dalle acque di un climafluttuante.....

venerdì 18 dicembre 2009

Slowdown | Atlantic Hurricane Season 2009 /2


Wind Shear (WS): letteralmente il "taglio del vento". In realtà, uno dei fenomeni atmosferici più affascinanti, importanti e anche pericolosi (per es. per gli aerei in fase di decollo o atterraggio). Si tratta di una variazione altitudinale della direzione e/o della forza dei venti. Questo fenomeno risulta essere di estrema importanza nella "carburazione" e pure nell'evoluzione degli uragani. Quando il WS è molto forte (cioè i venti cambiano massicciamente forza e direzione con la quota), gli uragani tendono ad essere inibiti, perché - come mostra l'immagine qui sotto - il calore latente della tempesta tende a distribuirsi su un'area maggiore e quindi fornisce meno carburante alla convezione profonda associata alla tempesta. In caso contrario, invece, la convezione è favorita e quindi le tempeste e gli uragani trovano un ostacolo minore nella loro corsa, sviluppo ed intensificazione.



Il 2009 ha visto un WS complessivo sull'atmosfera nordatlantica molto forte e soprattutto persistente, che ha favorito quindi una stagione slowdown.

Sicuramente una grossa mano l'ha data il Niño emergente: questo fenomeno rafforza la corrente a getto subtropicale fra il Pacifico e l'Atlantico, aumentando così i venti occidentali in quota e quindi anche il WS (venti forti da W in alto, venti alisei da NE in basso). Inoltre, in anni Niño, la media troposfera sopra l'Atlantico tropicale boreale (TNA) risulta essere più secca e meno umida (in conseguenza del shift e dell'indebolimento dalla cella di Walker), favorendo la subsidenza sui Caraibi e quindi sopprimendo la convezione profonda.

Sui Caraibi, fra agosto e ottobre, il WS verticale è stato molto forte, inclinando parecchio il vortice e riducendo l'abilità del sistema di sviluppare un core caldo. Da notare che ben 5 tempeste quest'anno (Ana, Danny, Erika, Fred e Henri) sono morte sulle calde acque tropicali "uccise" cammin facendo proprio dal forte WS troposferico che ha dominato nella regione. È molto inusuale avere una stagione nella quale un così alto numero di tempeste si dissipa pur all'interno di condizioni termodinamiche tropicali molto favorevoli (come le acque calde).

E qui arriviamo ad un altro aspetto: le anomalie delle temperature superficiali marine (SSTA) sul TNA. C'è stato un vero e proprio reversal fra primavera ed estate/aututnno: mentre ancora a maggio avevamo SSTA negative, poi sono decisamente aumentate (come detto prima, favorendo una condizione termodinamica). Va anche detto che le SSTA- primaverili potrebbero aver inibito, a loro volta, l'inizio della stagione, ritardandola. Infatti queste SSTA sono ampiamente anticorrelate alla forza degli alisei, rafforzando i venti quando sono negative; alisei più forti tendono ad aumentare il WS verticale. Insomma: diverse cose, quest'anno, hanno concorso a rinforzare il WS e quindi a favorire una stagione slowdown.



martedì 15 dicembre 2009

Delirium nostrano

Puntuale come i panettoni, i biscottini e i mandarini di Babbo Natale, l'economista Paolo Pamini, con solerte tempismo, torna a disquisire di clima dalle prime pagine del Corrierone nostrano e lo fa ancora una volta (come già negli ultimi due anni) poco prima delle feste natalizie. Che sia un auspicio indiretto e forse neanche tanto celato all'incentivazione dei consumi in periodo di crisi? Insomma: una sorta di mantra da consigli per gli acquisti? Purtroppo per lui incappa nei soliti suoi deliri cognitivi che rasentano l'onnipotenza. Il che, essendo economista e parlando di clima (esattamente come un pesce sta ad una bicicletta), è un po' comprensibile: mica si pretende di sorbirci sentenze sulla salute dei cittadini calate dall'alto di una autoritas da meccanico...:-D


Comunque: tralasciando la sua solita trita e ritrita litania sul free market überalles (come membro del Liberales Institut non può certo esimersi dal farne la consueta apologia), quel che stavolta fa (sor)ridere è la sua completa naivité quando afferma testualmente che:

1) "Sempre più ricercatori dissentono dall'IPCC" e

2) "La colpa è anche di chi tra loro ha deciso di vendere la propria anima alla politica, come lo scandalo del climagate esploso qualche settimana fa insegna. A tal riguardo è curioso che la CRU della UEA (England), all'origine della manipolazione dei dati, fu pure direttamente coinvolta nel 1974 nella stesura di un rapporto segreto della CIA (...) in cui si affermava il rischio di un'imminente mini-era glaciale (...). Una scienza che nel giro di 30 anni arriva a due conclusioni apocalittiche diametralmente opposte ha forse bisogno di maggiori fondi e maggior serenità di dibattito (...)."

Sull'1, rimando direttamente il mittente al mio post under construction Flatlandia. Ma si può già dire che, se le fonti a cui attingere informazioni sui dissidenti, sono quelle linkate dal Nostro nell'articolo, allora stiamo freschi. Il SEPP è retto e fondato da un noto negazionista finanziato profumatamente dalla Exxon per continuare a (far finta) di non capire e negare l'AGW. Personaggio che ritroviamo a capo anche del secondo sito citato da Pamini, l'NIPCC., sostenuto, BTW, da quella referenza di tutto rispetto in ambito climatologico quale è l'Heartland Institute: se non ci fossero di mezzo i soliti lauti finanziamenti da parte della Grande Sorella (sempre la E$$o, e che diamine!), quasi quasi avrei detto che questo istituto sta al clima come il solito pesce sta ad una bicicletta :-D
Sul 2: o siamo tutti fessi (e lui è l'illuminato) o qualcosa gli è sfuggito di mano. E siccome accà nisciuno è fesso, vediamo un po' cosa si è lasciato sfuggire il Nostro.

Primo: di scandalo da climagate non c'è nulla. Se rubare delle email ed estrapolarne succose ciliegie decontestualizzandole e inferendo significati a supporto di un discorso a tesi significa un gate climatico, io mi chiamo Umberto Eco. E magari, il Nostro - in tal caso - farebbe bene a ripassare alcuni miei testi. Naturalmente senza cogliere solo le ciliegie più succose ;-)

Secondo: il rapporto che cita è stato presentato in prima mondiale (perché tenuto gelosamente segreto negli archivi della Biblioteca di Babele da Borges...) da un bloggista tuttologo che si autodefinisce un "tafano climatico" e che, per sua stessa ammissione, ha deciso, tutto eccitato, di renderlo esplicito al mondo in diretta planetaria il giorno 3 del corrente mese dell'anno domini 2009. Compagni di diffusione, oltre a lui: un quotidiano di notizie scientifiche a caratura mondiale, un settimanale britannico da avanspettacolo e il blog dei soliti noti Disinformanti. Come dire: la crème e l'élite dell'informazione scientifica galattica.

Ma il bello è che il rapporto:
a) è della CIA, che - come noto - sta al tema come il fatidico pesce sta ad una bicicletta;
b) non ha proprio nulla a che fare con la CRU, ne cita solo il direttore generale di 35 anni fa nell'intento (pag. 15) di descrivere i principali Current Approaches to Climatology di allora (sempre secondo la CIA). Come dire: piove sul bagnato....
c) non c'è mai stato un consenso su un imminente global cooling né tantomeno su una mini-era glaciale nel mainstream climatologico di allora. I riferimenti bibliografici del rapporto sono chiari: scelta dubbia e molto molto risicata delle fonti e ricorso a news da riviste popolari (Newsweek et similia), citate fra l'altro dallo stesso tafano nonché "ingegnere italiano di Londra".
Non merita, poi, nemmeno la conclusione, nella quale si sprecano le solite ottuse descrizioni meccanicistiche volte a separare scientemente "problemi più urgenti che oggi falciano milioni di vite indifese" dal problema del cambiamento climatico. Come se vivessimo in realtà parallele. Come se la visione sistemica della realtà non fosse ancora emersa. Come se, ad es., Prigogine non avesse detto e insegnato nulla.
Insomma: un'occasione nuovamente sprecata, caro economista. Ma non ci sorprende più di quel tanto. E non solo per le sue altissime referenze sul tema in questione. Curiosando fra gli affiliati del Liberales, ad es., non si può non far notare i deliri climatici di prossimità dell'IBL: un eccellente fonte di informazione a cui attingere, non c'è che dire. Ed essendo, sia l'IBL che il Libinst, istituti di eccellenza per quanto riguarda la climatologia (esattamente come il solito pesce e la solita bicicletta), non sorprende certo vedere pubblicizzati i soliti libri scritti dai soliti personaggi profumatamente finanziati dalle lobbies petrolifere Exxon & C. per (far finta) di non capire e negare l'AGW.
Comunque, caro economista, non si preoccupi: noi (anche qui a MS), la scorta di panettoni e di spumanti, se per questo, l'abbiamo già fatta.



giovedì 10 dicembre 2009

Slowdown | Atlantic Hurricane Season 2009 /1


La stagione degli uragani atlantici appena conclusa è stata particolarmente debole e "rallentata", la meno intensa dal 1997; in una parola una stagione slowdown.


Ecco dapprima qualche dato statistico, a seguire (nella seconda parte) le principali cause, al di là della consueta e normale variabilità interannuale imposta dalla fluttuazione del clima.


Prima le medie: la media dei cicloni tropicali che imperversano da giugno a novembre nell'Atlantico è di 11 temperste ("named storms") e di 6 uragani (di cui 2 major, con categoria uguale o superiore a 3 su 5).



Le principali caratteristiche specifiche della stagione 2009 sono state:


> partenza lenta e tardiva: Ana (primo uragano) si è formato non prima del 15 agosto, costituendo la più tardiva "A-storm" della stagione dai tempi di Andrew (che sfiorò Miami il 17 agosto 1992).

> solo 9 "named storms" hanno imperversato nel bacino atlantico quest'anno (vedi carta NOAA): il numero più basso dal 1997.

> solo 3 uragani (vedi carta): il numero più basso dal 1997 (con pure 3 uragani).

> 2 major hurricanes (vedi carta): anche in questo caso davanti solo al 1997 (con un solo uragano maggiore, Erika).
>
> 5 tempeste su 9 (Ana, Danny, Erika, Fred e Henri) si sono dissipate e sono "implose" sulle acque aperte nell'Atlantico tropicale e subtropicale: un'evento abbastanza raro che tipicamente succede solo in anni particolari come questo (vedi cause, seconda parte).
>
> l' ACE (Accumulated Cyclone Energy, una misura dell'attività dei cicloni) è stata la più bassa dal 1997: con un valore di 51, si situa al sedicesimo posto negli ultimi 66 anni. Il record spetta al 2005 (ACE 248!), seguito dal 1950 (243), dal 1995 (228) e dal 2004 (225). In fondo alla graduatoria il 1983 (17), il 1977 (25), il 1972 (28) e il 1982 (29), tutti anni caratterizzati dall'inizio o dalla fine del Niño.

> nessun uragano di categoria 5: è il secondo anno consecutivo senza la presenza nel bacino di tali uragani. L'ultimo periodo con due o più anni consecutivi senza tali fenomeni fu il triennio 1999-2002.

> nessuna tempesta fra giugno e luglio: l'ultima volta che i due mesi passarono senza attività fu il 2004 (Alex si formò, quell'anno, l'1 agosto, la stagione fu poi molto molto attiva). Questo è il diciottesimo anno (degli ultimi 66) senza formazione di tempeste in giguno e luglio.

> agosto ha avuto un'ACE sopramedia: 29, cioè circa 1/4 in più rispetto alla media 1950-2000. Da notare che il solo mese di agosto ha accumulato quasi il 60% di tutta l'ACE stagionale.

> settembre, al contrario, è stato slowdown, molto molto tranquillo, corroborando così il titolo: ACE di solo 11 unità, il settembre più tranquillo dal 1994 (anno Niño). Da notare ancora che nessun ACE è stata generata nelle 3 settimane fra il 13 settembre e il 4 ottobre: l'ultima volta con un periodo così lungo senza ACE durante il momento più attivo della stagione fu nel 1991 (anno Niño) e, prima di allora, occorre risalire addirittura al 1925 (altro anno Niño)!

> ottobre è pure stato molto tranquillo e slowdown: solo 2 unità di ACE, l'ottobre più tranquillo dal 1994. Se sommiamo i 2 mesi, otteniamo - con 13 unità - il valore di ACE più basso sempre dal 1994 e il quint'ultimo degli ultimi 66 anni.
>
> l'uragano Bill (prima foto del post) ha da solo generato il 52% dell'ACE totale

> Fred è il terzo uragano on record ad aver raggiunto lo stato major (categoria >=3) nella parte orientale del bacino, per la precisione ad est della longitudine 35W.

> Ida, da par suo, è stato solamente il secondo uragano on record ad essere divenuto tale nei Caraibi a novembre durante un anno Niño, dopo Martha nel 1969. Inoltre Ida è il secondo uragano che più tardivamente ha raggiunto le coste (del Golfo), "superato" solamente da Kate a fine novembre 1985.

> solo 2 tempeste hanno fatto landfall sugli USA: Claudette e Ida. Nessun uragano ha raggiunto le coste, per fortuna: è la prima volta dal 2006 e la tredicesima (negli ultimi 66 anni) che nessun uragano fa U.S. landfall. Da notare che questo è il quarto anno di fila (dopo il "terribile" 2005) nel quale la penisola della Florida e l'intera East Coast sono risparmiate dagli uragani: ultimi 4 anni consecutivi senza landfall in queste aree furono i primi anni 80.

> nessuno dei 2 major hurricanes (MH) si è abbattuto sulle coste statunitensi: dopo i 7 MH fra il 2004 e il 2005, le coste USA non hanno più avuto la sfortuna di essere toccati da uragani maggiori negli ultimi 4 anni. Da notare che anche nei 4 anni che precedono l'intenso biennio 2004-2005 non ci sono stati landfall sulle coste USA da parte di MH. Dal 1995, nel bacino atlantico hanno imperversato 56 MH ma solo 10 (il 18%) ha toccato le coste USA. La media pluriennale di U.S. landfall da parte di MH si situa attorno al 30%. Dunque sembrerebbe esserci un graduale spostamento dei MH verso est nel bacino.

Nella seconda ed ultima parte parlerò delle cause di una stagione così slowdown.




To be continued, stay tuned.......

mercoledì 9 dicembre 2009

Flatlandia /1


"Il mondo...è una superficie piana come quella di una carta geografica, sulla quale i flatlandesi scivolano senza sovrapporsi. La loro è una società rigidamente gerarchica: la casta più vile è quella delle donne, semplici righette con sulla punta un occhio, come aghi; viste dall'altro estremo, le donne diventano invisibili, così che a loro basta rivoltarsi per scomparire. Se un maschio per caso si imbatte nell'invisibile didietro di una donna, può rimanerne trafitto, perciò la legge impone alle femmine l'obbligo di dimenarsi sinuosamente, senza sosta, per evitare incidenti".


Nel 1882 il reverendo inglese Edwin Abbott Abbott dà alle stampe questo famosissimo "racconto fantastico a più dimensioni" intitolato Flatland (1), divenuto, nel tempo, un classico racconto di speculazione e immaginazione fantascientifica/immaginifica/matematica, un "libro unico, un'invenzione provocatoria, un problema deliziosamente esasperante" (G. Manganelli, 1). Il racconto narra la vita di un abitante di un ipotetico universo piatto, bidimensionale, con tutte le caratteristiche bizzarre associate.

Questo bellissimo racconto è riemerso casualmente nella mia mente qualche giorno fa, proprio nel momento in cui sentivo, alla radio - in occasione dell'inizio del summit climatico di Copenhagen -, il premier britannico Gordon Brown che paragonava i N-AGW (leggasi: Negazionisti del GW influenzato dalle attività Antropiche) a coloro che, ancora in epoca medievale, negavano la sfericità della Terra e quindi sposavano l'idea della flatearth...

Ora: mi sa che Brown, suo malgrado, non ha mica avuto tutti i torti! O, detto in altri termini: come Colombo a suo tempo, avendo torto ha avuto ragione. Perché dico questo?

L'idea della Terra piatta è stata inventata di sana pianta non prima del 1830 (2, 3, 4), pochi decenni prima che Abbott scrivesse il bel libro citato ad inizio post. Nessuno, prima di allora (e dall'epoca classica dell'Antica Grecia, perlomeno da Parmenide e Pitagora in poi), sentiva il bisogno di mettere in dubbio la sfericità del globo o di asserire, contro una *presunta* opinione precedente, che la Terra fosse tonda. Era implicito. L'inferno di Dante ricorda qualcosa? Ed è solo in tempi recenti (meno di due secoli) che si inizia ad attribuire al Medioevo la strana credenza della Terra Piatta, costruendone, de facto, il mito. Da allora il mito si diffonde: i motivi si trovano nei testi citati in nota ma non interessa affrontarli qui e ora.

Cosa c'entra questo discorso con il tema del N-AGW?
Il tema dell'AGW, nelle sue ampie ramificazioni (dal fenomeno dell'effetto serra, al suo rafforzamento in conseguenza dell'accumulo di gas serra in atmosfera - CO2 in primis - fino alla forzatura energetica e termica e quindi al GW) è piuttosto vecchiotto. Come non ricordare i padri del fenomeno (i primi dei quali citati a margine nel blog)?

Dal fisico francese Fourier (1824) a cui si deve la prima descrizione del fenomeno dell'effetto serra, al fisico irlandese Tyndall (1861) che, per primo, dimostra sperimentalmente l'effetto radiativo dei GHG; dai chimici svedesi Arrhenius (1896) e Angstrom (1900) che già più di un secolo fa preconizzano il futuro GW indotto dall'accumulo industriale della CO2 in atmosfera, all'ingegnere britannico Callender (1938) al quale si deve la prima stretta correlazione fra incremento di CO2 in atmosfera e aumento termico registrato su 147 stazioni meteo sparse nel mondo; dai calcoli del ricercatore americano Plass (1955) al quale si devono le prime stime dell'aumento del GW indotto dall'incremento dei GHG in atmosfera, alle conclusioni che già nel 1957 l'oceanografo Revelle e il chimico Suess, americani, traevano sul gigantesco esperimento geofisico che il genere umano sta(va) conducendo su se stesso e sul suo ambiente; dall'inizio delle misurazioni dirette sul Mauna Loa da parte di Keeling (1958) al primo modello numerico di simulazione climatica futura al gfdl da parte dei climatologi Suki Manabe e Richard Wetherald (1967).
Insomma: progressivamente, e inevitabilmente (come in ogni ambito scientifico), il tempo produce sempre più consenso sul tema in questione. Fino a diventare, almeno già da 30 anni a questa parte (con il cosiddetto Rapporto Charney della NAS) , un paradigma della scienza contemporanea.

Nella prossima parte approfondirò la questione dei N-AGW. E concluderò la curiosa similitudine con il mito della Flat Earth.


To be continued, stay tuned.....


lunedì 7 dicembre 2009

Outlook inverno e NAO 2009/10 by MNW

Ecco l'outlook dell'inverno appena iniziato pubblicato sul sito di MeteoNetWork elaborato dal Comitato Scientifico (di cui faccio parte;-)



Io mi sono occupato, in particolare, della proiezione dell'indice NAO. Sulla scorta dell'analisi soppesata di una dozzina di predittori (associati a condizioni atmosferiche, criosferiche, idrosferiche e dello stato del ciclo dell'irradianza solare) a cui è stata data per ciascuno di essi una valutazione di impatto sulla NAO (in base alla forzante che può operare), ecco che cosa ne è uscito.

Probabilità di avere:

NAO+ (>+0.5): 20%
NAO neutra (fra -0.5 e +0.5): 40%
NAO- (<-0.5): 40%

Quindi: in generale l'analisi dà un'indicazione complessiva di NAO fra il neutro e il negativo, pur se le probabilità di una stagione caratterizzata da NAO- sono doppie rispetto a quelle di un inverno con NAO+. Possibile range: -0.5 [+/- 0.25]. Soprattutto la parte centro-finale della stagione (JF) dovrebbe vedere una riduzione dell'indice, che invece potrebbe vedere una continuazione della positività dalla fine dell'autunno all'inizio dell'inverno.
Il significato sinottico di un tale range (-0.5 +/-0.25) potrebbe configurarsi come una possibile preponderanza, su scala stagionale, dei Weather Regimes (WR) ATlanticLow (ATL) e BLockingNordatlantico (BLN), con possibilità minori di un'alternanza fra i WR EUropeLow (EUL) e ATlanticHigh (ATH).





venerdì 4 dicembre 2009

Fluttuale


Fluttuante e graduale: in una parola *FLUTTUALE*.


Questo potrebbe essere (stato) il primo post del blog, in realtà è già il nono. Mi è affiorato solamente in questi giorni. Ma spiega abbastanza bene, spero, il senso e la finalità di MS.

Due sono le manifestazioni che caratterizzano la modalità con la quale il clima cambia: la gradualità e le fluttuazioni, appunto.

Ci sarebbe da aggiungere anche la manifestazione degli shift abbastanza improvvisi, sia quelli che avvengono su scale temporali a dimensione sovrumana (gli abrupt climate change tanto cari, ad es. , a Wallace S. Broecker) come ad es. il Dryas recente, sia quelli che avvengono sottoforma di step improvvisi come ad es. lo shift climatico che ha caratterizzato il Pacifico nella seconda metà degli anni 70.

Ma tant'è: si possono inserire comunque sia nella gradualità (i primi) considerandola su scala umana, sia nelle oscillazioni (i secondi) di tipo non lineare.

La gradualità è data, oltre che da "comportamenti statistici particolari" di dataset (ad es. le temperature) tali per cui - come è tipico di gran parte dei fenomeni geofisici - fra di loro sussiste una sorta di autocondizionamento altamente conservativo (l'autocorrelazione in statistica), soprattutto da fattori esterni (stress) al sistema climatico che forzano il sistema verso uno stato diverso da quello di equilibrio dinamico iniziale.
Il clima, come si sa, è un sistema e, come tale, soggiace a specifici "tipping points", punti di snodo nei quali determinate perturbazioni (stress esterni applicati allo stato iniziale del sistema) sono in grado di "urtare" e spingere il sistema da uno stato iniziale di equilibrio dinamico in sostanziale stabilità ad un nuovo stato di equilibrio dinamico attraverso una fase connotata da uno stato di equilibrio instabile.
Un sistema che viene "urtato" da queste perturbazioni esterne (siano esse naturali, come le eruzioni vulcaniche o l'irradianza solare, o antropogeniche come il mutamento dell'opacità dell'atmosfera in conseguenza di incremento di gas serra o di aerosol), solitamente, superata una ipotetica soglia limite, può facilmente e velocemente portarsi verso una situazione di irreversibilità attraversando la fase di equilibrio instabile, prima di raggiungere il nuovo e diverso equilibrio dinamico in (nuova) sostanziale stabilità.
Da notare che lo stress (o il fattore forzante) applicato al sistema può cambiare la stabilità relativa dei vari stati, ma può anche cambiare l'abilità che lo stesso sistema possiede di transitare da uno stato all'altro, indebolendola o rafforzandola. Una perturbazione graduale, infatti, può anche causare un cambiamento rapido alla natura dei punti di equilibrio del sistema (classico esempio di non linearità a cui soggiaciono i fenomeni geofisici).


Le fluttuazioni, invece, sono date dalla variabilità interna, libera e caotica, del sistema climatico. Può manifestarsi su scale temporali differenti: dal noise stocastico determinato dalle fluttuazioni giornaliere (il tempo atmosferico, la turbolenza...), alla variabilità interannuale (data ad es. dal fenomeno dell'ENSO), alle variabilità multidecennali (ad es. deteminate o influenzate dalle oscillazioni oceancihe quali la PDO e l'AMO).
Naturalmente un aspetto assai interessante è capire come una modalità possa influenzare l'altra, ad es. come le fluttuazioni possano condizionare la gradualità con cui cambia il clima, e soprattutto come la gradualità imposta dai fattori forzanti esterni al sistema possa influire sulle fluttuazioni attraverso le quali si manifesta la variabilità interna del clima.
Ci torneremo sicuramente.